Recensione Bandidas (2005)

Non basta la funzionante alchimia tra la Hayek e la Cruz per poter reggere l'intero peso di un film poco originale ed imperfetto.

Deserto Rosa

Siamo nel Messico della fine del diciannovesimo secolo, mentre un potente bancario dal nome di Tyler Jackson cerca di prender possesso di vasti appezzamenti di terra, per poter metter su un imponente sistema ferroviario. E' ovvio il ricorso di Jackson alle maniere forti per convincere la gente a vendergli la propria fetta di terra.
Nel portare avanti il suo progetto, crea i presupposti perchè due donne messicane, Sara (Salma Hayek) e Maria (Penelope Cruz), di cultura ed origini ben diverse, finiscano per unirsi e rapinare le banche di cui lo stesso Jackson è proprietario, portandogli via soldi per donarli alle vittime dei suoi soprusi.
Jackson si affida a Quentin Cooke (Steve Zahn), un precursore della polizia scientifica, per catturare le due donne.

Poco di originale nella sceneggiatura messa in piedi da Luc Besson e Robert Mark Kamen per Bandidas, non solo nel puro e semplice pretesto e nell'intreccio, ma anche in situazioni e messa in scena. Ma se è vero che da un summer movie possiamo accettare che manchi la ricerca dell'originalità a tutti i costi, è pur vero che non basta affidarsi alla funzionante alchimia tra le due protagoniste per poter reggere tutto il peso del film, e sarebbe bastato poco per costruire un'infrastruttura più funzionale a mettere in risalto l'interazione tra le due attrici senza trascurare lo sviluppo della trama. Ed a voler essere pignoli, anche la coppia Hayek/Cruz avrebbe giovato da una scrittura in grado di cucire su di loro due personaggi con caratteristiche diverse tra loro, in modo da creare una coppia da schermo ben più varia, interessante e vivace.
C'è di tutto nell'ora e mezza scarsa che compone il film, dalla commedia, al dramma, passando abbondantemente per l'avventura e l'azione. Ed anche se i diversi ingredienti sono ben bilanciati, ciò finisce per rappresentare un difetto più che un pregio di Bandidas, al punto da non riuscire a collocare il film in una tipologia ben definita.
Di questo è complice una regia poco esperta e poco sicura, che non riesce a dare uniformità al prodotto, lasciandosi più di una volta andare ad ingiustificati eccessi (era proprio necessario l'ormai onnipresente ed abusato bullet-time nella frenetica sequenza finale?).

Accanto alle due protagoniste, non sfigura Zahn, mentre poco può Dwight Yoakam nel ruolo di Jackson per dar spessore ad un cattivo totalmente monodimensionale.
Interessante, invece, la colonna sonora di Eric Serra, che accompagna il film con brani dal sapore messicano, che si distinguono per varietà ed adeguatezza.

In un'estate che ha visto le sale affollarsi di un numero eccessivo ed ingiustificato di film, accettiamo comunque di buon grado un film imperfetto, che però non ha eccessive pretese e che può riservare un'ora e mezza di intrattenimento spensierato allo spettatore.

Movieplayer.it

2.0/5