GLOW

2017 - ....

Betty Gilpin: Glow e il wrestling come lotta femminista

Una delle protagoniste della nuova serie Netflix sulle origini della lotta libera femminile ci racconta cosa vuol dire fare un back bone sul ring.

Alessandro De Simone

GLOW, ovvero Gorgeous Ladies of Wrestling, lo show che segnò l'alba della lotta libera femminile nella televisione americana. Creò un genere, o forse meglio dire che contribuì ad alimentare un'epica che nel corso di tre decenni ha portato il wrestling a essere uno degli intrattenimenti più popolari del mondo. Ma non sempre è stato ricco e sfarzoso come è oggi, anzi. E ripercorrere i primi passi di un modello di entertainment che fu allo stesso tempo anche uno strumento di liberazione sessuale per le donne nei misogini e repubblicani anni Ottanta americani è oggi, per un caso fortuito, ma forse non così tanto, un argomento di incredibile attualità.

L'idea è venuta a Jenji Kohan, la creatrice di Orange Is the New Black, Carly Mensch e Liz Flahive. Tre donne che ne hanno scelte quattordici per farle salire su un ring e raccontare un'epopea che Netflix ha prodotto, creando così uno degli "Originals" più interessanti del suo catalogo e che sarà disponibile dal 23 giugno sulla piattaforma. Betty Gilpin è una delle protagoniste principali della serie, che è comunque come OITNB assolutamente corale.

Attrice già nota al pubblico televisivo per Nurse Jackie - Terapia d'urto, Elementary, Masters of Sex e anche il recentissimo American Gods, Betty interpreta Debbie Eagan, attrice di soap, madre e moglie frustrata che decide di... ce lo spiega direttamente da lei, che abbiamo incontrato a Londra in occasione della presentazione europea di GLOW.

Leggi anche:

L'occasione di Glow e il primo provino per Gossip Girl

Miss Gilpin, ci dica prima di tutto com'è arrivata a Glow.

Sono stata coinvolta nello show quando ero ancora a Nurse Jackie, me ne parlò Liz Flahive, nostra produttrice e che stimavo già moltissimo per le sue pièce teatrali. L'idea mi era piaciuta dal primo momento. Al college mi sono laureata con una tesi sul teatro dell'assurdo, ma il primo provino della mia carriera l'ho fatto per Gossip Girl e... beh, lasciamo perdere. In ogni caso il problema per un'attrice oggi è che ti chiedono di essere carina e di limitare la tua espressività, è frustrante, quindi quando mi è stata proposta la sceneggiatura di Glow, una serie in cui il corpo e l'interpretazione sono così importanti, scritta da una bravissima commediografa, ho pensato che fosse proprio quello che stavo cercando.

Vorrei sapere qualcosa di più del suo provino per Gossip Girl...

Ricordo di avere ricevuto una telefonata dopo il provino, mi dicevano che avrei dovuto asciugarmi i capelli, non indossare scarpe bucate e aumentare decisamente il make up. Non faceva molto per me.

Leggi anche: Le 15 migliori serie TV della nostra (e vostra) adolescenza

Il Wrestling rende liberi

GLOW: un momento della prima stagione

La preparazione per Glow immagino sia stata decisamente diversa.

Abbiamo fatto quasi cinque settimane di allenamento solo per il wrestling, seguite da Chavo Guerrero Jr., un wrestler professionista con una lunga tradizione di famiglia, il padre era un campione di lucha libre in Messico. È stato un training sia fisico che tecnico, abbiamo coreografato ogni singola scena di combattimento, con Chavo e due eccezionali stunt coordinator. Non avevo idea di quanta narrazione ci fosse nel wrestling, ma soprattutto non mi rendevo conto che un incontro dura undici minuti, mentre noi abbiamo provato ogni giorno movimenti e coreografie per dieci ore. La prima volta che sono atterrata sulla schiena ho chiesto a Chavo se fosse normale sentire tutte le mie ossa frantumarsi. Lui mi ha risposto che era perfetto così. Fa male, ma senti anche un'incredibile potenza mentre lo fai.

Il corpo ne risentiva?

Avevamo lividi ovunque, soprattutto sulla schiena, provocati dalle corde del ring, quando le usi per darti lo slancio. Le mani di Allison poi erano praticamente tatuate sulle mie braccia.

GLOW: una scena della prima stagione della serie

Mi parli di Debbie, il suo personaggio.

È un'attrice di soap opera costretta nel ruolo e nella vita, madre da poco e con un marito che la tradisce con la sua migliore amica. Prima di avere questo trauma ha sempre cercato di convincersi che quella fosse la vita che voleva, per poi capire che in realtà non è mai stata felice. Convogliare la sua rabbia nel wrestling le fa capire cosa vuole davvero dalla vita.

Aveva mai visto un incontro di wrestling prima di Glow?

No, non sono mai stata a un incontro dal vivo, ne ho visti tantissimi su YouTube per documentarmi, soprattutto di Kia Stevens, che è nella serie con noi e che è nota come Amazing Kong. Ma voglio assolutamente andarci prima o poi.

Leggi anche: GLOW: l'ironia al femminile approda sul ring grazie al nuovo cult di Netflix

Meravigliosi e maschilisti anni Ottanta

GLOW: una scena di gruppo della prima stagione

Gli anni Ottanta sono protagonisti della serie quanto voi Ladies of Wrestling. Come vi siete trovate a immergervi in quel folle decennio?

Bene, a un certo punto mi sentivo come una specie di puff glitterato, tra la permanente e i vestiti. Le costumiste erano le stesse che confezionavano i vestiti per gli show di Dolly Parton, due signore russe stupende e geniali. Hanno usato proprio quelli come base. Mi vestivano e poi parlavano tra loro in inglese con l'accento russo dicendo: "Andrebbe bene, ma le tette non sono così grandi, dobbiamo sistemarlo un bel po'". Talvolta era imbarazzante.

Ci sono molti riferimenti al cinema di Brian De Palma in Glow, soprattutto all'uso del corpo femminile nel suo cinema, che è sempre stato uno strumento usato contro il maschio.

È vero, e abbiamo girato proprio durante la campagna elettorale, che è stata desolante per le donne americane per tutto quello che ha detto e fatto Trump. Ho pensato molto a questo aspetto durante le riprese, capendo che nonostante mi sia considerata una femminista dalla nascita, ho sempre curato il mio corpo per poter superare la prova costume o per poter entrare in un paio di jeans stretti. In Glow invece l'ho usato per poter afferrare, lanciare e far cadere le mie compagne facendo in modo che ognuna di noi si sentisse sempre al sicuro e protetta. È una sensazione straordinaria. Non sono mai stata così svestita su un set, eppure non mi sono mai sentita così tanto in controllo e consapevole.

GLOW: una scena di allenamento delle ragazze

Parlando di maschilismo, gli Ottanta furono un decennio molto maschilista negli Stati Uniti, come erano stati gli anni Sessanta di Mad Men, e sembra che stia accadendo di nuovo. Insomma, cosa prende agli americani ogni vent'anni?

Sono corsi e ricorsi storici che mi piace considerare come gli ultimi rantoli, molto rumorosi, di dinosauri in estinzione. Sessisti, maschilisti, misogini dinosauri. Sono molto felice di avere lavorato a una serie in cui alla fine di una scena c'era una donna a darti una pacca sul sedere e dirti "Bel lavoro!".

Betty Gilpin: Glow e il wrestling come lotta...
GLOW: l'ironia al femminile approda sul ring grazie al nuovo cult di Netflix
Orange is the New Black, stagione 5: la serie Netflix si fa sempre più dark e cambia format
Privacy Policy