Doom

2005, Azione

Recensione Doom (2005)

Nel suo tripudio di spari-mostri-esplosioni-zombi, Doom rappresenta un più che discreto esempio di cinema d'evasione, che si concede anche di più in termini di crudezza ed emoglobina rispetto alla media dei prodotti analoghi.

Federico Gironi

First Person Shooter Movie

Sono sempre di più i film che decidono di portare al cinema prodotti più o meno celebri della storia dei videogame. Indipendentemente dai risultati, qualitativamente intesi, in tale tendenza non è da leggersi tanto un sintomo della (eccessivamente?) sbandierata mancanza d'idee di Hollywood quanto una tendenza mediatica e culturale inevitabile, date le caratteristiche del cinema da un lato e del videogame dall'altro. Al di là di questi ragionamenti (comunque centrali al fine d'interpretare questo genere di pellicole) Doom si rivela un film decisamente divertente come prodotto a sé stante ed in grado di traslare - far slittare - l'immaginario del videogame sul grande schermo con buona efficacia.

Basandosi su situazioni e personaggi della serie videoludica (con un occhio particolare a Doom 3, ultimo nato della famiglia), Doom costituisce un film d'azione/horror/avventura senz'altro a basso livello di coinvolgimento cerebrale, ma nel complesso paragonabile ad un bel giro sulle montagne russe. O meglio, ad una divertente oretta e mezza trascorsa in compagnia di un first person shooter.
Chi non è avvezzo alla storia e all'estetica del videogame potrebbe obiettare che il film firmato dal mestierante Andrzej Bartkowiak sia un'ennesima riproposizione del format reso celebre da film come i vari Alien ibridato con un certo cinema dell'orrore e di zombi. Ma facendo questo, ignorerebbe che sono state proprio queste le principali fonti d'ispirazione di un gioco che tra i primi ha portato all'attenzione di tutti il legame naturale, fisiologico ed intrinseco tra i due media in questione. Con Doom (il film) non si chiude un cerchio, ma si continua in quello che è un gioco di rimbalzi, citazioni e riferimenti tra i due universi che sembra destinato a non aver mai fine.

Parlando poi di questo film e questo gioco (di questo film/gioco), è impossibile trascurare il capitolo soggettiva: una soggettiva che sembra apparentemente assente per gran parte del film, ma che s'insinua invece sottile e mimetica fin dal principio. Una soggettiva che non è quella del protagonista, ma è quella dello spettatore in primis e poi dei mostri che danno la caccia agli eroi della storia. Ma per i fan hard-core del gioco, verso la fine della pellicola ecco che per qualche minuto il Doom-film si trasfigura letteralmente nel Doom-videogame: piazzando la soggettiva del protagonista in un'unica situazione, precisamente caratterizzata anche e soprattutto dal punto di vista narrativo, questa trova giustificazione e collocazione anche dal punto di vista cinematografico. Solo quando un film che sembrava essere atomizzato dal punto di vista della costruzione dei personaggi e nelle sue strutture attanziali fa emergere il suo vero Eroe, ecco che si esplicita anche visivamente il processo identificativo tra lo sguardo di questo e quello dello spettatore.

Da ultimo, va sottolineato come la sceneggiatura del film abbia messo del suo che va oltre il videogame e la sua eredità, mettendo sul piatto una serie di tematiche che - con un po' di buona volontà - posso essere considerate non solo attuali ma persino "politiche". Com'è noto, le creature infernali dell'universo videoludico di Doom provengono per l'appunto dall'Inferno:nel film sono originate da esprimenti genetici ottenuti ibridando del DNA marziano con quello umano. E l'infezione che trasforma gli uomini in zombi - anche questo tema del videogame - attacca solo coloro i quali hanno una natura "malvagia", dando invece capacità sovraumane a quanti sono di animo "nobile". Per quanto questa dinamica sia didascalica e ingenua - ma considerando la natura (video)ludica del film e la sua spensieratezza di base non stona più di tanto - essa serve a dare vita ad un conflitto interno al gruppo di marines inviati su Marte al centro delle vicende del film che può essere letto come metaforico di una diversa concezione dell'uso della forza militare per contenere una minaccia, sulla mentalità di quel mondo e sulla sua visione sui collateral damages.

Ma, mettendo da parte elucubrazioni forse fin troppo sofisticate per questo film, rimane il fatto che nel suo tripudio di spari-mostri-esplosioni-zombi, Doom rappresenti un più che discreto esempio di cinema d'evasione, che si concede anche di più in termini di crudezza ed emoglobina rispetto alla media dei prodotti analoghi. Chissà che nelle mani di un regista diverso non avesse potuto diventare qualcosa di anche migliore.

Recensione Doom (2005)
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