Due uomini e mezzo: Il lungo, autoironico addio

È giunta al termine, dopo dodici stagioni e 262 episodi, la sitcom creata da Chuck Lorre che aveva rilanciato la carriera di Charlie Sheen.

Due uomini e mezzo: Il lungo, autoironico addio

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Due uomini e mezzo

2003 - 2015 – Commedia
3.4 3.4

22 settembre 2003: su CBS debutta Due uomini e mezzo, nuova sitcom creata da Chuck Lorre, già inventore di Dharma e Greg e produttore-sceneggiatore di Pappa e Ciccia (nonché co-autore della sigla inglese di Tartarughe Ninja alla riscossa). La premessa è semplice: cacciato di casa dalla moglie Judith (Marin Hinkle), Alan Harper (Jon Cryer) si ritrova a vivere, a scrocco, nella lussuosa dimora del fratello maggiore Charlie (Charlie Sheen). Questa "strana coppia" (ogni riferimento alla pièce teatrale e al film è voluto, come ci fa notare esplicitamente la serie stessa in alcuni momenti autoironici) deve occuparsi anche del figlio di Alan, Jake (Angus T. Jones), il quale all'inizio della serie ha dieci anni.

Per otto stagioni la formula, invariata, si basa sul contrasto fra le personalità dei "due uomini e mezzo": Charlie ha una passione smisurata per l'eccesso, che si tratti di alcool o donne (in maniera non tanto diversa dall'attore che lo interpreta); Alan è tirchio e parassitario; Jake è goloso, ignorante, pigro (come dice Charlie, "L'unica cosa che fa è mangiare, dormire e intasare il gabinetto"). Ogni tanto ricevono una visita dalla matriarca degli Harper, Evelyn (Holland Taylor), una donna ossessionata dalla ricchezza e dagli uomini (specie se ricchi). Completano il cast la donna delle pulizie, Berta (Conchata Ferrell), la quale preferisce schiacciare un pisolino dopo aver fumato uno spinello piuttosto che lavorare; Judith e il suo nuovo marito, Herb Melnick (Ryan Stiles); e Rose (Melanie Lynskey), ex-amante di Charlie divenuta la sua stalker.

Il cambiamento

All'inizio del 2011, dopo il completamento di sedici episodi su ventidue previsti per l'ottava stagione, Charlie Sheen viene licenziato in tronco dalla CBS e dalla Warner Bros. Television, che produce la serie. L'attore, che già in passato aveva causato ritardi alla produzione per via dei suoi comportamenti non sempre sobri, questa volta oltrepassa i limiti con una serie di dichiarazioni deliranti, tra cui un attacco verbale, con tanto di connotazioni antisemite, nei confronti di Chuck Lorre. Nei mesi successivi viene annunciato che la serie proseguirà con un nuovo protagonista. Viene scelto Ashton Kutcher, un habitué delle sitcom grazie a That '70s Show, per interpretare Walden Schmidt, un giovane miliardario che acquista la casa di Charlie dopo la morte di questi e permette ad Alan di continuare a viverci, rigorosamente a scrocco.

Cambia la dinamica della serie, anche perché Angus T. Jones, sempre più disilluso nei confronti di ciò che definirà in un'intervista "lerciume", viene congedato nel corso dell'undicesima stagione dopo che il suo ruolo era già stato ridotto sostanzialmente. La dodicesima e ultima stagione torna alla formula originaria, poiché Walden, desideroso di adottare un bambino, accetta di sposare Alan per facilitare la procedura e si ritrova quindi con il piccolo Louis, che sarà cresciuto da due "padri" alquanto strambi...

And now, the finale...

19 febbraio 2015: va in onda il finale della serie, un episodio dalla durata doppia, intitolato Of Course He's Dead. Il titolo allude al destino di Charlie Harper, ufficialmente deceduto prima dell'inizio della nona stagione (che si è aperta con il suo funerale). Ebbene, salta fuori che in realtà, per quasi quattro anni, è stato prigioniero di Rose, la quale lo teneva segregato in un pozzo all'interno di uno scantinato (stile Il silenzio degli innocenti). Fino al giorno in cui Charlie fugge e decide di farla pagare a tutti...

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Preoccupati, Alan e Walden si rivolgono alla polizia. Quella sera, vengono a sapere dell'arresto di Charlie, e possono finalmente tornare a vivere le loro vite come prima. Ma c'è una sorpresa dietro l'angolo: la polizia in realtà ha arrestato Christian Slater (il quale si è ritrovato con i vestiti di Charlie), e nell'ultima sequenza una figura misteriosa si avvicina alla casa...

