Il caso Paradine

1947, Drammatico

Recensione Il caso Paradine (1947)

Un film profondamente imperfetto, lontano dall'immagine che ne avevano sia regista che produttore; fallisce nella scelta di sembrare britannico a tutti i costi.

Guido Luciani

Degrado britannico mal riuscito

Il caso Paradine è uno tra i film meno riusciti di Alfred Hitchcock, un film basato su una sceneggiatura imperfetta e piena di contraddizioni, sulla scelta di un cast di attori non all'altezza e su un plot rigido e poco sorprendente.
La sceneggiatura è stata scritta da David O. Selznick, produttore della pellicola e di buona parte dei primi film di Sir Alfred negli USA. Selznick considerava i film che produceva di sua proprietà e amava decidere quasi tutto, lasciando al regista soltanto i dettagli tecnici. Da ciò ne deriva uno script privo di mordente, non usuale per un film di Hitchcock, costruito in maniera superficiale su un plot già di per sé non intrigante. La responsabilità del produttore si estende inoltre alla scelta degli attori che fu indicata dallo stesso Hitchcock come un difetto del film: Gregory Peck, troppo poco elegante per impersonare un avvocato britannico (Hitch avrebbe voluto Laurence Olivier); Louis Jourdan, per inverso, troppo elegante per dar vita ad un rozzo garzone. Ed infine la bellissima Alida Valli; Selznick l'aveva scoperta e portata ad Hollywood presentandola come la nuova Ingrid Bergman. La Valli non ebbe mai fortuna negli USA anche se recitò a fianco di attori importanti e per registi di grande levatura. Lo stesso Sir Alfred non aveva apprezzato la scelta anche perché aveva avuto la speranza di poter avere Greta Garbo che, con questo film, sarebbe tornata sul grande schermo. Anche la regia, da par suo, deve assumersi le proprie colpe: nessun espediente tecnico (o quasi) percorre il film, nessuna trovata geniale arricchisce l'immagine. Nessuno spunto è offerto allo spettatore annoiato.

Se ne ricava l'idea di un film profondamente imperfetto, lontano dall'immagine che ne avevano sia regista che produttore. Il caso Paradine fallisce nella scelta di sembrare britannico a tutti i costi. Gli unici elementi di fascino si ritrovano nella scelta di Hitchcock di dar vita ad un film "sporco", in cui domina il degrado: quello di una donna apparentemente aristocratica ma in realtà ninfomane, priva di morale che deve sottomettersi a tutte le formalità del carcere e quello di un avvocato sposato che si innamora dell'ambiguità e della delinquenza della sua cliente (temi che Sir Alfred approfondirà in Marnie).
A dominare è senza dubbio la libidine di Sir Alfred; il tema del sesso comincia ad affacciarsi in maniera latente, a dominare sulle inquadrature (i primi piani ad Alida Valli sono un esempio), sulla storia e sugli sguardi che pervadono Il caso Paradine.
Anche con Greta Garbo il film sarebbe stato un insuccesso.

Recensione Il caso Paradine (1947)
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