Aeon Flux

2005, Azione

Recensione Aeon Flux (2005)

Utopia sci-fi declinata, come nelle migliori tradizioni, in distopia, dove l'essenza dell'essere umano è messa in pericolo dalla sua stessa arroganza e sete di potere, Aeon Flux non sfigura in un filone che comprende Elektra e Catwoman, ma non riesce comunque a sollevarsi da solchi narrativi e contenutistici già in qualche modo tracciati all'interno del genere.

Eroina in nero

In principio era una serie di corti d'animazione creata da Peter Chung per "Liquid Television" su MTV, iniziata nel 1991 con sei corti della durata di due-tre minuti, proseguita nel 1992 con altri cinque episodi di tre-cinque minuti e nel 1995 con dieci corti da trenta minuti. Oggi è un film in live action diretto da Karyn Kusama, presentato in anteprima italiana all'ottava edizione del Future Film Festival di Bologna. Fulcro del film è Aeon Flux, combattente sensuale e letale che ha le splendide fattezze di una Charlize Theron in versione mora, in vacanza dai ruoli impegnati (Monster, North Country) che tanto ama e che tanti e importanti riconoscimenti le hanno valso a livello internazionale. Aeon Flux è la punta di diamante dei Monicans, il movimento di resistenza clandestino che si oppone al presidente di Bregna, Trevor Goodchild (Marton Csokas, già visto ne Il signore degli anelli e ne Le crociate), leader - insieme al fratello Oren (Jonny Lee Miller) - di un'elite di scienziati che governa la città in modo permeante e totalitario. Siamo nel 2415 e la città di Bregna è rimasta l'ultima testimonianza dell'umanità sulla Terra, a causa di un virus micidiale che ne ha annientato il 90% della popolazione quattrocento anni prima. Trasformata in un'oasi felice e sicura dai Goodchild, che trovarono l'antidoto per curare la popolazione, Bregna vive nel suo apparente splendido isolamento, cinta da mura invalicabili che la separano dall'esterno incontaminato e selvaggio. La fotografia luminosa e solare contribuisce, fin da subito, a instillare nello spettatore l'idea di una società perfetta e ordinata, ben lontana da scenari di degradazione futuristica. A non credere a questo idillio, macchiato dalla sparizione di persone che scompaiono nel nulla, è appunto l'organizzazione dei Monicans, i cui incontri e scambi informativi avvengono per via cerebrale sotto la guida del leader spirituale The Handler (Frances MacDormand). Il capo dei ribelli incarica Aeon Flux, colpita dalla perdita della sorella (Amelia Warner) assassinata a bruciapelo per motivi misteriosi, di uccidere Trevor Goodchild, introducendosi nel palazzo presidenziale grazie all'aiuto della combattente Sithandra (Sophie Okonedo, Hotel Rwanda). Ma la macchina da guerra s'inceppa nel momento fatidico e l'imperturbabile agente non riesce a portare a termine la sua missione, perché qualcosa rimasto fino ad allora sepolto nella sua memoria torna prepotentemente a galla, facendole percepire l'esistenza di un forte legame precedente con il suo bersaglio. Anche Trevor e l'ambiguo fratello Oren rimangono esterrefatti di fronte alla donna e sembrano riconoscere in lei qualcuno che pensavano sparito per sempre. L'obiettivo per Aeon cambia così radicalmente: il suo scopo primario diventa quello di scoprire la verità che si cela dietro ai suoi dubbi e ai ricordi confusi che le attanagliano la mente, cercando allo stesso tempo di svelare gli arcani segreti che tormentano Bregna, segreti custoditi da un personaggio misterioso, The Keeper (Pete Postlethwaite), che Aeon incontrerà nel mausoleo volante sovrastante Bregna e nel quale sono archiviate tutte le informazioni sui cittadini usate dai Goodchild.
Il profondo rapporto che unisce Aeon a Trevor li renderà oggetto dell'inseguimento della polizia di Bregna, mandata da Oren contro il fratello perché giudicato un traditore, e dagli stessi Monacans che vogliono completare il lavoro che Aeon ha lasciato a metà, vendicandosi anche della sua mancanza.

Utopia _sci-fi _ declinata, come nelle migliori tradizioni, in distopia, dove l'essenza dell'uomo è messa in pericolo dalla sua stessa arroganza e sete di potere, Aeon Flux non sfigura in un filone che comprende Elektra e Catwoman, ma non riesce comunque a sollevarsi da solchi narrativi e contenutistici già in qualche modo tracciati all'interno del genere, affrontando temi come il controllo del libero arbitrio (Minority Report), la visione ostile nei confronti della natura (sia biologica che ambientale) e la questione della clonazione (Gattaca, The Island). E sebbene la pellicola non scada mai in eccessive forzature e non accetti una modalità estetica influenzata solo da accelerazioni continue e da un uso smodato dell'effetto speciale, Aeon Flux non sfugge all'anonimato cinematografico soprattutto a causa dello script di Phil Haye Matt Manfredi, che non riesce a dare spessore ai personaggi, nonostante un cast di rilievo e una protagonista, Charlize Theron, francamente bellissima e comunque dotata di quella professionalità e di quel minimo di espressività necessarie per rendere credibile sul grande schermo la figura dell'eroina inventata da Peter Chung. Non dimentichiamoci che la Theron si è allenata duramente per 4 mesi unendo ginnastica, lavoro acrobatico (ad assisterla Mika Saito e il ginnasta del Cinque du Soleil Terry Bartlett) e danza con elementi di karate, judo e lotta israeliana, proprio con l'obiettivo di incarnare dal punto di vista fisico l'agilità, la flessibilità e la forza di una guerriera come Aeon Flux. Le scene d'azione rappresentano, d'altronde, il nodo cruciale nell'elaborazione del suo personaggio e costituiscono uno degli aspetti maggiormente riusciti del film, così come il suo limite principale.

Peccato, perché non mancano spunti interessanti, i quali rimangono sostanzialmente ancorati all'impianto scenografico, fotografico e costumistico, davvero ben studiato dalla crew tecnico-artistica. Per creare il concept di Bregna, sono state scelte location in Germania, a Berlino e a Potsdam, in quanto dotate di giardini e palazzi che presentavano lo stile geometrico, rigoroso, ma al contempo accurato che si voleva denotasse Bregna: città perfetta, pulita, priva di malattie, ma nella quale in realtà la collettività è posta sotto una stretta sorveglianza. Lo scenografo Andrew McAlpine si è chiaramente ispirato al Bauhaus, movimento artistico reso famoso da Walter Gropius tra il 1919 e il 1928: una suggestiva commistione tra arte e tecnologia che esplicita l'ambivalenza della città-stato e la tensione stridente che la attraversa. Particolarmente originali sono anche i costumi disegnati da Beatrix Aruna Pasztor, e se per Aeon Flux i modelli sono sensuali e aggressivi, in linea con quelli della serie animata, per i Goodchild e gli uomini del governo la Pasztor ha pensato a cappotti-uniformi che fondono il gusto anni '40 con il taglio del XVIII secolo, sottolineando così la dimensione marziale della classe dirigente di Bregna.

Recensione Aeon Flux (2005)
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