Unstoppable - Fuori controllo

2010, Azione

Recensione Unstoppable - Fuori controllo (2010)

Un elemento interessante del film è l'inserimento, in una struttura narrativa al contempo semplice e potente, di una riflessione sui media che trasforma la sfida in spettacolo televisivo, l'impresa dei due protagonisti in una sorta di film nel film andato in onda in diretta nazionale.

Eroismo mediatizzato

Un treno lanciato a folle velocità verso una cittadina, dove rischia di fare centinaia di vittime. Due uomini, uno giovane e uno anziano, che cercano di fermarlo. L'incuria umana contrapposta all'eroismo, il menefreghismo alla generosità disinteressata. Vive di pochi elementi e di opposizioni basilari, Unstoppable - Fuori controllo, il nuovo action movie diretto da Tony Scott, che segue la scia del precedente Pelham 1-2-3: Ostaggi in metropolitana: dalle claustrofobiche subways di Manhattan alle sconfinate distese della Pensylvania rurale, dal gruppo di criminali umani capitanato da John Travolta a un antagonista meccanico, un mostro di ferro inarrestabile che assume valenze mitiche, come il camion dell'indimenticato incubo on the road di Steven Spielberg che rispondeva al nome di Duel. Scott resta nei territori a lui più congeniali dell'action movie adrenalinico, dai quali in fondo ci si chiede perché dovrebbe deviare: lontano da qualsiasi tentazione autoriale, ma anche dalle rielaborazioni dei generi tentate, con alterne fortune, dal fratello Ridley Scott, il regista è senz'altro uno degli interpreti più coerenti di questo filone, ma anche tra quelli che sono riusciti a portarlo avanti, negli anni, con più professionalità, avvalendosi sovente di buone sceneggiature e di ottimi attori.

Qui, traendo spunto da un fatto di cronaca reale, il regista asciuga ulteriormente la materia dell'action movie, sceglie di sgombrare il campo dagli antagonisti umani (anche se la figura del capo delle ferrovie, Galvin, è quanto di più viscido e sgradevole il film possa offrire) e mette in scena la sfida dell'essere umano contro la macchina da lui creata, la primordiale spinta dell'uomo verso il dominio della natura (simboleggiata dal treno, primo vero mezzo di trasporto con cui l'uomo ridusse le distanze e assoggettò parti del pianeta prima fuori dalla sua portata) messa in pericolo ora dalla ribellione della macchina stessa, da riconquistare solo con le proprie forze. E' in fondo questo motivo della riconquista, del far conto solo sulle proprie capacità, a caratterizzare le figure dei due protagonisti: il giovane Will (interpretato da un Chris Pine che già aveva dato una buona prova di vigore e qualità recitative nel reboot di Star Trek), che deve riconquistare la fiducia di sua moglie dopo un litigio da lui stupidamente provocato, che gli è costato l'allontanamento dal figlio; e l'anziano Frank (un Denzel Washington come sempre bravo e duttile, non a caso tra gli interpreti preferiti dal regista), ferroviere prossimo alla pensione che non ha mai superato la perdita di sua moglie, incapace di ristabilire un rapporto con una figlia che sente lontana ed estranea. Caratteri tratteggiati in modo basilare, quasi archetipico (il personaggio interpretato da Rosario Dawson è poco più che un elemento accessorio), ma funzionali ad una storia intesa come sfida mitica tra uomo e macchina, ma anche come spinta dell'essere umano al superamento dei propri limiti.

Un altro elemento interessante è l'inserimento, in questa struttura narrativa al contempo semplice e potente, di una riflessione sui media che trasforma la sfida in spettacolo televisivo, l'impresa dei due protagonisti in una sorta di film nel film andato in onda in diretta nazionale, strumento di riscatto agli occhi dei loro familiari incollati alla TV; tornano in mente le immagini dei minatori cileni riemersi (rinati) dal buio della loro tomba, come emblema di imprese che spingono in avanti il limite delle umane capacità, ma che vengono subito mediatizzate e trasformate in prodotto di consumo per le platee televisive (e multimediali) mondiali. E non stona, ma rappresenta al contrario un interessante elemento di contrasto, questa doppia natura del film che si pone tra storia archetipica e thriller tecnologico, tra esaltazione dell'azione umana e sua riproposizione virtuale dall'occhio di un Grande Fratello a cui è ormai impossibile sfuggire. Anche l'eroismo, nella società postmoderna, viene virtualizzato, trasformato in bit da leggere su diverse piattaforme, offerto al consumo dei più svariati fruitori. Lo stesso cinema se n'è accorto da tempo, e si è comportato di conseguenza: contaminando il suo linguaggio con quello dei nuovi media o riproponendone narrativamente le peculiarità. Averlo fatto, come in questo caso, nella cornice di un action movie di cassetta, non può che costituire per Tony Scott un titolo di merito.

Recensione Unstoppable - Fuori controllo (2010)
Marco Minniti
Redattore
3.0 3.0
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