L'esorcista

1973, Horror

Esci da questo film! Le altre facce del diavolo al cinema

Da un mito troppo ingombrante come quello de L'esorcista di Friedkin fino a L'altra faccia del diavolo, di William Brent Bell, passando per numerosi esperimenti interessanti e b-movies: la nostra panoramica sul cinema 'posseduto'.

Nella mitologia, sia culturale che religiosa, non si contano le sembianze con le quali l'uomo ha provato ad immaginare il Diavolo, incarnazione del male per eccellenza: che si tratti di una donna bellissima, una bestia antropomorfa o un uomo affascinante, il diavolo è uno dei pochi esseri mitologici che ha la particolarità di essere stato immaginato e visualizzato in maniera ogni volta differente, sia mettendo insieme gli elementi più iconografici, tra quelli legati alla sua figura - la coda, le corna, le zampe caprine ecc. - sia puntando su altri elementi, sia fisici che caratteriali. E nel cinema, come nella mitologia, Satana si è materializzato sotto le sembianze più disparate, pronto a ingannare e affascinare il malcapitato di turno, portandolo alla rovina o anche peggio.
Cosa succede però, quando il demonio decide di incarnarsi in un essere umano? Deve accontentarsi necessariamente di fattezze più modeste e terrene, ma soprattutto, prima o poi, deve vedersela con un bravo esorcista, pronto a sfidarlo e cacciarlo, costi quel che costi.
Quando si parla di cinema ed esorcisti, la prima cosa che viene in mente è il film di William Friedkin, adattamento dell'omonimo romanzo di William Peter Blatty che nel 1973 lasciò un solco profondo sia nella storia del cinema, che nel genere horror e in particolare nel sottogenere "demoniaco". Ma soprattutto L'Esorcista di Friedkin lasciò il segno nell'immaginario collettivo, influenzando in maniera profonda tutte le pellicole che, nei decenni a venire, avrebbero raccontato storie di possessioni ed esorcismi.

Max von Sydow davanti alla casa della piccola indemoniata de L'esorcista
La storia del film è nota a tutti, e la sua popolarità ha garantito il prosieguo di una saga, che si è sviluppata fino alla prima metà degli anni Zero, ma soprattutto una serie di pellicole che in un modo o nell'altro hanno ricalcato la vicenda di Regan McNeil, una ragazzina di dodici anni, figlia di una star del cinema, che viene posseduta dal demonio dopo essersi azzardata incautamente a giocare con una tavoletta OuiJa. Pochi anni dopo la release de L'esorcista, arriva il seguito, e poi nei primi anni Novanta il terzo capitolo, diretto da Blatty, ma senza l'iconica Linda Blair nel ruolo di protagonista. Tra il 2004 e il 2005 la saga arrivò ad un bivio, quando la Morgan Creek pensò di realizzare un prequel affidandone la regia prima a John Frankenheimer, e in seguito, dopo la morte di quest'ultimo a Paul Schrader. Quando l'autore di American gigolo (e sceneggiatore di capolavori come Toro Scatenato e Taxi Driver) mostrò il suo lavoro alla produzione, sorsero delle divergenze insanabili tra le due parti, e la Morgan Creek decise di rifare tutto daccapo (o quasi) reclutando Renny Harlin come regista del prequel che sarebbe stato intitolato L'esorcista: la genesi. Schrader però non si arrese e riuscì a far uscire comunque il suo Dominion: A Prequel to the Exorcist, quasi in contemporanea con quello di Harlin, mostrando quindi una visione alternativa sulle origini della saga.

Seytan, una scena del remake turco de L'esorcista
Intanto, subito dopo l'uscita del primo Esorcista, i film sulle possessioni (demoniache o no) iniziarono a proliferare senza sosta per circa due anni. E' nella prima metà degli anni Settanta infatti, che vengono girate pellicole come Seytan, un remake turco del film di Friedkin, ambientato a Istanbul, o film che in maniera differente esplorano il tema della possessione e dell'esorcismo, enfatizzando la componente orrorifica oppure quella erotica. Parliamo di cult poco conosciuti ai più come l'esotico Abby di William Girdler, quindi I turbamenti sessuali di Maddalena, ambientato in un collegio femminile, oppure L'eretica di Amando De Ossorio, il televisivo The Possessed (con un giovane Harrison Ford) anche questi incentrati su ragazze adolescenti, il cui aspetto innocente va incontro ad una trasformazione terribile, che sembra quasi un'esasperazione di quello che sono gli anni della pubertà, con l'inevitabile ribellione nei confronti della società e della famiglia, i cambiamenti fisici e il divampare della sessualità.

Carla Gravina è L'anticristo
Anche l'Italia non è da meno, e non potrebbe essere altrimenti, considerata la forte influenza del cattolicesimo (soprattutto in quegli anni) che ha contribuito a rendere il pubblico cinematografico particolarmente ricettivo nei confronti di queste tematiche. L'esempio più concreto è sicuramente in una pellicola come L'anticristo, diretta da Alberto De Martino, con Carla Gravina nel ruolo dell'indemoniata, ma nello stesso periodo uscirono anche titoli come Chi sei? e altri meno noti come il surreale L'ossessa e Un urlo nelle tenebre, che in un modo o nell'altro giravano attorno al tema dell'esorcismo o dello scontro tra il bene e il male in ambito religioso. Alcune pellicole affrontarono il tema della possessione in maniera più marginale, altre ne fecero il fulcro attorno al quale sviluppare la trama, altre ancora lo riproposero in chiave comica - si pensi a parodie come L'Esorciccio o a Riposseduta, uscito diversi anni dopo e interpretato dalla stessa Linda Blair - ma in ogni caso fu evidente che L'esorcista aveva tracciato un solco dal quale poi non sarebbe stato facile uscire. Ancora oggi il film di Friedkin viene usato come "unità di misura" per definire la spaventosità di una nuova pellicola, nel momento in cui viene lanciata nelle sale e spesso il paragone si rivela fin troppo azzardato.