È finita, scherziamoci su

Due uomini e mezzo: una scena dell'episodio Of Course He's Dead

Per dodici anni, la critica si è lamentata della longevità della serie e di varie incongruenze a livello di scrittura. In occasione del gran finale, il pensiero di Chuck Lorre è stato: va bene, ridiamoci su. Le battute autoironiche non sono certo una novità per questo programma (basti pensare all'episodio in cui appare Mila Kunis, compagna di Ashton Kutcher nella vita, o alla primissima stagione, quando Charlie Sheen recitava al fianco di colei che è diventata la sua seconda ex-moglie, Denise Richards), ma in questo caso Lorre ha deciso di andare fino in fondo. Abbondano le battute sulla paga del cast, sulla qualità delle battute (quando Jake si rifà vivo e spiega il metodo ridicolo con cui ha vinto due milioni e mezzo di dollari al casinò, Walden dice "Incredibile come tu sia riuscito a fare così tanti soldi con quelle pessime battute", al che tutti guardano in macchina), sulla verosimiglianza della trama. Quest'ultima è al centro della sequenza più spassosa del finale, quando Alan e Walden parlano della loro situazione con un poliziotto che ha le fattezze di Arnold Schwarzenegger: questi sottolinea quanto sia ridicolo il fatto che Alan sia riuscito a vivere nella stessa casa per dodici anni senza mai pagare l'affitto, o che lui e Walden siano sposati pur non essendo gay. Non si risparmiano neanche le frecciatine alla carriera recente di Charlie Sheen: quando il poliziotto viene a sapere dell'ira funesta che si abbatterà su parenti e amici di Charlie (Harper), egli chiede "Ma ha provato la terapia per la rabbia?". La risposta di Alan: "Sì, ma non ha funzionato." Anger Management è il titolo dell'ultima sitcom interpretata da Sheen, cancellata dopo due stagioni.

L'ultima beffa

Ma la decostruzione totale arriva nell'ultima sequenza, una follia metatelevisiva che è l'unico finale sensato e giusto per questa serie. Come abbiamo detto, l'ultima sequenza mostra un uomo, presumibilmente Charlie (non lo si vede mai in faccia) che si avvicina alla casa dove vivono Alan e Walden. Sta per suonare alla porta, quando improvvisamente viene schiacciato da un pianoforte. La macchina da presa si allontana per farci vedere che siamo sul set di Due uomini e mezzo, in presenza di Chuck Lorre stesso. Questi si gira, guarda in macchina e dice "Winning!", espressione ripetuta spesso da Charlie Sheen nel periodo di follia che portò al suo licenziamento. E a questo punto, il creatore della serie si ritrova anch'egli schiacciato, grazie ad un secondo pianoforte. Fine.

Due uomini e mezzo: un momento del finale della serie, Of Course He's Dead

Una conclusione beffarda e cattiva, che non è andata giù ai fan americani, i quali speravano nel ritorno di Sheen. Ma esisteva un altro modo per chiudere una serie che, spesso e volentieri, si prendeva in giro da sola e ormai girava a vuoto da alcuni anni? Trasformare i presunti difetti della narrazione in punti di forza e strumenti di comicità costituisce l'addio ideale, soprattutto se si pensa che l'unico obiettivo dell'epilogo era far ridere. Come ha sottolineato lo stesso Lorre in un'intervista, la serie non ha mai cercato di avere un significato più profondo. Perché andare in quella direzione, e quindi tradire lo spirito del programma, proprio nell'episodio di commiato? Quanto alla presenza/assenza di Charlie Sheen, essa commenta in modo dissacrante il giudizio di stampa e pubblico dopo l'allontanamento dell'attore, quattro anni fa: senza di lui, la serie è spacciata. E invece eccoci qua, quattro stagioni dopo, con un episodio d'addio che dimostra di saper intrattenere senza la partecipazione dell'ex-protagonista.

Conclusione

Un commiato tutt'altro che banale per una serie il cui vanto principale era una formula narrativa basilare ma efficace. Se l'assenza di Charlie Sheen ha effettivamente pesato sulla qualità delle gag negli ultimi quattro anni, la formula ideata da Lorre ha comunque saputo resistere alle intemperie produttive. Fino ad arrivare alla giusta conclusione, cattiva e spassosissima, come si deve.

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