Glee, intervista a Kevin McHale: Kevin balla da solo (o forse no)

Doveva esserci Matthew Morrison, ma ha dato buca. Meno male, diciamo noi, perché al suo posto, al 50° Festival della Televisione di Monte-Carlo ci è venuto un'altra star di Glee, il giovanissimo Kevin McHale, 22enne con i piedi per terra e tanto talento.

Era giugno, tempo di sole, mare e spiaggia, quando Jane Lynch, giunonica e serafica interprete della diabolica Sue di Glee si è presentata a Monte-Carlo con la timida Jenna Ushkowitz e il sorridente Kevin McHale. La prima, veterana della TV con un meritatissimo Emmy sul comodino, gli altri due alle prime armi, ma capaci di non farsi travolgere dal successo monumentale della serie creata dal Ryan Murphy di Nip/Tuck e di Mangia, Prega, Ama. "Quasi" capaci: il baldo giovine si è manifestato all'intervista con una buona mezz'ora di "ritardo da star" - ma si è fatto perdonare con umorismo e sagacia -, lui e Jenna sono stati pizzicati dai paparazzi a prendere il sole "vicini vicini" in spiaggia rendendo felici i fan della coppia Artie/Tina. Ma quanto hanno in comune Artie e Kevin?

Nell'episodio Musica su 2 ruote ti riveli un ballerino provetto, oltre che cantante e attore: sono tutte cose che ti attraevano fin da piccolo? Kevin McHale: Sono cresciuto ballando e cantando. Ho sostituito, durante le prime prove di coreografia, Cory Monteith, che interpreta Finn e tutti si sono stupiti che sapessi ballare e che non l'avessi detto a nessuno. In realtà non l'ho detto perché per la parte di Artie non erano contemplate scene di ballo, però così hanno scoperto che sapevo danzare.

Kevin McHale in una scena dell'episodio The Rhodes Not Taken della serie Glee
E si sono resi conto di aver gambizzato il miglior ballerino del cast? Kevin McHale: Già! Per fortuna un giorno mi hanno detto che il feedback ricevuto dal pubblico era positivo e di cominciare a pensare a una canzone che mi sarebbe piaciuto sia cantare che ballare. E io: "Eeeeeh?!". Ho farfugliato un po' senza trovare una risposta, e così un paio di giorni dopo mi hanno rifatto la domanda, ma io ero ancora senza uno straccio di idea. Ho provato a buttar lì Michael Jackson. Poi è arrivato il giorno delle riprese e sono arrivati una quindicina di ballerini professionisti; io dovevo stare al centro, e mi rendevo gradualmente conto che erano secoli che non mi esercitavo regolarmente nella danza. Mi chiedevo: "Cosa sto facendo?", ma mentre me lo ripetevo era già tutto finito!

Ci saranno altre occasioni simili? Kevin McHale: Non lo so e se lo sapessi sarebbe top secret, ma posso dire che io sono sempre a disposizione!

Credi che questo fosse il momento adatto per uno show come Glee? Kevin McHale: Apparentemente sì! Ci sembra che funzioni e che al pubblico piaccia. Ricordo un articolo su Ryan Murphy, reduce da una serie molto dark come Nip/Tuck, che rendeva molto bene l'idea di quanto queste atmosfere possono condizionare il set e chi ci lavora. Noi invece ci divertiamo molto sul set e la gente che ci vede in televisione è partecipa del divertimento.

Che suoneria del cellulare hai? Magari qualcosa da Glee? Kevin McHale: Non ho una canzone come suoneria sul mio cellulare, però la mia famiglia ha la versione cantata da me di Dancing with Myself, una cosa davvero imbarazzante.

Che tipo di studente eri ai tempi della scuola?

Kevin McHale all'edizione 2010 Television Festival di Monte-Carlo
Kevin McHale: Ero bravo, avevo tutti voti alti, ma non sono mai stato coinvolto nella vita scolastica, andavo a scuola, facevo quello che dovevo fare e morta lì. Non mi piaceva andarci e non ho mai capito tutta l'aura di drammaticità che circonda il liceo. Ero amico di tutti, ma non mi ritrovavo in un gruppo specifico e non mi ci infilavo intenzionalmente, non ero "etichettabile".

Perché secondo te Glee, una serie musical, ha riscosso così tanto successo? Kevin McHale: Perché l'approccio adottato dalla produzione fa la differenza, non siamo completamente focalizzati sulle canzoni, non siamo cantanti che recitano, ma siamo attori che si riuniscono e cantano tutti assieme. Soprattutto ci sforziamo di non essere sdolcinati e banali. Anche se ci capita, di essere un po' sdolcinati, a volte.

Cosa ti rende "gleeful", gioioso? Kevin McHale: O questo si che suonerà sdolcinato!: ciò che mi rende "gleeful" è fare ciò che mi piace e per fortuna mi piace sia cantare, che ballare, che recitare. Se mi chiedessero adesso di scegliere tra questi mi rifiuterei di farlo, fortunatamente non dovrò scegliere finché ci sarà Glee.