La bella Daliah Lavi è... Il Demonio
Va detto tuttavia che il nostro cinema vanta un titolo forse poco conosciuto come Il Demonio, che per alcuni aspetti anticipò l'Esorcista e i temi che il film di Friedkin avrebbe sviluppato. Girato nel 1963 - quindi ben dieci anni prima della pellicola che avrebbe sconvolto le platee - il film era ambientato nel nostro Sud e vedeva la bellissima Daliah Lavi nel ruolo di Purificata (!) una ragazza che viene creduta una strega posseduta dal demonio e trascinata in chiesa per essere esorcizzata. La bella fotografia in bianco e nero e i tempi lenti fanno di questa pellicola un piccolo gioiello nel suo genere, e non mancano neanche sequenze coraggiose, per l'epoca, tra cui una sorta di spider walk - la celebre e terrificante camminata a passo di ragno della posseduta - che Friedkin girò per L'esorcista, ed eliminò in fase di montaggio, per poi integrarla nella re-release del film, agli inizi degli anni Zero.

Sandra Hüller in una scena del film Requiem
E chissà che il ritorno in sala del film di Friedkin non abbia rilanciato il genere, che dopo qualche tentennamento prova a percorrere altre strade (anche se fondamentalmente resta legato alla figura della fanciulla in camicia da notte posseduta dal demonio). Tra i titoli usciti in questo periodo ve ne sono alcuni dimenticabili, come i televisivi Possessed, con Timothy Dalton e Blackwater Valley Exorcism, e altri interessanti come Stigmate (che prova a rovesciare la mitologia della possessione in maniera inedita) e The Exorcism of Emily Rose e Requiem.
Questi ultimi due in particolare, si ispirano (in modo differente) ad una vicenda realmente accaduta, quella di Anneliese Michel, una giovane tedesca che morì in circostanze mai del tutto chiarite nel 1976. Emily Rose tenta (in modo convincente e regalando più di un brivido allo spettatore) una commistione tra horror d'atmosfera e legal thriller con una bravissima Jennifer Carpenter nel ruolo della giovane al centro della storia e un'affascinante Laura Linney nei panni dell'avvocatessa che difende il sacerdote accusato di aver provocato la morte della ragazza. Requiem invece, diretto dal tedesco Hans-Christian Schmid, è un interessante dramma psicologico incentrato su una ragazza (la brava Sandra Hüller) che si confronta in maniera spaventosamente drammatica con il suo trasferimento in una grande città, dopo aver vissuto in una piccola località del Sud, in seno ad una famiglia profondamente religiosa.

Ashley Bell in una scena dell'horror The Last Exorcism
Tra il 2010 e il 2011 tocca a due pellicole come L'ultimo esorcismo di Daniel Stamm e Il rito di Mikael Håfström. Il primo mette insieme il sottogenere delle possessioni diaboliche con quello più attuale del found footage, rilanciato pochi mesi prima da una hit come Paranormal Activity (che tra l'altro, in parte affronta il tema della possessione) e deve molto al film di Oren Peli, come struttura. L'aspetto più interessante del film di Stamm è il fatto che "l'esorcista" in questione non sia un religioso esperto ma un ciarlatano che, schiacciato dai sensi di colpa per aver frodato tante persone, decide di realizzare un documentario-confessione su quello che sarà il suo ultimo esorcismo, appunto. Ma si ritroverà a vivere un'esperienza realmente terrificante, che avrà difficoltà a gestire.
Il film di Hafstrom invece è ambientato a Roma - in un'Italia da sempre legata alla mitologia cinematografica del Maligno, da Il Presagio in poi - ed è incentrato sulle esperienze di un giovane seminarista americano, interpretato da Colin O'Donoghue, il quale è affiancato da veterani come Anthony Hopkins e Rutger Hauer, oltre che da alcuni interpreti italiani, tra cui Maria Grazia Cucinotta.

L'altra faccia del diavolo: un'inquietante scena tratta dal film
Roma fa ancora da scenario a L'altra faccia del diavolo di William Brent Bell, che esce nel 2012. Anche questo film punta sull'appeal del found footage per rendere più "realistica" la vicenda, presentandola come un'indagine soprannaturale che ad oggi non ha ancora avuto una soluzione, e che si sviluppa tra segreti legati al passato, morti misteriose e immagini terrificanti.
Rispetto al 1973 i ruoli sembrano invertiti e stavolta è una figlia che tenta di capire il mistero inquietante che riguarda sua madre e non il contrario. Vent'anni dopo i tragici eventi che portarono al ricovero di Maria in una struttura psichiatrica, sua figlia Isabella (interpretata da Fernanda Andrade) intraprende una vera e propria indagine per capire se la donna - che ha delle croci rovesciate incise sulle braccia e sul labbro inferiore - sia malata di mente o realmente posseduta dal demonio. E decide di farsi aiutare da due preti che puntano su metodi più innovativi e "scientifici" rispetto ai loro predecessori cinematografici, e insieme a loro si confronta con il nuovo volto del Maligno.

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