Dario Argento: la 'Paura' da Iggy Pop a Stephen King

Dario Argento rivela i suoi segreti in un lungo incontro in cui ci parla del bisogno di raccontare la sua vita per fare chiarezza, dell'incontro con Iggy Pop, protagonista del suo prossimo progetto, ma anche della mancata collaborazione con Stephen King.

Cosa spinge un regista di culto a fare il bilancio della propria vita e della propria carriera arrivando a scrivere la propria autobiografia? Lo abbiamo chiesto a Dario Argento, maestro dell'orrore e ospite abituale del Courmayeur Noir in Fest che quest'anno approda in Valle D'Aosta nell'inedita veste di scrittore. Argento è approdato al festival per presentare l'autobiografia intitolata, guarda caso, Paura. "Nel corso degli anni hanno scritto tante cose su di me. Alcune mi irritavano perché non erano vere, così a un certo punto ho sentito il bisogno di raccontare i fatti e fare chiarezza. Mi sono messo al tavolino e nel corso di due anni ho scritto Paura. Anche se sono una persona riservata non ho provato imbarazzo ad aprirmi. Ho ripercorso la mia storia partendo dall'infanzia e facendo un'opera di recupero. La difficoltà principale è stata proprio la memoria, ricordarmi con esattezza tutto quello che mi era accaduto, i momenti belli, brutti, imbarazzanti".

Paura è un'opera personale, ma è anche un libro sul cinema, un documento che racconta puntualmente la genesi di opere di culto come Profondo Rosso, Suspiria, Inferno. Il maestro nega, però, di aver scritto il libro come forma di rivalsa contro certa critica. "Io descrivo la genesi delle mie opere, gli incontri, le collaborazioni, ma non mi sono spinto sul versante critico. Ho preferito concentrarmi sugli incontri da cui è scaturito il mio cinema, ma anche i rapporti con i miei genitori e con le mie figlie. Da lettore appassionato, il mio modello letterario assoluto è Edgar Allan Poe. Mentre scrivevo Paura, stavo leggendo Lanterna magica di Ingmar Bergman e sono rimasto colpito dalla spudoratezza con cui racconta la sua vita, anche le cose meno edificanti come le simpatie naziste in gioventù. Ho capito che, se volevo fare sul serio, dovevo essere sincero anch'io".

Un incipit scolvolgente

Dario Argento firma le copie della sua autobiografia Paura a Courmayeur

Intitolare un libro su Argento Paura sembra quasi scontato, ma in realtà il titolo nasce da una scelta ben ponderata. "La paura è un sentimento che tutti proviamo, ma io, nella mia opera, ho cercato di concentrarmi sulla paura degli incubi, un sentimento più profondo e più oscuro rispetto alle paure del quotidiano. I miei film sono piuttosto onirici ed è proprio questa la ragione per cui all'inizio ho faticato a impormi. Mentre giravo L'uccello dalle piume di cristallo, il mio primo film, i produttori di Titanus non erano per niente soddisfatti e volevano sostituirmi con un altro regista. Non hanno mai amato il film e all'inizio il flop a Milano e Torino sembrava dargli ragione, ma per fortuna a Napoli e Firenze è stato un successo. A loro il film non piaceva perché era diverso dagli altri, eppure è proprio questa la ragione per cui è finito in testa agli incassi in America. Evento più unico che raro". Dopo un inizio stentato, la carriera di Dario Argento è decollata trasformandolo in uno degli autori italiani più noti in tutto il mondo. Eppure Paura si apre con un incipit doloroso e sconvolgente ambientato nel 1976, in un momento di grande difficoltà personale. "E' stato il momento più difficile della mia vita. Forse ero depresso, ma non facevo una vita isolata. Organizzavo delle proiezioni nell'hotel in cui vivevo, uscivo a cena, ero circondato da attrici e tecnici. Eppure quando la sera tornavo nelle mie stanze sentivo che mi mancava qualcosa. Ho sempre amato la solitudine, mi piace viaggiare da solo, ma in quel momento sentivo un tormento interiore che mi ha spinto a pensare il suicidio, a buttarmi dalla finestra. Poi un mio amico medico mi ha consigliato di mettere dei mobili davanti alla finestra e il consiglio ha funzionato perché togliere la mobilia era troppo faticoso così alla fine ho abbandonato l'idea".

