Dentro l'inferno

2016, Documentario

Dentro l’inferno: Un viaggio nell’umanità che circonda i vulcani

Accompagnato dal vulcanologo Clive Oppenheimer, il regista ci porta in un affascinante viaggio tra i pericolosi vulcani del pianeta ed i popoli che si sono sviluppati accanto ad essi.

Into the Infero: un'immagine del documentario

"E se tu scruterai a lungo in un abisso, anche l'abisso scruterà dentro di te." Viene in mente questa frase di Nietzsche seguendo la camera di Werner Herzog sulla cima di un vulcano per affacciarsi al suo interno, a fissare quel ribollire di lava che si gonfia ed esplode, muovendosi come un'entità viva e pulsante. Accompagnati dal regista tedesco, restiamo ipnotizzati a fissare il movimento fluido della roccia fusa, rendendoci conto di star guardando il cuore del nostro pianeta.

Ma è solo l'inizio, un potente inizio, di un documentario che ci porta faccia a faccia con più di un'immagine di tale imponenza e bellezza, un viaggio affascinante e profondo tra i più pericolosi vulcani che tempestano il nostro pianeta, insieme all'esperto del settore Clive Oppenheimer e per conto di una realtà come Netflix che sta mettendo a segno diversi colpi interessanti, mettendo insieme un catalogo di produzioni originali di tutto rispetto. Nello specifico parliamo di Dentro l'inferno, documentario presentato alla recente Festa del Cinema di Roma e disponibile agli utenti del canale streaming dal 28 Ottobre.

Sulle orme di Clive

Into the Infero: il co-regista del documentario Clive Oppenheimer in un'immagine dal set

Il lavoro firmato da Werner Herzog attinge al libro Eruptions that Shook the World firmato da Oppenheimer, ispirandosi ad esso piuttosto che proponendo una resa fedele del suo contenuto, selezionando una serie di vulcani di tutto il mondo, portandoci sulle loro pericolose vette o alle loro falde per conoscere la vita che attorno ad essi si è sviluppata. Dall'Indonesia all'Islanda, passando per l'Etiopia e approdando nel mondo problematico della Corea del Nord, l'obbiettivo di Herzog cattura immagini che colpiscono, fatte di colonne di fumo e fiumi di fuoco, soffermandosi sui crateri per permettere al vulcanologo protagonista di illustrarci le peculiarità dei vulcani e la pericolosità di quello che stanno facendo (impagabile la spiegazione su come comportarsi in caso di lapilli incandescente in arrivo, così come è toccante il ricordo di due ricercatori drammaticamente scomparsi).

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Lo sguardo antropologico

Dentro l'inferno: un momento drammatico del documentario di Herzog

Eppure, nonostante l'impianto visivo curato e autentico, distante da quello che potremmo vedere in una produzione patinata di National Geographic e simili, Dentro l'inferno guadagna punti quando si allontana dalle vette dei vulcani, scendendo a valle, insinuandosi tra la gente che nasce, cresce o lavora in quel contesto. Ce l'ha detto Clive Oppenheimer in conferenza a Roma, ed è evidente anche soltanto guardando il documentario di Herzog: il focus del lavoro non è sull'impatto visivo che le eruzioni possono avere, ma su come quella potenza devastante ha plasmato il nostro pianeta, in senso materiale in primis, modellando territori e atmosfera, ma soprattutto in senso culturale. L'attenzione dei due nomi coinvolti nel progetto con i rispettivi ruoli è sul piano antropologico, nel raccontarci quelle culture e usanze che vi si sono sviluppate attorno: Herzog e Oppenheimer riprendono e intervistano, osservano e indagano per capire e farci capire a fondo come queste popolazioni siano state influenzate nel loro sviluppo, dal punto di vista sociale e religioso.

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Il valore aggiunto di Herzog

Dentro l'inferno: Herzog nel documentario di Netflix

È il merito principale di un regista capace di filtrare l'argomento attraverso la lente del proprio modo di vedere il mondo, dando al tema trattato sfumature e toni che sfociano nel filosofico. Esempio concreto dell'abilità di Herzog di andare oltre la materia trattata è la porzione di Dentro l'Inferno ambientata in Corea, che, partendo dal Monte Paektu e la sua importanza nella cultura e iconografia locale, riesce a tratteggiare uno spaccato secco, mirato e sincero, profondo e interessante del paese e dei suoi dispotici governanti. Un grandissimo merito che rischia di diventare quasi un limite, perché quel frammento del documentario acquisisce un'importanza notevole nell'economia di tutto il racconto che ci viene proposto, tanto da portarci a chiedere perché non ne sia stato fatto un progetto autonomo e più approfondito.

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Antonio Cuomo
Redattore
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