È già finita la Golden Age del telefilm sulle reti italiane?

La prima giornata del Telefilm Festival 2010 ha ospitato un imperdibile workshop, dedicato a tutti gli appassionati di serie tv, siano essi studenti, addetti ai lavori o semplici curiosi, per analizzare gli ascolti registrati dai telefilm americani sulle reti italiane.

L'incontro, tenutosi nel corso della prima giornata del Telefilm Festival 2010 e moderato da Aldo Grasso, ospita i direttori e i responsabili della programmazione delle principali reti italiane, chiamati a fare il punto della situazione sugli ascolti riscontrati dai telefilm nelle ultime tre stagioni televisive in Italia. Partendo da una ricerca condotta dalla Ce.R.T.A. (Centro di Ricerca sulla Televisione e gli Audiovisivi) dell'Università Cattolica di Milano e curata da Massimo Scaglioni e Luca Barra, il dibattito ha analizzato l'attuale situazione delle serie tv in Italia, nelle reti generaliste e in quelle a pagamento, per cercare di capire le reali proporzioni del calo riscontrato negli ascolti dal 2007 a oggi, e se si possa definire tale fenomeno "la fine dell'età dell'oro del telefilm nel nostro paese".
Per individuare i motivi più concreti che hanno portato il prodotto in questione verso questo progressivo decremento dello share, Scaglioni ha illustrato le tre tipologie di dati su cui si sono basati gli studi del Ce.R.T.A., e cioè quella dell'offerta, del consumo e delle tendenze, dando il via a un confronto acceso e variegato che Aldo Grasso ha diretto con maestria, intervistando uno per uno gli ospiti presenti in sala che hanno avuto così modo di esprimere ampiamente la propria opinione in materia.

Lo studio del Ce.R.T.A. dimostra quindi come, dal 2007 a oggi, si sia incappati in una sorta di "inceppamento e riflusso dei telefilm seriale americano nel panorama nazionale italiano", dovuto probabilmente a tre diversi fattori: l'indebolimento del prodotto USA, il poco coraggio dimostrato dalla TV italiana nel proporre prodotti nuovi a dispetto dei classici e la precarietà della programmazione delle reti generaliste, che spesso e volentieri si ritrovano a stravolgere i palinsesti senza prestare la dovuta attenzione al pubblico a casa.

Hugh Laurie in una scena di Under My Skin di Dr. House: Medical Division
La persistenza dei grandi classici del telefilm, come Dr House: Medical Division, Grey's Anatomy, Bones, i CSI ed NCIS - Unità anticrimine, che avvertono un lieve calo sui canali in chiaro e mantengono invece una stabilità sulle reti Pay, è il chiaro sintomo di un'offerta limitata dentro un cerchio ristretto, a cui il pubblico risponde preferendo l'uno o l'altro genere.
Uno dei dati fondamentali illustrati da Scaglioni, dimostra come, nell'ampia gamma dei telefilm proposti, il genere procedural, il poliziesco, continui a trionfare su tutti gli altri, passando dal 66% registrato nella stagione 2007-2008, all'80% di quest'anno, e superando ampiamente il medical ed il family drama, sempre molto seguiti, e sferrando un duro colpo al teen drama, in continua discesa.
Il consumo dei telefilm offerti presenta una diminuzione pari all'1,3% di share dal 2007 a oggi, calo dovuto principalmente a due fattori importantissimi: il "download illegale" e la frammentazione continua dell'offerta, causata da un numero altissimo dei canali che trasmettono serie tv e la relativa impossibilità di stare dietro a tutti.
Questa mancanza di fidelizzazione causata dalla multi-programmazione dei network italiani, è proprio ciò che, secondo Giorgio Buscaglia, responsabile della programmazione cinema e fiction di Rai2, ha spinto gli spettatori a preferire serie procedural ad altre, grazie alla loro struttura auto-conclusiva, spingendo così la rete a proporre una serata interamente dedicata al genere, sull'esempio della CBS.
Joseph Fiennes in una scena del pilot di Flash Forward
Un altro motivo a cui ricondurre la crisi avvertita nel panorama telefilmico sulle reti generaliste è da attribuire, secondo il parere di Carlo Freccero, direttore di Rai4, ai nuovi telefilm, composti da pochi episodi e privi di un prototipo, fattori che determinano la mancanza di fidelizzazione, eccezion fatta, a suo parere, per FlashForward e Fringe, telefilm ricchi di potenzialità e sottovalutati in Italia, "paese che preferisce dare visibilità a reality show e gossip, piuttosto che a telefilm di buona qualità".

Ma come contrastare l'imminente crisi che sta colpendo il telefilm?
Fabrizio Salini, Vice Presidente di Fox Channels Italia, suggerisce di seguire la linea dei canali Fox, distinguendo nettamente le linee editoriali dei network, e rivolgendo ogni canale a una fascia di pubblico ben delineata, come avviene per Fox Crime, Fox Retrò, Fox Life e FX, sull'esempio della tv americana.
Un'altra tendenza adottata per recuperare buona parte degli ascolti persi, e che fino a ora sta dando ottimi risultati, è la diffusione di due strumenti importantissimi: i canali +1 e i canali catch up, che permettono di adattare il consumo delle serie tv alle esigenze del singolo, che può così scegliere di guardare il programma a un orario diverso rispetto a quello in cui va in onda.
A tal proposito, Laura Corbetta di YAM112003, la web TV di Endemol, sottolinea come, questa fruizione personalizzata dei telefilm sia ancora più evidente nell'ambito del mondo di internet, evidenziando come il web stia letteralmente "trasformando i canoni tradizionali della fruizione seriale".

Katherine Heigl in una scena dell'episodio Beat Your Heart Out di Grey's Anatomy
Ma c'è anche chi, come Luca Tiraboschi il direttore di Italia1, punta il dito contro i prodotti americani, accusando alcuni show di peccare di banalità, evidenziando come, sia a livello di sceneggiatura che di struttura, vengano offerti ormai telefilm tutti uguali, mentre solo pochi riescono a sopravvivere all'usura dei generi.
Controcorrente Carlo Panzeri, vice direttore di Rete4, che interviene affermando come per la sua rete non sia giusto parlare di riflusso dei telefilm, vista la stabilità dello share, e di come si preferisca offrire prodotti europei per differenziarsi dalle altre reti, auspicando a una futura "frammentazione del sistema per evadere dal materialismo biologico dei dati di ascolto".
Una frammentazione nell'audience che secondo Marco Leonardi, direttore di Joi, Mya e Steel, deriva dalla multicanalità attuale, a cui le reti di Mediaset Premium sono sopravvissute grazie alla scelta di indirizzarsi ognuna a un pubblico diverso, stabilendo un'identità intrinseca che lascia maggiore libertà ai telefilm.
E mentre ci si interroga su come sarà il futuro della televisione, prossima ormai all'entrata in scena del digitale a tutti gli effetti, le ultime parole spettano al padrone di casa Aldo Grasso, che dopo aver sottolineato come ci sia stato un calo della qualità nella produzione delle serie tv americane, chiude il workshop salutando il pubblico con un ottimistico "lunga vita al telefilm".

È già finita la Golden Age del telefilm sulle...
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