Cosa segui in televisione? Kevin McHale: Ammetto di seguire... Gossip Girl, ma questo è decisamente il mio peggior anno come telespettatore, non ho quasi mai avuto il tempo di seguire niente, anche se mi piace molto Brothers & Sisters. Qui a Monte-Carlo ho incontrato Emily VanCamp e non mi sono trattenuto, le ho detto: "O mio Dio ma tu eri in Everwood, ti ho seguito per anni!, sono un tuo grande fan!". Sì lo so che suona un po' terra terra.

Kevin McHale, Jenna Ushkowitz e Jane Lynch all'edizione 2010 Television Festival di Monte-Carlo
Quanto è importante per Glee continuare a trattare tematiche delicate? Kevin McHale: Nel mondo di Glee parlare di omosessualità e invalidità è normale, ordinario, ma il punto è che nella realtà tutte queste cose coesistono naturalmente l'una con l'altra. Perciò è normale che la serie affronti questi argomenti, come un teenager che incontra difficoltà a integrarsi a scuola e così via.

Proprio per il modo di affrontare tematiche delicate, negli Stati Uniti l'associazione dei genitori ha criticato Glee definendola anticristiana, eccessiva e dalla spiccata carica sessuale... Kevin McHale: Già, e gli ascolti non sono stati minimamente influenzati da queste accuse, per cui andiamo avanti così! Posso dire che non ignoreremo il punto di vista cristiano nella prossima stagione. Non ignoriamo il punto di vista di nessuno in Glee, Ryan Murphy ascolta tutti e non si lascia intimorire dalle sfide. È molto bello far parte di uno show che tocca i tasti più delicati e anche se si corre il rischio di offendere qualcuno, noi continueremo sulla nostra strada.

Avete l'abitudine di mettere online delle clip registrate durante i tour e le première. Com'è il contatto costante con i fan? Kevin McHale: Ci piace in contatto con il pubblico, so che man mano che vengono trasmessi gli episodi della serie in tutto il mondo, noi finiamo sempre più sotto i riflettori, e noi seguiamo i commenti di sempre più gente. Per esempio dei fan inglesi, che hanno incominciato a vedere Glee dopo gli americani. Fino a dieci anni fa non c'era modo di avere un feedback così repentino dal pubblico, ma per fortuna oggi godiamo di queste possibilità.

Ricevi molto feedback dagli outsider? Kevin McHale: Sì, abbiamo tanti ragazzi che hanno sottoscritto il nostro Twitter e che da internet ci ringraziano per quello che facciamo con i nostri personaggi, per il fatto che in realtà quelli che interpretiamo in televisione sono loro, persone che non si amalgamano con gli altri. Sono ragazzi che sentono che la loro situazione è strana e difficile: è un argomento difficile da trattare ma finora hanno tutti reagito bene.

Glee: Kevin McHale interpreta Artie
Quali sono gli effetti negativi di tutta questa interattività, se ce ne sono? Kevin McHale: Posso leggere i commenti negativi di qualche blogger in cui mi imbatto e sentirmi dire: "Ma perché diavolo li leggi?!". La verità è che non mi turbano affatto: per quanto uno show possa essere apprezzato ci sarà sempre qualcuno che troverà qualcosa da ridire. Noi sappiamo cosa facciamo e perché lo facciamo. Siamo consapevoli che la maggior parte del pubblico apprezzerà le nostre scelte e che a qualcuno non piacerà qualcosa. Capita per esempio che giunga qualche critica su qualche numero musicale.

A noi sembra che Artie sia un ragazzo piuttosto sicuro di sé nel suo rapportarsi con l'altro sesso. Forse, sottolineo forse, ci si aspetterebbe che un adolescente in sedia a rotelle fosse un po' più timido della media, che dici? Kevin McHale: Artie, a parte la sua disabilità, è un adolescente come gli altri, e il solo essere un teenager alle prese con le ragazze dovrebbe renderlo molto meno sicuro di sé di quanto non sia il mio personaggio. In effetti è molto più sicuro di me con le ragazze di quanto non fossi al liceo e di quanto sono adesso, e vi assicuro che interpretare uno così è una bella soddisfazione. A guardare bene lui è molto più sicuro di sé con le donne degli atleti come Finn.

Quando comparirà Madonna in carne e ossa in Glee? Kevin McHale: Quando vuole, noi siamo qui ad aspettare. Può manifestarsi in qualsiasi momento!

Vi capita di vedere le puntate tutti insieme? Kevin McHale: Prima della trasmissione televisiva Ryan ci fa uno screening che vediamo tutti assieme, e a me capita di vedere con i miei amici gli episodi in televisione.

La tua carriera ha imboccato questa strada favolosa, cosa sogni ancora? Kevin McHale: Di continuare ad avere un impiego! Di continuare a fare quello che mi piace. Quello che ci sta accadendo è un sogno inimmaginabile. Sognavo nella mia carriera di riuscire ad andare ai Golden Globe e di andare alla Casa Bianca, e sono tutte cose che abbiamo fatto nell'arco di un anno. Ogni volta che ci caricano si un aereo mi soffermo a chiedermi come sia possibile tutto questo!

E come resti con i piedi per terra? Kevin McHale: Grazie al fatto che stiamo vivendo questa esperienza tutti insieme, e restando tutti insieme ci teniamo l'un l'altro con i piedi per terra. E poi ci pensa la mia famiglia: mi vedono in televisione e mi dicono: "Ti abbiamo visto in TV, sembri ancora brutto!".

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