Universitari - Molto più che amici

2013, Commedia

Giovani, carini e fuori sede; ecco gli Universitari di Moccia

Il regista di Scusa se ti chiamo amore apre le porte di Villa Gioconda per presentare il suo prossimo film, incentrato sulle vicende di un gruppo di studenti alle prese con un futuro tutto da costruire in cui la contestazione e il movimento universitario, però, sono banditi.

La distanza che passa tra un adolescente in piena sperimentazione sentimentale e un gruppo di ventenni fuori sede non è poi così grande, tanto che Federico Moccia ha deciso di colmarla grazie al prossimo Universitari, distribuito da Medusa dal 28 febbraio 2013. Diventato famoso grazie al romanzo Tre metri sopra il cielo e per aver contribuito, in parte, alla nascita del fenomeno Riccardo Scamarcio, lo scrittore e regista questa volta però non si affida alle pagine di un romanzo, ma sceglie di raccontare una storia inedita incentrata sulle vicende di un gruppo di studenti alle prese con un futuro tutto da costruire e programmare. E proprio per presentare in esclusiva questo progetto ancora in progress, Moccia decide di sospendere per un giorno le riprese, arrivate ormai alla sesta e penultima settimana, per aprire il set di Villa Gioconda alla stampa. Padroni di casa sono, naturalmente, il regista e il cast che, nonostante le assenze degli "adulti" Enrico Silvestrin, Maurizio Mattioli, Barbara De Rossi e Amanda Sandrelli, schiera in formazione completa, accanto alla padrona di casa Paola Minaccioni, i giovani protagonisti tutti, o quasi, alla prima esperienza cinematografica . "Sono felice di farvi intravedere qualche cosa di questo film con cui ho voluto portare avanti una riflessione su un periodo particolarmente importante - spiega Federico Moccia dopo aver concluso la prova di una scena finale - _Credo che l'università rappresenti l'ultimo momento di vera condivisione della nostra vita. Se riflettiamo, l'esistenza di un individuo viene scandita per molto tempo dagli eventi scolastici. Qui sperimentiamo il primo amore e le delusioni più dolorose, fino all'università che può essere interpretata come l'ultimo pontile da cui, poi, prendere il largo"._

Una grande famiglia: Primo Reggiani sorride in una scena della fiction di Raiuno
La vicenda, pur toccando alcuni luoghi di Roma come l'università La Sapienza, biblioteche e locali frequentati da studenti, si svolge principalmente nelle stanze della villa che, ex casa di riposo ormai in rovina, viene affittata in nero da una padrona di casa inquietante. Qui i protagonisti, venendo da diverse parti d'Italia, rappresentano mondi distanti nonostante quella sensazione di abbandono che sembra accomunarli tutti. "La voce narrante dell'intero film è Simone Riccioni che, attraverso il personaggio di Carlo e la sua passione per il cinema, ci offre una visione privilegiata della quotidianità, dei sogni e delle prospettive di uno studente fuori sede - continua il regista: "Infatti, iscritto al Centro Sperimentale di Cinematografia, Carlo deve realizzare il saggio di fine anno e per fare questo coinvolgerà tutti i suoi coinquilini. In questo modo possiamo mettere insieme un collage di diversi momenti in cui, però, viene mostrata una generazione alla ricerca di una famiglia sempre più assente. Tutti i personaggi, in un modo o nell'altro, parlano della grande mancanza e superficialità dei propri genitori. In effetti, l'assenza che noi possiamo avvertire in età matura, dopo la perdita di un padre o una madre, loro la provano già adesso da giovanissimi. Questo perché vivono in una società privata del modello famigliare e in costante ricerca d'amore".

Paola Minaccioni in una scena di All'ultima spiaggia
Ad affiancare Riccioni, già visto in Com'è bello far l'amore e nel televisivo I soliti idioti, è Brice Martinet nel ruolo di Faraz, fascinoso e controverso studente d'ingegneria proveniente dall'Iran, Nadir Caselli nelle vesti di Giorgia, una moderna e briosa calabrese con l'erre moscia, Sara Cardinaletti chiamata a rappresentare la bellezza acqua e sapone di Francesca che, dopo anni trascorsi in una famiglia iperprotettiva, sceglie di lasciare Sora e tentare l'avventura universitaria a Roma, e Maria Chiara Centorami pronta a far mostra di una perfetta inflessione casertana per raccontare le inquietudini di Emma nascoste sotto un velo di bellezza e superficialità. A unirli e guidarli tutti, idealmente, è "l'anziano" Primo Reggiani dando vita al suo Alessandro, palermitano fuori corso alla facoltà di medicina con il sogno di diventare un cabarettista. Sopra questi ragazzi, però, aleggia anche la presenza minacciosa e, in parte misteriosa, della padrona di casa Amata Cortellacci, interpretata da Paola Minaccioni che sintetizza cosi il carattere del suo personaggio. "Se gli studenti parlano tutti con accento diverso, possiamo tranquillamente affermare che lei si esprime attraverso lo stronzese. Amata è una padrona di casa senza scrupoli, sola, affetta da mille manie e con la passione per i gatti. Con ogni ragazzo ha un rapporto diverso pur odiandoli tutti indistintamente. Loro sono giovani, belli e rappresentano la speranza che lei non ha più. Dove ho trovato ispirazione? Sicuramente nella vita di tutti i giorni e in quelle donne maniacalmente attaccate ai programmi di cronaca nera. Effettivamente, nel passato del mio personaggio c'è un mistero irrisolto. Pur essendo molto ricca e destinata a un futuro brillante, un problema sentimentale ha cambiato il percorso della sua esistenza facendola diventare quasi una maniaca compulsiva".

Un ritratto di Simone Riccioni
Dunque Federico Moccia è pronto a proporci un nuovo ritratto generazionale dal quale, però, sono bandite riflessioni sul precariato e il futuro oscuro dei giovani laureati. Una scelta che il regista sostiene per differenziarsi da uno "spettacolo" che viene ampiamente evidenziato dai Tg, ma che, forse, rischia di non trovare grande adesione proprio tra i ragazzi che partecipano alle proteste universitarie. "Mentre giravamo alcune scene alla Sapienza, ci siamo trovati nel mezzo di un'occupazione. Alcuni di loro non desideravano che noi continuassimo a lavorare nei giorni della protesta, così ho deciso di optare per un confronto che, devo dire, non ha portato grandi risultati. Per quanto riguarda il film, tutto questo viene raccontato marginalmente dal personaggio di Reggiani, mentre abbiamo preferito inserire alcuni frame delle interviste realizzate come documentazione con dei veri studenti. In questi spezzoni, utilizzati narrativamente per costruire il saggio di Carlo, incontriamo ragazzi da tutta Italia con la difficoltà di lavori part time e un'indipendenza economica sempre più difficile da ottenere".

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