Indiana Jones e il Regno del Teschio di Cristallo

2008, Azione

Recensione Indiana Jones e il Regno del Teschio di Cristallo (2008)

All'archeologo di Spielberg, Lucas e Ford tocca l'ardua missione di accontentare fan di vecchia data e allo stesso tempo la necessità di conquistare il pubblico dei giovanissimi.

Frusta, cappello e... dischi volanti

Tempi duri per il nostro amato Indiana Jones. Non tanto per i nuovi nemici (i russi, ci troviamo in piena guerra fredda) che come sempre cercano di estorcergli le sue conoscenze da archeologo, o l'FBI che lo accusa di simpatie filo-comuniste, ma per la difficile missione di accontentare fan di vecchia data - sono diciannove gli anni passati dall'ultimo film della trilogia, addirittura ventotto dal primo I predatori dell'arca perduta - e allo stesso tempo la necessità di conquistare il pubblico dei giovanissimi abituato a film d'azione e avventura molto lontani dallo stile visivo ma anche narrativo della saga di George Lucas e Steven Spielberg.

Da questa necessità deriva probabilmente la scelta di affidare la sceneggiatura a David Koepp (Mission: Impossible, La guerra dei mondi, Spider-man) e di inserire nella storia una maggiore componente soprannaturale e fantastica e un forte incremento di effetti speciali digitali, scelte che non solo influiscono in maniera decisiva sulla qualità finale dell'opera, ma risultano anche un po' in controtendenza con gli altri tre film della saga: soprattutto l'inserimento nella storyline di creature extraterrene fa storcere il naso proprio perchè nei film precedenti si parlava sì di Arca dell'Alleanza, Santo Graal, sacrifici umani e pietre magiche, ma sempre partendo da basi fondamentalmente storiche in seguito diventate miti e leggende. Questo conferiva a tutti i soggetti precedenti un background e un contesto comunque forte e sufficientemente credibile, cose che mancano del tutto in questo Indiana Jones e il regno dei teschio di cristallo, un film che nei suoi momenti migliori non supera la qualità media di un blockbuster hollywoodiano (vedi il quasi "sosia" Il mistero dei templari e relativo sequel) se non attraverso delle simpatiche strizzatine d'occhio facilmente riconoscibili dai fan della saga (le nostre preferite: Indiana che dice "russians" con tono dispregiativo così come faceva per i nazisti, Marion che "saluta" Indy come nel primo film e il logo Paramount che diventa reale come ne I predatori) ma che presenta anche delle scene veramente imbarazzanti per bruttezza e senso del ridicolo.

Per anni abbiamo tenuto nel centro del mirino Harrison Ford, la sua non giovanissima età, la sua impossibilità di riportare ormai in vita in maniera efficace l'archeologo più amato al mondo, la verità è che il carismatico Ford se la cava egregiamente anche se non aiutato da uno script particolarmente brillante: i migliori siparietti sono sicuramente quelli "familiari", con il ritorno della simpatica Marion di Karen Allen e il personaggio interepretato da Shia LaBeouf, figlio segreto dei due, non eccellente nelle scene d'azione ma funzionale per gli ironici battibecchi con il professore "part-time". Cate Blanchett, se ne è parlato già tanto, è Irina Spalko, una cattivissima agente del KGB esperta di paranormale che vuole mettere le mani sul potere segreto di questi leggendari teschi di cristallo apparentemente legati agli extraterresti e ai segreti dell'Area 51: la sua interpretazione è come sempre straordinaria - con accento, tono e postura da altro pianeta - ma il personaggio non va abbastanza in profondità, tanto che tra i "villain" della saga è in assoluto forse il più spettacolare ma anche il meno interessante. John Hurt è il Professor Oxley, l'archeologo che per primo ha risolto l'enigma dei teschi pagandone però il prezzo con la perdità della sanità mentale, mentre assolutamente insignificanti sono le presenze di due attori come Jim Broadbent e Ray Winstone.

Dispiace non poter essere entusiasti di un film così atteso, dispiace non poter festeggiare in modo migliore il ritorno di un personaggio così amato, ma ci sembra evidente che se le cose migliori della pellicola sono legate a questa straordinaria eredità che si porta appresso, è anche vero che tolti appunto gli elementi legati al franchise rimane un film terribilmente mediocre, sciatto nella scrittura ma dalla scintillante confezione.
Se questo però deve essere il nuovo Indiana Jones è forse veramente venuto il momento di appendere frusta e cappello al chiodo.

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Luca Liguori
Redattore
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