Donald Trump, un Presidente entertainer alla Casa Bianca: le sue apparizioni sullo schermo

Alla luce del risultato delle elezioni americane, ripercorriamo la carriera cinematografica e televisiva del nuovo Presidente.

Nel 1980 la Casa Bianca fu conquistata da Ronald Reagan, un attore successivamente entrato in politica (fu governatore della California dal 1967 al 1975). Trentasei anni dopo l'ha spuntata un altro entertainer, ma questa volta senza alcuna esperienza in campo politico. Parliamo di Donald Trump, che il 20 gennaio 2017 inizierà ufficialmente il proprio mandato come quarantacinquesimo Presidente degli Stati Uniti. Un risultato che ha sconvolto i più, sorpresi dalla vittoria di un personaggio controverso che nel corso di un anno e mezzo ha fatto parlare di sé per il suo carattere poco presidenziale (dichiarazioni razziste e misogine, e una tendenza allarmante a distorcere la realtà per il proprio tornaconto), riuscendo addirittura a farsi disprezzare/criticare dal proprio partito e dal canale televisivo Fox News, notoriamente conservatore. Questo articolo però non vuole essere un'analisi della campagna elettorale in senso stretto, bensì una panoramica di quell'elemento che, in fin dei conti, ha avuto un ruolo non irrilevante nell'ascesa di Trump: la sua carriera come figura mediatica, al cinema e in televisione, sia come protagonista che come argomento satirico.

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Donald Trump nell'atto di imbracciare un fucile

Trump, nei panni di sé stesso

Donald Trump e Will Smith in Willy, il Principe di Bel Air

Dal 1985 ad oggi, il miliardario newyorkese e gigante dell'edilizia è apparso nel ruolo di se stesso in svariati progetti televisivi e cinematografici. La prima ospitata di questo tipo è avvenuta nell'ultima stagione de I Jefferson, in un episodio ambientato ad Atlantic City. Nel corso degli anni Novanta ha continuato su questo percorso sul piccolo schermo, in serie di successo come Willy, Il Principe di Bel Air, La Tata, Spin City e Sex and the City. La medesima carriera ha anche avuto diverse varianti al cinema, a partire dal 1989, con camei in pellicole come Celebrity di Woody Allen, Zoolander, Two Weeks Notice - Due settimane per innamorarsi e Wall Street: il denaro non dorme mai (quest'ultimo solo nelle scene tagliate presenti sul DVD). È anche stato oggetto, tramite CGI e immagini d'archivio, di una gag magnificamente cattiva in Grimsby - Attenti a quell'altro ("Donald Trump ha l'AIDS!"), e nel 1994 è stato un personaggio di finzione - ma non lontanissimo dalla sua vera personalità - in Piccole canaglie, interpretando il padre di Waldo. Ma il suo cameo più celebre è senz'altro quello in Mamma, ho riperso l'aereo - Mi sono smarrito a New York, che è già diventato un meme su internet dopo le elezioni: dov'era Hillary Clinton quando Kevin McCallister aveva bisogno di lei?

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The Apprentice: Trump come protagonista televisivo

Donald Trump è il "boss" di The Apprentice

Nel 2004 e nel 2005 Trump è stato candidato all'Emmy nella categoria del miglior reality show competitivo, per The Apprentice, di cui è stato conduttore nelle sue varie incarnazioni fino al 2015, quando ha avviato la propria campagna elettorale (lo sostituirà un altro entertainer entrato in politica, Arnold Schwarzenegger). È in questa sede che l'imprenditore ha veramente plasmato la sua personalità pubblica: un individuo ambizioso ed egocentrico, ossessionato dal proprio nome e successo e caratterizzato dalla frase ad effetto "You're fired!", sei licenziato/a. Grazie a The Apprentice Trump è anche considerato un attore a tutti gli effetti, o almeno abbastanza da far parte dello Screen Actors Guild (che include anche i conduttori di reality e quiz), il che gli frutta 110.000 dollari all'anno grazie ai guadagni residui dello show. Ed è proprio in questa forma telereale che Trump ha condotto un episodio di Saturday Night Live nel 2004, trasformando quasi tutta la puntata in uno spot pubblicitario per The Apprentice (entrambi i programmi vanno in onda su NBC) e "licenziando" Jimmy Fallon nello sketch d'apertura.

