Il volto di un'altra

2012, Commedia

Diviso tra Sirk e Wilder, Corsicato costruisce Il volto di un'altra

Visionario e surreale come sempre, il regista si è lasciato ispirare da moda, musica e cinema d'epoca per raccontare i vizi pubblici di una società sempre più votata all'immagine

"Questo è un film che resta". A decretare il giudizio favorevole è Cecilia Valmarana, responsabile del settore produzioni e coproduzioni di RaiCinema, che è felice di tenere a battesimo Il volto di un'altra, ultima fatica di Pappi Corsicato. Presentato già al Festival di Roma, il film si prepara ad arrivare nelle sale dal prossimo 11 aprile in poco meno di 100 copie distribuite da Officine Ubu e a riaccendere la discussione intorno al sempre più moderno dilemma tra essere e apparire. Visionario e surreale come sempre, per la vicenda di Bella, conduttrice televisiva pronta a cambiare i suoi connotati pur di riconquistare lo share perso, Corsicato si è lasciato ispirare dalla sua passione per la moda in cui ha inserito suggestioni provenienti direttamente da film come Occhi senza volto, Non per soldi... ma per denaro e L'asso nella manica. A presentare il film insieme al regista è il cast formato da Laura Chiatti, Alessandro Preziosi, Lino Guanciale e Iaia Forte.

Si tratta di un quesito sicuramente un po' scontato visto la tematica del suo film, ma nella nostra realtà è più importante l'essere o l'apparire? Pappi Corsicato: Non credo che il film giri solo intorno a questa dualità. In realtà mi ha divertito soprattutto fare una variazione su dei temi come la chirurgia estetica e l'impatto dei media. Tutto per costruire una metafora di quello che sta accadendo ora, ossia come la gente si affanna intorno a elementi di scarso valore. Il film vuole raccontare il senso di totale sbandamento in cui viviamo, una condizione all'interno della quale sembra andar bene tutto e il contrario, anche cambiare la propria faccia. Io sono il primo a subire questo e a reagire in modo tragicomico. Alla fine la vicenda vuole essere una summa dei miei scombinati pensieri.
Laura Chiatti: Il nostro lavoro ci rende più esposti e questo ci fa sentire una grande responsabilità nei confronti degli spettatori che da noi si aspettano etica e perfezione, quasi come se fossimo prima attori e poi esseri umani. Certo, l'attualità ci porta a pensare che il raggiungimento della perfezione sia diventata un'ossessione, quindi ognuno di noi lotta per raggiungere il massimo a seconda delle idee e delle possibilità che ha a sua disposizione. Come se si bisognasse per forza dimostrare di farcela per poter essere.
Alessandro Preziosi:Tutte le patologie mostrate in questo film sono legate al meccanismo dell'informazione. Il problema dell'esposizione, in particolare, dipende direttamente dalla politica del sensazionalismo alla base della vendita dei settimanali. Mentre l'ossessione dell'estetica nasce dalle scelte editoriali di giornali che negli anni hanno relegato in copertina donne con corpi e facce rifatte.

Il volto di un'altra: Laura Chiatti in una scena
Il volto di un'altra ha uno stile ed un'estetica ricercata in cui si rintraccia il suo amore per la musica, per la fotografia e per la moda. Da quali particolari elementi si è lasciato suggestionare? Pappi Corsicato: Parlando di estetica il film trae ispirazione da un servizio fotografico realizzato proprio sulla chirurgia estetica. Per quanto riguarda, invece, i riferimenti cinematografici mi sono mosso tra la commedia romantica e quella sofisticata alla Billy Wilder, senza tralasciare un certo cinema anni Quaranta. In definitiva è uno dei film in cui più mi sono più divertito a mettere insieme arte, musica e moda.

Laura, nel film interpreti Bella, una starlet della televisione che per evitare il declino decide addirittura di cambiare il suo volto in diretta tv. Cosa ti ha attratto di questo personaggio? Laura Chiatti: Quando ho letto la sceneggiatura mi sono immediatamente entusiasmata trovandomi finalmente di fronte ad un personaggio femminile diverso, più interessante e in grado di esprimere molti aspetti. Come attrice, poi, l'esperienza con Pappi mi ha arricchito incredibilmente. Considerate che io sono molto pigra anche sul lavoro e per questo, forse, preferisco interpretare sempre personaggi legati al reale e al quotidiano. Questa volta, invece, mi è stato chiesto di dare vita ad una recitazione sopra le righe ma comunque non artefatta. Si è trattato di un lavoro faticoso, soprattutto nel cercare di vestire i panni di una donna profondamente diversa da me, molto ambiziosa, sicura di sè e perfetta nel voler raggiungere i propri obiettivi.

Il volto di un'altra: Alessandro Preziosi e Laura Chiatti si scambiano uno sguardo languido in una scena del film
All'ambizione di Bella si contrappone quella del marito Renè, chirurgo estetico con sogni da conduttore di un reality. Con questa dualità vengono messi in scena anche i fragili equilibri di una coppia, messa in crisi dalla competizione? Alessandro Preziosi: Mi piace ricordare la scena del balletto tra me e Laura, tra l'altro molto simmetrico ed evocativo di un mondo andato, ma che lascia il passo ad un momento di dolcezza rappresentato da un valzer sviolinato. È un'occasione in cui i due possono ritrovarsi, guardarsi negli occhi e riunirsi proprio grazie all'inganno di cui sono complici momentanei. Però, sono cosi accecati dal voler superare le qualità dell'altro che, alla fine, perdono l'occasione per ricostruire un'intimità ancora non totalmente perduta.

New entry del film è la presenza di Lino Guanciale che interpreta Tru Tru, l'innocente - ma solo in apparenza - idraulico dalla voce d'oro. Com'è stata l'esperienza sul set e con Corsicato? Lino Guanciale: Sono da sempre un fan dei film di Pappi, quindi lavorare con lui è stata una splendida notizia. Sul set si sono trovate in stretto contatto persone che venivano da contribuiti ed esperienze diverse. Pappi ha saputo parlare ad ognuno di noi cercando di tirare fuori il meglio dalle singole caratteristiche. In questo modo è riuscito ad armonizzare una squadra di atleti provenienti da campi diversi.

Il volto di un'altra: Laura Chiatti in una surreale scena del film insieme ad Alessandro Preziosi
Com'è stata organizzata la stesura della sceneggiatura? Gianni Romoli: Il lavoro è stato lungo visto che abbiamo seguito due piste, una narrativa e una formale, più legata alle esigenze creative di Pappi. E' come se avessimo prodotto una doppia scrittura, visto che le discussioni non si sono concentrate solo sulla storia, ma hanno compreso anche vecchi film, musica e suggestioni varie. Avere un contenuto legato alla forma necessita che il plot sia molto semplice, per questo motivo noi sceneggiatori abbiamo fornito a Pappi una gran quantità di materiale per fargli fare un lavoro di asciugatura, visto che lui era l'unico in grado di far combaciare i due livelli.

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