Dollhouse - Stagione 1, episodio 6: Man on the Street

Scritto dallo stesso Joss Whedon e diretto dal veterano David Straiton, Man on the Street non è solo il migliore degli episodi dello show andati in onda finora, ma è anche un episodio che, pur non stravolgendo lo spirito della serie, riesce ad ampliarne gli orizzonti e le prospettive in modo esponenziale.

Nel momento stesso in cui Battlestar Galactica, la più grande serie sci-fi degli ultimi anni, chiudeva il suo ciclo con il doppio episodio finale, per Dollhouse era invece il momento di iniziare a fare sul serio con un episodio, il sesto, che da tempo ci era stato annunciato come quello che avrebbe davvero espresso il reale potenziale della serie. Visti gli ascolti (i più alti finora e vista la concorrenza del doppio Galactica è sicuramente un risultato ottimo, soprattutto considerando che d'ora in poi molti fan della sci-fi non saranno più costretti a "scegliere" tra i due show) gli spettatori hanno creduto in questo Man on the Street e ci risulta facile immaginare che difficilmente le loro aspettative possano essere state deluse perchè questo episodio - scritto dallo stesso Joss Whedon e diretto dal veterano David Straiton - non è solo il migliore di quelli andati in onda finora, ma anche un episodio che pur non stravolgendo lo spirito della serie riesce ad ampliarne gli orizzonti e le prospettive in modo esponenziale.

Tahmoh Penikett in una scena dell'episodio Man On The Street di Dollhouse
Il tema principale è quello che sta dietro all'intero concept dello show e ovvero lo sfruttamento da parte di chi ha potere nei confronti dei più deboli e soprattutto la tentazione che l'idea della Dollhouse e dei suoi abitanti suscita su tutti gli esseri umani: lo vediamo nella storyline riguardante l'active Sierra e il suo handler che abusa sessualmente della sua innocenza ed ingenuità, lo vediamo nelle reazioni della gente che viene intervistata su questa affascinante "leggenda metropolitana" e lo vediamo anche nelle motivazioni, apparentemente pure e nobili, dell'agente Ballard che vengono psicoanalizzate da uno dei clienti della Dollhouse. Il cliente in questione si chiama Joel Miner (interpretato da Patton Oswalt, noto caratterista televisvo ma anche voce di Ratatouille) ed è un milionario che ha fatto il suo successo con Internet ma ha nel suo passato anche la tragica morte della moglie; ogni anno ricorda la donna della sua vita facendo quello che non ha mai potuto fare, mostrandole il suo successo e la casa che aveva comprato per lei: può farlo ovviamente soltanto grazie alla Dollhouse e alle sue active e in particolare grazie ad Echo che "interpreta" la moglie scomparsa, Rebecca. Ballard non riesce a comprendere le motivazioni di Joel, per lui si tratta sempre e comunque di un "semplice" abuso sessuale, e rifuta di vedere una similitudine tra i due anche quando Joel glispiega che per entrambi si tratta solo di continuare a vivere una fantasia, anzi un'ossessione, che si tratti di rivivere anche solo un giorno con la moglie scomparsa o di salvare la giovane donna di cui è innamorato e tenuta prigioniera da un'oscura cospirazione non fa poi tutta questa differenza.

Eliza Dushku e Patton Oswalt in una scena dell'episodio Man On The Street di Dollhouse
Quello che conta è che Ballard si trova per la prima volta davanti alla "sua" Caroline e nonostante l'incontro sia talmente inaspettato da impedirgli di agire come vorrebbe, questo evento innesta una vera e propria reazione a catena: l'agente infatti si confida con la sua vicina, Mellie, che è però a sua volta spiata da Adelle DeWitt che è costretta a questo punto ad eliminarla. O almeno questo è quello che fa credere inizialmente sia a noi spettatori che ad Hearn, l'handler di Sierra le cui disgustose azioni sono state smascherate dall'ex poliziotto Boyd, e che è in attesa di una punizione: per farsi perdonare dovrà eliminare la ficcanaso Mellie e farla tacere per sempre. Ma quando Hearn arriva in casa della vicina di Ballard il telefono squilla e attraverso la segreteria telefonica Adelle può immediatamente attivare e disattivare Mellie giusto in tempo per farle uccidere il suo assalitore. Per Ballard le cose si complicano ancora di più quando gli viene mandata contro la stessa Echo apparentemente pronta ad ucciderlo, ma quando ormai l'FBi sembra aver avuto la peggio Echo confida di star facendo il doppio gioco e che in realtà il suo imprint è stato misteriosamente manomesso da qualcuno all'interno della Dollhouse proprio per inviargli un messaggio: la Dollhouse esiste, sanno che gli stai addosso e ti vogliono far fuori. Non è possibile per Ballard farmarli da solo anche perchè esistono oltre 20 Dollhouse in tutto il mondo, l'unico modo è far credere loro che hanno vinto, ed è proprio per questo che Echo che spara ad un poliziotto incastrando così Ballard e facendolo sospendere dall'FBI.

Man on the Street riesce dove finora gli episodi precedenti avevano parzialmente fallito, ovvero nel trovare il giusto equilibrio tra la necessità di portare avanti dei temi interessanti (come lo sfruttamento sessuale degli Active prima di questo episodio solo accennato), quella di continuare a far crescere la mitologia della Dollhouse (e Whedon vi riesce molto bene grazie alle interviste televisive distribuite per tutta la durata dell'episodio ma anche con gli accenni alle altre Dollhouse e al concetto che dietro vi sia qualcuno e qualcosa di molto più grande) e il creare un serial ricco di azione e colpi di scena. Whedon dimostra di essere così un autore a 360° gradi, anche in grado di abbandonare lo stile di scrittura ricco di humour e invenzioni linguistiche (i cosidetti Whedonisms che l'hanno reso celebre) ma di mettersi al servizio questa volta di una storia: rispetto a Buffy, Angel e Firefly, Dollhouse è caratterizzato non da un universo e dei personaggi sui ci successivamente sviluppare una trama ma l'inverso, ovvero un plot articolato in cui far confluire tutti gli altri aspetti. Vedremo se nei prossimi episodi questa crescita si manterrà costante, ma finora è indubbio che questo nuovo progetto di Whedon, per quanto imperfetto possa essere, è uno dei pochi prodotti televisivi realmente coraggiosi che si siano visti su un network da molto tempo a questa parte.

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Luca Liguori
Redattore
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