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WrestleMania

Trump è un fan di vecchia data della WWE (World Wrestling Entertainment) e amico del proprietario della stessa, Vince McMahon. Pertanto è apparso diverse volte in WrestleMania, usando in alcune occasioni i propri edifici - gli ormai defunti Trump Plaza e Taj Mahal Casino ad Atlantic City - come luogo per gli incontri. Celeberrima la sua partecipazione alla ventitreesima edizione nel 2007, soprannominata "Battle of the Billionaires". In tale occasione, Trump e McMahon erano rappresentati dai due combattenti, Bobby Lashley e Eddie Fatu detto Umaga. La posta in gioco: il miliardario perdente avrebbe perso i capelli (vinse Trump, la cui chioma caratteristica è una fonte inesauribile di gag).

Donald Trump durante un incontro di wrestling

Trump e i Late Night: come la satira ha affrontato la campagna elettorale

The Donald (soprannome coniato dalla sua prima moglie) ha annunciato la sua intenzione di candidarsi per la presidenza americana il 16 giugno 2015. Jon Stewart, che ha lasciato il Daily Show un mese e mezzo dopo, ha commentato l'annuncio così: "Grazie Donald, per aver reso le mie ultime sei settimane le mie sei settimane migliori." Questo la dice lunga sulla manna dal cielo che rappresentava, a livello satirico, l'aspirazione presidenziale di un uomo apparentemente incompatibile a livello caratteriale con l'importanza di tale carica. Per un anno e mezzo praticamente tutti i comici da seconda e terza serata sulle varie reti americane hanno messo alla berlina il suo percorso elettorale, con particolare forza satirica dopo che è stato ufficialmente scelto come candidato repubblicano: Stephen Colbert, Samantha Bee, Trevor Noah, Conan O'Brien e Seth Meyers si sono tutti divertiti a smontare le affermazioni di Trump, dimostrando quanto sarebbe potenzialmente pericoloso farlo accedere alla Casa Bianca (il già citato Fallon, meno politicamente impegnato, si è fatto notare invece per aver toccato i capelli dell'imprenditore per accertare che fossero veri). Persino John Oliver, che per quasi un anno si è concentrato su altri argomenti, ha finalmente ceduto e dedicato uno dei suoi interventi migliori alla controversa candidatura, con un indice di ascolto (e numero di visite sul canale YouTube della trasmissione) che avrebbe dovuto metterci in guardia: che lo si ami o odi, Trump piace al pubblico.

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Jimmy Fallon e Donald Trump

Il curioso caso di Saturday Night Live

Il celebre varietà di NBC ha vissuto sulla propria pelle l'effetto deleterio del personaggio Trump, invitandolo a condurre la puntata del 7 novembre 2015. Il successo di pubblico c'è stato, ma la personalità del conduttore ha avuto la meglio sulla vis comica dello show, costretto ad assecondare i capricci dell'ospite (il telegiornale satirico Weekend Update, precursore storico del Daily Show, è diventato in questa occasione un fiacco strumento di propaganda contro i rivali repubblicani di Trump). Il critico americano Dennis Perkins, spettatore fedele di SNL sin dalle origini, è addirittura arrivato a definire l'episodio "Colui che non deve essere nominato". Non c'è quindi da sorprendersi se, nei mesi successivi, il programma abbia rincarato la dose nei confronti del miliardario, tramite le imitazioni di Darrell Hammond e, nelle ultime settimane, Alec Baldwin, con una formula simile a quella usata per Tina Fey nei panni di Sarah Palin nel 2008: gli sceneggiatori non hanno avuto bisogno di inventare molte battute, limitandosi il più delle volte a far recitare agli attori le vere dichiarazioni di Trump. Un approccio che otto anni fa diede i frutti sperati, questa volta no.

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Alec Baldwin imita Trump al SNL

L'arte di fare affari

Nel 1987 è stato dato alle stampe il libro Trump: The Art of the Deal, attribuito all'imprenditore - ma in realtà scritto dal giornalista Tony Schwartz, che si è successivamente pentito della propria partecipazione al progetto - e contenente una serie di consigli su come avere successo nel mondo degli affari. A quasi trent'anni di distanza il sito Funny or Die, fondato da Will Ferrell e Adam McKay, ha prodotto il film satirico L'arte di fare affari di Donald Trump - Il film, disponibile su Netflix e notevole, nonostante i difetti (non giustifica un'ora di durata), per la performance di Johnny Depp, il cui tipico istrionismo è perfetto per interpretare un ego smisurato come quello di Trump. Un ego che sembra quasi quello di un antagonista da cartoon, ed è proprio con quell'immagine che vogliamo chiudere questa panoramica: il Trump animato che ha tanto fatto ridere il pubblico fedele del Late Show di Colbert, e che è stato chiamato in causa per poter minimamente ridere del risultato delle elezioni (vedi sotto).

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