Death Note

2017, Thriller

Death Note: Adam Wingard ci spiega il suo remake per Netflix

Con l'arrivo in catalogo della versione USA del popolare manga/anime, abbiamo scambiato quattro chiacchiere con il regista del discusso adattamento riguardo le scelte fatte per dargli vita.

Siamo in un'era di rifacimenti di varia natura, tra remake puri, reboot e finti sequel per sfruttare le idee più amate del passato più o meno prossimo. Inevitabile riprendere anche l'idea, fortissima e dalle mille potenzialità, di un manga (e relativo anime) amatissimo come Death Note. L'ha fatto Netflix seguendo però una strada che ha fatto storcere più di un naso: quella della trasposizione in territorio statunitense della storia, realizzando un film che per forza di cose deve comprimere quello spunto, forzandolo in qualcosa di diverso. Grazie all'ufficio stampa Netflix, abbiamo avuto modo di confrontarci con il regista dell'adattamento, Adam Wingard, facendoci raccontare da lui le scelte fatte nel ripensare la storia in funzione delle tempistiche diverse di un lungometraggio rispetto ad una serie di lunga durata, ma soprattutto concentrandoci su cosa ha comportato lo spostamento dell'azione in USA, in termini di situazioni e personaggi.

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Una foto che ritrae Adam Wingard al lavoro sul set

Death Note e il fascino dell'idea

Death Note: una foto del film

Cosa c'è nello spunto di Death Note che ti appassiona e che pensi che attiri il pubblico?

Penso che Death Note sia stato un tale successo per la sua abilità nel trattare temi in cui ci si può identificare in un modo così impredicibile. Il cuore della storia è il bene e il male e tutto quello che c'è di mezzo, quella zona grigia, e riesce ad affrontare questi temi reali con un mostro alto più di due metri ed un quaderno soprannaturale.

Sono stati fatti molti cambiamenti per trasportare la storia dal Giappone agli Stati Uniti?

Assolutamente. Il manga è stato adattato fedelmente sia in un anime che in film live-action, quindi il concetto base di questo nuovo adattamento è scoprire cosa accade prendendo il tema portante di questa storia e trasportandola in una nuova ambientazione. Questo cambia tante cose, non solo visivamente, ma nei fattori sociali insiti in Death Note che vanno aggiornati per adeguarsi al clima corrente americano. Non l'ho mai considerato un copia e incolla, ci sarebbero dovuti essere cambiamenti che sono venuti spontanei nella fase di sviluppo del film. Un approccio simile è stato fatto sui personaggi: L per esempio continua a mangiare tante caramelle e viene da un orfanotrofio, ma in definitiva è un personaggio diverso. Resta una figura strana, ma in modo diverso ed il suo arco narrativo è stato modificato per rappresentare quello che accade in America a livello governativo. Anche Light Turner è una persona diversa da Light Yagami, e anche se aspetti delle loro personalità sono sovrapponibili, hanno reazioni diverse a quello che accade loro.

Death Note: Margaret Qualley in una foto del film

Quanti vi siete ispirati direttamente al manga?

La prima domanda in un'operazione del genere è chiedersi in che modo sia diverso e quanto gli elementi portanti della storia possano allinearsi allo stesso modo. Ovviamente le cose sono diverse in Giappone ed in America ed abbiamo dovuto fare i conti con questo aspetto, riesplorando il materiale di partenza in modo originale. L'elemento che abbiamo ripreso più fedelmente dal materiale di partenza è stato Ryuk: i film live-action giapponesi si erano avvalsi della CGI per renderlo, ma io volevo cercare di portarlo in vita sul set. Quando vedete Ryuk nel nostro film, è realmente lì e la CGI è stata usata solo per aiutarci in cose come le articolazioni di labbra e bocca, che non sarebbe stato possibile realizzare col trucco. Anche se Seattle e Tokyo sono molto diverse, abbiamo potuto trasporre Ryuk il più fedelmente possibile a come appare nel manga.

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Il tocco di Wingard

Una foto che ritrae Adam Wingard

Sei conosciuto per i tuoi horror, come You're Next e Blair Witch, perché hai deciso di lavorare a qualcosa di diverso come può essere Death Note?

Talvolta vengo categorizzato come uno che fa horror ed è ok perché ne ho fatti diversi, ma mi interesso di molti generi e argomenti e voglio fare film che vadano oltre i confini di un genere in particolare. Death Note non è molto diverso dal mio The Guest, che prendeva una storia thriller e la rappresentava secondo il contesto degli horror anni '80, anche se non rientra nel genere in senso stretto. Death Note ha un approccio simile, prende una storia molto semplice e la canalizza dal punto di vista stilistico in una serie di generi con una sensibilità anni '80. Penso che molti non si aspettino la ricchezza stilistica che ho usato per questo film.

Oltre al trasferire la storia in USA, come hai lavorato per rendere il tuo film originale?

Il nostro approccio a Death Note è stato qualcosa di molto diverso. Il nostro film è molto diverso dall'originale, abbiamo accettato l'idea di fare qualcosa che si discostasse dall'originale e vedere dove questo percorso ci avrebbe portati. Abbiamo lasciato che la storia evolvesse in modo spontaneo, assicurandoci che i pezzi giusti andassero al loro posto. Volevamo una realtà cruda, cupa e ricca di contrasti; volevamo prendere lo stile dell'anime e metterlo in un contesto nuovo e crudo. Ed alla fine ha preso una sua vita autonoma.

Conoscevi già il manga o l'anime quando hai iniziato a lavorare al progetto?

Avevo letto il manga e poi visto l'anime. È buffo, ma mio fratello è un grande fan di Death Note ed anni fa mi disse che se mai avessi adattato qualcosa, avrei dovuto fare questo. È ciò che inizialmente mi ha avvicinato alla storia.

Death Note: un'immagine dal film targato Netflix

Death Note racconta lo scontro tra due personaggi affascinanti, Light ed L. Da che parte ti schiereresti?

Preferirei stare dalla parte di Ryuk!

Hai dei manga ed anime preferiti?

Certamente. Tra i manga Blade of the Immortal, Uzamaki, Death Note e Akira, che è anche tra i miei anime preferiti insieme a Ninja Scroll, Evangelion, Macross Plus e Ken il guerriero.

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Il Death Note di Netflix

Death Note: il protagonista Nat Wolff in una foto del film

Perché hai scelto Nat Wolff per Light?

Nello scegliere il mio Light, non ho considerato quello del manga, non direi che è un supergenio. Mi sono detto "prendiamo un ragazzo normale ma brillante che perde la testa". Quando sono entrato nel progetto c'era già uno script e Nat aveva la personalità che stavamo cercando. Quando faccio casting, cerco sempre qualcuno che condivida col personaggio alcune delle sue caratteristiche. Nat è uno che non cerca a tutti i costi di sembrare figo, appare come un ragazzo normale. Ha un gran senso dell'umorismo, è concreto e intelligente. È esattamente quello che cercavo.

Come pensi che verrà accolto dai fan dell'originale?

Impossibile dire come reagirà la gente, ma le proiezioni di test in California sono state molto positive.

Quanto è diverso lavorare per Netflix? Hai avuto libertà creativa?

Netflix è un posto ideale per noi realizzatori. Il cammino del film è iniziato alla Warner ed è stato poi preso da Netflix ed è stata un'esperienza magnifica. Non abbiamo avuto limiti in termini di violenza, nudo o linguaggio, perché Netflix non si pone questi limiti. Abbiamo potuto fare un blockbuster hollywoodiano, un tipo di storia che il canale streaming è in grado di realizzare ora, con un budget che permette di fare grandi film.

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