Workers - Pronti a tutto

2012, Commedia

Recensione Workers - Pronti a tutto (2012)

Il film di Lorenzo Vignolo è un prodotto sincero, ma incapace di dire qualcosa di nuovo su una generazione che il posto fisso non lo sogna più.

Generazione pochi euro

Sandro (Michelangelo Pulci) e Filippo (Alessandro Bianchi) sono i titolari di un'agenzia interinale che si chiama Workers. Abituati a confrontarsi quotidianamente con persone alla ricerca di un lavoro, sanno gestire con efficacia anche le situazioni più difficili. Ripensando ai casi più particolari della propria carriera, non possono fare a meno di soffermarsi su quelli di Giacomo (Alessandro Tiberi), Giovanni (Pietro Casella) e Alice (Nicole Grimaudo). Il primo è un ragazzo immaturo che non ha ancora imparato a camminare sulle proprie gambe. Messo alle strette dal padrone di casa, cerca un impiego che possa garantirgli uno stipendio dignitoso. Gli viene proposto di fare il badante di Mario (Francesco Pannofino), tetraplegico sboccato, cocainomane, alcolizzato, incallito giocatore di poker. Una tortura vera a cui il giovane si sottopone malvolentieri, con la certezza di essere presto svincolato da quel giogo. Giovanni, invece, finisce in un posto alquanto strano in cui gli allevatori pagano fior di soldi per comprare lo sperma dei tori con cui ingravidare le proprie mucche. Un compito difficile e poco affascinante che Italo (Dario Bandiera) svolge mirabilmente ogni giorno. Anche se Tania (Daniela Virgilio), la donna della sua vita, lo crede un importante chirurgo. Alice, infine, è una truccatrice di grande bravura. Sogna di lavorare dietro le quinte di uno spettacolo televisivo, ma si deve accontentare di lavorare con i defunti. I problemi nascono quando il fresco vedovo Saro (Paolo Briguglia), figlio di un noto boss della mafia, chiede alla ragazza di sostituire la povera moglie appena deceduta in virtù della straordinaria somiglianza fisica che le accomuna. Per uno stipendio si fa questo e altro e Alice accetta di presenziare alle feste del clan Tartanna, fingendo di essere Samantha, per evitare al padrino Don Ciccio (Nino Frassica) un fatidico colpo al cuore.

Video-recensione Workers - Pronti a tutto


Workers - Pronti a tutto: Andrea Bruschi, Dario Bandiera e Pietro Casella in una scena del film
Workers - Pronti a tutto, esordio registico di Lorenzo Vignolo, soffre di quella strana patologia che affligge certe opere, incapaci di sviluppare fino in fondo la brillante idea di partenza che le ha generate. Non è certamente nuova la disamina 'leggera' delle realtà lavorative contemporanee, gabbie che obbligano alla flessibilità senza dare in cambio un minimo di sicurezza; è un tema troppo forte e pressante per essere ignorato dal nostro cinema e una riflessione in più, incentrata magari su quei 'mestieri' che non si vogliono più fare, non fa certo male. Quella di Vignolo, dunque, avrebbe avuto tutte le carte in regola per essere una godibile e divertita analisi sulla tirannia interinale, sulla fantasiosa arte di arrangiarsi dei precari e sul loro indubbio coraggio di fronte a situazioni per nulla facili, eppure il film non graffia, non si fa ricordare, resta in superficie accontentandosi, per così dire, di restituire solo la parte esterna e riconoscibile di una materia che avrebbe potuto essere trattata con maggiore acume.

Workers - Pronti a tutto: Nicole Grimaudo in una scena del film
I personaggi si arrabbattano, si turano il naso (in tutti i sensi), ingoiano rospi grossi come tacchini, in nome dell'affitto da pagare e della spesa da fare. Il problema è che la lotta quotidiana per arrangiarsi, per conciliare la cruda realtà con i sogni più luminosi, diventa un motore narrativo che non carbura del tutto e che lascia sospeso tutto quanto in un quadro scolorito, di tanto in tanto illuminato da qualche pennellata di luce. E' un prodotto sincero, ma incapace di dire qualcosa di nuovo su una generazione che il posto fisso non lo sogna più. Vignolo possiede un buon tocco registico e poteva contare su un gruppo di interpreti in parte e ispirati, tra cui segnaliamo Dario Bandiera; tuttavia, al di là dei singoli exploit, la partitura, vivacizzata da pochi momenti comici memorabili, non si trasforma in un organismo funzionante, penalizzata anche da una struttura a episodi troppo schematica, mentre la riflessione sociologica, pur mitigata in partenza, diventa uno stucchevole apologo della furbizia. Perché il lavoro è lavoro (e ci mancherebbe pure) e per avere qualche soldo in più si farebbe qualunque cosa.

Recensione Workers - Pronti a tutto (2012)
Francesca Fiorentino
Redattore
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