Dune

1984, Fantascienza

Recensione Dune (1984)

Nonostante tutti gli sforzi questo trasferimento sul grande schermo del bellissimo affresco politico, religioso, ambientale creato da Frank Herbert nel suo bellissimo romanzo Dune, non ha avuto un esito felice, anche se colpisce per la sua barocca grandiosità.

Elena Da Prato

Dune rococò

Riportare sullo schermo il romanzo Dune di Frank Herbert era un'impresa ardua per chiunque; una storia fantascientifica ambientata in un'intricata rete di collegamenti politici e religiosi non era semplice da ridurre in una sceneggiatura.
Piacerebbe poter dire che a David Lynch, regista e sceneggiatore di quest'opera, l'operazione sia riuscita benissimo, ma purtroppo non è così.
Il problema più ingombrante di questa operazione è forse il tentativo di aderire quanto più possibile alla pagina scritta; ma così il plot o risulta troppo pedissequo al libro da cui è tratto, o riassume e taglia parti forse anche importanti, lasciando grossi buchi logici nella narrazione. Un esempio su tanti potrebbe essere la morte del Dottor Kynes, l'ecologo imperiale; quanti fra quelli che non hanno letto il romanzo di Herbert sarebbero capaci di capirne il perchè?
Altro grosso problema di questa trasposizione così "fotocopiata" è la ridicolaggine dei pensieri parlati. Un tentativo di rendere la complessità dei personaggi, che però fa sfociare il tutto in un'atmosfera da fumetto, con l'aggiunta dalla voce fuori campo della Principessa Irulan, come se oltre che i balloons ci fossero anche le didascalie.

E se non bastasse le musiche dei Toto, soprattutto nei momenti di trionfo, ricordano (senza per questo essere uguali) quelle di Flash Gordon di Mike Hodges, fumettone pop del 1980.
Qualche cosa di buono comunque c'è e regge abbastanza anche al tempo che passa: i mostri creati da Carlo Rambaldi e qualche effetto speciale digitale (belli gli scudi, ma penosi gli occhi azzurri).
Il punto di forza di questo film comunque si basa sulle scenografie di Anthony Masters, barocche, fantascientifiche e medievali allo stesso tempo, e sui bellissimi costumi di Bob Ringwood.
Bravi anche gli attori, molto adatti a incarnare i propri personaggi. Ma anche qui l'eccezione si presenta e pure di notevole peso; Kyle MacLachlan non solo è inadatto fisicamente a interpretare la parte di Paul Atreides, ma è anche espressivo come un verme del deserto.
Ma nonostante tutte queste critiche accese, Dune rimane comunque un giocattolone barocco, che almeno alla prima visione si lascia guardare, se non ci affascina addirittura. Forse perchè dietro ai vari fallimenti si ritrova comunque il barlume di quello che poteva essere.

Recensione Dune (1984)
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