Quell'estate

2008, Drammatico

Diane Fleri e Guendalina Zampagni raccontano la loro estate

L'attrice e la regista presentano Quell'estate, film nato e cresciuto senza pretese che ha riscontrato un inaspettato successo al Festival di Roma.

Pietro Salvatori

Quell'estate nasce come un film piccolino, quasi minuscolo.
Poi arriva al Festival del Film di Roma. I pochi critici e giornalisti che lo vedono ne scrivono buone recensioni, le proiezioni con le scuole dedicate alla sezione Alice nella città riscuotono applausi a scena aperta.
"Dopo questa buona accoglienza - confida fiducioso Pagano, il produttore - confidiamo di far arrivare presto il film in sala. Con una regia così fresca e un cast splendido, questa piccolissima produzione ha un buon futuro".
In effetti, la freschezza e l'entusiasmo della regista, traspaiono in modo evidente durante la conferenza stampa di presentazione: "Ho ambientato questo film in Toscana, mentre nella sceneggiatura c'era un'altra location - spiega Guendalina Zampagni, alla sua orera prima - Me lo sono portata lì per sentirmi a mio agio, anche perchè fin da subito ho avuto in mente questo paesino che poteva essere perfetto".
La Zampagni arriva a dirigere una pellicola dopo una lunga gavetta: "E' 10 anni che faccio l'aiuto regista - spiega la Zampagni - con il desiderio di fare un film mio. Ho cominciato con l'accademia di arte drammatica, poi ho incontrato Grimaldi e sono diventata la sua aiuto regista, e con lui ho imparato a fare questo mestiere. La sceneggiatura mi è subito piaciuta - continua - ho solo un pò approfondito le figure femminili, perchè le sentivo vicino a me. Avevamo pochi soldi per realizzarlo, per cui avevamo bisogno di un buon cast".

Primo ruolo di un certo peso per Diane Fleri, che con modestia si schernisce: "I_l film è un film corale, non potrei definirmi la protagonista, anche se è indubbio che mi sono sentita caricata di grandi responsabilità. E' il primo film in cui ho lavorato così tanto, perchè ero inserita in maniera totale nel film, girato in 4 settimane concentratissime. La prima esperienza così intensa per me. In realt, poi,à sembra estate ma facevano 3 gradi perchè abbiamo girato d'inverno, e gelavo. L'ultimo giorno mi è arrivata la febbre a 39, una volta scaricata tutta l'adrenalina. Però ce l'abbiamo fatta alla fine!".
Oltre a Diane, la Zampagni si è trovata dall'altra parte della macchina da presa un mostro sacro del cinema e del teatro italiano come Alessandro Haber.
"_Ero terrorizzata dal carisma dell'attore, perchè Haber è uno che ti assilla con mille consigli. Ma è una persona splendida, l'unico suo problema è un pò la memoria. Sono stata contentissima anche della Villoresi, che mi ha aiutato a disciplinare Haber!
", conclude con una battuta.

L'andamento antico, come tempi e come struttura, del film, rispecchia i gusti e la sensibilità della Zampagni.
"Uno sceglie un ritmo per il proprio gusto - spiega quando le chiediamo il perchè di questo sapore un pò retrò - ed ho questo gusto qui. Poi per l'ambientazione negli '80, mi sembrava il ritmo giusto. E' un film ambientato in campagna, dove spesso non succede nulla, dove i ritmi sono più misurati".
Una favola lieve, segnata da una morte quasi improvvisa, che la regista spiega così: "Io come toscana forse sono un pò disincantata. Il toscano è un pò spietato, tagliente. Questa morte era principalmente qualcosa che cambiava la vita degli altri. Io amo però la dolcezza, mi piacciono i film che raccontano l'uomo, con la sua amarezza e allegria, non crediate che sia spietata nella vita".

Diane Fleri e Guendalina Zampagni raccontano la...
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