Gabriele Muccino: 'Il morettismo ha rovinato il cinema italiano'

Il regista ormai adottato dagli americani lancia i suoi strali contro la sciatteria visiva di certo cinema italiano, contro il doppiaggio e contro la critica, rea di averlo preso di mira.

Polemico Gabriele Muccino. Incontriamo il regista in occasione di una riflessione sul rapporto tra web e cinema tenutasi al Lido di Venezia. Muccino, ospite della Mostra per presentare il suo nuovo spot per Lancia, si dimostra disponibile a riflettere sui cambiamenti causati dall'arrivo di internet nell'industria cinematografica, ma coglie anche l'occasione per togliersi qualche sassolino dalla scarpa. Un tempo Muccino era definito il più americano tra i registi italiani. I fatti gli hanno dato ragione visto che il 29 novembre arriverà al cinema la sua terza produzione americana, Quello che so sull'amore, romcom interpretata da un supercast capitanato da Gerard Butler. A contendersi il suo cuore troviamo le bellissime Uma Thurman, Jessica Biel e Catherine Zeta-Jones. Butler interpreta, infatti, un ex calciatore che accetta un lavoro come allenatore di una squadra di bambini per stare vicino al figlio dopo essersi separato dalla moglie. Il neoscapolo, però, attira l'attenzione delle mamme dei piccoli calciatori che tenteranno in tutti i modi di sedurlo.

Gabriele, che tipo di cambiamenti hai percepito nell'industria cinematografica con l'arrivo di internet?
Gabriele Muccino: Il cinema si sta evolvendo grazie al web e grazie all'esistenza di social network video come Youtube che oggi è un mezzo di divulgazione molto potente. Grazie a internet si stanno aprendo frontiere apparentemente inesauribili. Non voglio parlare dei danni causati dalla pirateria, ma escludendo quell'aspetto disastroso i social network oggi permettono enormi possibilità.

Gabriele Muccino arriva al Lancia Café nel corso della Mostra del Cinema di Venezia
Come si concretizza questa situazione nel tuo lavoro?
Faccio un esempio per tutti. In Italia il doppiaggio è un'abitudine che non accenna ad andarsene. Anche gli addetti ai lavori guardano i film doppiati e questo ha abbassato la percezione degli attori italiani che spesso non sanno come recitino realmente Meryl Streep, Robert De Niro o Al Pacino. Per me che lavoro spesso in America vedere un film doppiato è come spararsi in bocca perché mesi di lavoro del regista vengono annientati. Oggi internet ci sta permettendo di uscire dal nostro cortile e confrontarci finalmente con il resto del mondo. Viviamo un'epoca di globalizzazione totale, ma trovo questa apertura verso l'esterno un fenomeno positivo.

Tu cosa pensi della distribuzione cinematografica su internet?
Non so ancora prevedere cosa accadrà. Non l'ho mai sperimentata. Se però il film viene sminuito dalla visione sul web allora sono contrario perché dopo mesi passati a lavorare per ottenere una determinata resa visiva, il film deve essere fruito nel modo adeguato. Detto ciò, da regista la sconfitta peggiore è che il film non venga visto. Un regista che ha onestà intellettuale non può dire che ama fare film di nicchia perché spesso questi film non li vede nessuno. I film del cuore dei cinefili come Il padrino, La dolce vita, Toro scatenato sono stati anche enormi successi commerciali che hanno incassato milioni e milioni. Commerciale non è una parolaccia, ma è l'unico modo per fare film.

Come giudichi il cinema italiano attuale?
C'è stato un periodo tra la fine degli '70 e l'inizio del nuovo secolo in cui il morettismo ha rovinato il senso estetico del cinema italiano. La critica di sinistra ha puntato il dito contro le belle confezioni e per lungo tempo sono andati di moda film girati male o fotografati male. Per me l'ultimo grande narratore è stato Sergio Leone, poi c'è stato un vuoto. Non vorrei sembrare presuntuoso, ma nel 2000, quando è uscito L'ultimo bacio, il pubblico non andava più al cinema perché diceva che non amava il cinema italiano. Questa era l'eredità dei film italiani degli anni '80 fatti male. Con alcuni film, tra cui il mio, è cambiato qualcosa.

Gabriele Muccino
Che rapporto hai con la critica on line?
La critica on line la leggo poco perché spesso i critici fanno male agli artisti. Nel caso del web capita spesso che sui blog appaiano recensioni piene di insulti e gli autori si nascondono dietro l'anonimato. A volte vorrei che venissero a dirmi le cose in faccia. Io non mi sono mai sentito compreso dalla critica, a volte sono stato massacrato, ma molti artisti massacrati dai critici hanno avuto successo presso il pubblico e se devo scegliere io mi schiero dalla parte di quest'ultimo. Personalmente ho sofferto molto a leggere certe critiche. Mi sono imbattuto in recensioni belle, ma da cui non imparavo niente, e in stroncature piene di insulti. Sul web si legge di tutto.

Però internet è anche uno strumento di marketing potentissimo?
E' vero. In occasione dell'uscita di Quello che so sull'amore la distribuzione americana sta facendo un'enorme campagna on line. Mi ricordo che nel 2005 non era così intensa. Oggi passa tutto attraverso i social network e noi registi dobbiamo tenerne conto.

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