Iggy Pop sarà l'uomo nero

Argento sul set di Opera

Si fa fatica a pensare che un autore così timido e solitario come Dario Argento abbia trovato un feeling con l'esuberante rock star Iggy Pop, eppure sarà proprio lui il protagonista del suo nuovo progetto horror, Sandman, annunciato con una fortunata raccolta fondi realizzata col crowfunding. "Eppure non sempre le persone simili vanno d'accordo, anzi, gli opposti si attraggono" ci spiega Dario, divertito. "Ho conosciuto Iggy Pop a New York. Mi ha confessato di essere un mio grandissimo fan e si è proposto per un mio film. Visto il suo entusiasmo, ho cominciato a pensare a un ruolo adatto a lui. Nel frattempo lui mi postava un sacco di video per convincermi e alla fine ci è riuscito. Sto scrivendo il film proprio adesso e credo che gireremo la prossima estate. Ancora non ho scelto la location e non posso rivelare molti dettagli, ma solo perché non li conosco neppure io. Devo ancora fare il casting". Riguardo all'esperienza col crowfunding, il regista sembra molto soddisfatto. "La raccolta fondi mi ha permesso di conoscere un sacco di persone che mi stimano e si sono offerte per collaborare, fornire consigli. E' un modo per allargare la famiglia e sentire le voci amiche". In Sandman, però, non ci sarà spazio per il 3D. "Sono rimasto molto molto soddisfatto della tecnica usata in Dracula 3D, ma implica una attenzione verso l'aspetto visivo e io stavolta voglio fare una cosa più intima, autoriale. Ma in futuro intendo proseguire l'esplorazione di nuove tecnologie".

Argento e Stephen King: un'occasione mancata

Dario Argento al Courmayeur Noir in Fest 2014 insieme a Jeffery Deaver

Pensando a Iggy Pop, Dario Argento si sofferma a riflettere sulle collaborazioni che hanno costellato la sua carriera, quelle riuscite, come quella con i mitici Goblin o i tre film realizzati insieme "al mio fratellino George A. Romero. Oggi tutti si occupano di zombie facendo soldi a palate, ma è stato lui il primo a reinventare gli zombie moderni e non è troppo felice delle varie riletture", e quella solo potenziale, ma mai andata in porto, con Stephen King. "In un primo momento King pensò di affidarmi Le notti di Salem, però è un malloppone. Ero in difficoltà, non riuscivo a riassumerlo in modo efficace. In seguito mi ha proposto L'ombra dello scorpione, ma anche lì non me la sono sentita. Poi purtroppo ci siamo persi di vista, perché la moglie lo ha rinchiuso nella sua casa del Maine per spingerlo a disintossicarsi, ma siamo sempre in buoni rapporti". Riguardo al preannunciato remake di Suspiria, che avrebbe dovuto girare David Gordon Green, Dario Argento non nasconde la propria soddisfazione nell'apprendere che il progetto è tuttora bloccato e confessa. "Quando mi propongono dei remake non sono troppo contento. Dopo che hai parlato di quel tema una volta, per me è sufficiente. Non amo ripetermi. Anche nei miei film cerco la varietà. Non credo che un'opera scada col tempo. Se un film è buono, dovrebbe restare sempre attuale, come i romanzi russi". Parlando dei film altrui che lo spaventano di più, Argento indica "gli autori della mia generazione perché riescono a realizzare opere spaventose che contengono anche elementi psicologici. Sono più profondi di quelli contemporanei. Se potessi scegliere qualcuno con cui collaborare oggi? Non ho in mente nessun attore preciso, però mi piacerebbe avere Jeffery Deaver come sceneggiatore".

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