La leggenda degli uomini straordinari

2003, Azione

Recensione La leggenda degli uomini straordinari (2003)

Troppe aspettative riposte in un film che è poco più di una bella idea e che finisce per essere un convenzionale e prevedibile action-movie tutto frenesia ed esplosioni, che alla lunga annoia e in qualche caso irrita.

Gli uomini privi del senso della misura

E' sempre più difficile, oggigiorno, girare un eccellente prodotto d'intrattenimento che coniughi l'aspetto spettacolare del genere con il piacere di godersi una storia che non funga solo da umile contorno alle enormi possibilità tecniche ed economiche del cinema moderno (ci è forse riuscito in qualche modo La maledizione della prima luna, ma è un caso rarissimo).
Non fa difetto a questo limite, l'inevitabile campione dei box-office europei (come sfuggire da un film che ricorre ad un apparato pubblicitario da campagna presidenziale americana?) La leggenda degli uomini straordinari, paradossalmente sovrastato, invece che trascinato, dall'ingegnosa quanto affascinante idea di fondo, tratta dalle visionarie tavole dei talentuosi Alan Moore e Kevin O'Neill (gli stessi di La vera storia di Jack lo squartatore), rispettivamente autore e disegnatore di molti accattivanti comics.

Siamo alla fine dell'800 in Inghilterra. L'Intelligence, rappresentata dal fantomatico signor M, pensa di formare una squadra di uomini straordinari per fronteggiare le minacce belliche contro l'Impero. A capo di questo gruppo di avventurieri, direttamente derivati dalla produzione letteraria del tempo, c'è Allan Quatermain (un sempre arzillo Sean Connery), il mitico avventuriero delle campagne africane, nato dalla penna di H.R.Haggard. Gli altri componenti al suo servizio sono: il capitano Nemo di Giulio Verne, con il suo mitico sommergibile Nautilus, la vampira Mina Harker, direttamente dal Dracula di Stoker, l'uomo invisibile di H.G. Wells, il dottor Jeckyll e Mr. Hyde di R.L. Stevenson e l'affascinante Dorian Gray di Oscar Wilde. Si aggiungerà a loro, per spirito di avventura, l'agente americano Tom Sawyer, creatura di Mark Twain. Quest'ultimo instaurerà con il vecchio Quatermain un rapporto paterno, restituendogli la figura del figlio tragicamente morto per un suo errore.
Sebbene nel gruppo non domini il sentimento patriottico, tutti accettano la proposta di M, in quanto, ogni personaggio ha la possibilità di riscattarsi e di allontanare qualche suo vecchio demone aderendo al progetto. E' così per il deluso Quatermain, per l'immortale Mina Harker, come per il truffaldino uomo invisibile, a cui è stato promesso l'antidoto alla sua trasparenza, e per l'esiliato dottor Jeckyll. Diverso è il discorso per Nemo, desideroso di rielevare la sua immagine, troppo sovversiva e piratesca e per l'ambiguo Dorian Gray, i cui progetti sono ben poco chiari.

Il problema principale del film di Stephen Norrington, sta sostanzialmente nell'aver spinto troppo l'aspetto action, a discapito dello sviluppo dei personaggi, appiattendone così l'intrinseco fascino. Se difatti, le convenzioni estetico-produttive del genere da sempre penalizzano l'aspetto della narrazione pura a favore della spettacolarità della messa in scena, è innegabile che, avendo tra le mani dei personaggi classici della letteratura mondiale, si poteva fare molto di meglio. Speranze inutili, in quanto, la cifra stilistica è chiaramente il baccano e dopo poco ci si accorge tristemente di essere di fronte all'ennesimo blockbuster tutto duelli e distruzione. Queste ultime inoltre, assumono un livello quasi parossistico, a voler comunicare una sorta di messaggio di rivincita e di liberazione dopo un paio di anni in cui l'industria del cinema americano si era imposta con ipocrisia di non mostrare esplosioni violente e fragorose, in rispetto dell'11 settembre.

Esplosioni o non esplosioni, il limite invalicabile di un film che spicca solo per le notevoli scenografie e per i soliti super effetti speciali, sta nella noia che ben presto fa capolino in sala ed è stemperata solo da qualche accenno ironico (la classica ed abusata autoironia da supereroe per intenderci) degli anonimi protagonisti. Ebbene si, anche le interpretazioni non lasciano un grande ricordo. Se l'inossidabile Sean Connery gigioneggia di mestiere e si salva in qualche modo, non lascia traccia il resto del cast, compreso l'indiano Naseeruddin Shah (Capitano Nemo), notevole in altre pellicole. E cosa dire di Norrington, il regista in assoluto meno citato nei promo di un film? Da buon regista da studios, non sceglie mai un'inquadratura sbagliata, mischia montaggio serrato a momenti più riflessivi, mette la macchina da presa sempre al posto giusto, spiega ogni cosa al limite della pedanteria, caratterizzando il tutto per una totale assenza di personalità e di coraggio, ma ribadiamo, non è per causa sua che il film non decolla.

Ma il colpo definitivo, ce lo fornisce l'ultima inquadratura, nella quale una tomba sottoterra pare muoversi e questo significa solo che l'atroce sospetto, nutrito per almeno metà del tempo in sala, e cioè che ci sarà un sequel, è fondato! Va bene, poco male, in fondo è solo un film e presto sarà anche un fenomenale gioco per console. Su questo, dubbi non se ne possono avere. Già so che nei tornei notturni a casa di qualche amico, io mi prenderò l'uomo invisibile e sterminerò tutti; scaldate il vostro joypad.

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