Da True Detective e Fargo al fenomeno Gomorra, tutte le serie TV del 2014

Le conferme di HBO e le altre cable, gli alti e bassi dei network, l'esplosione italiana di Gomorra ed i contratti milionari delle star di The Big Bang Theory: un riepilogo dell'annata che si sta chiudendo nel mondo delle serie TV.

Da True Detective e Fargo al fenomeno Gomorra,...

Quello che sta tirando gli ultimi respiri è stato un anno fruttuoso nel mondo del piccolo schermo. Il 2014 ci ha proposto grandi novità, più o meno attese e più o meno riuscite, e il prosieguo di una transizione verso un modello diverso, in cui la competizione selvaggia la sta facendo da padrona. Un modello che, però, sembra preoccupare molti degli addetti ai lavori, che notato una situazione non dissimile da quella dell'esplosione di internet di inizio anni 00, prima che grandi fallimenti facessero esplodere la cosiddetta bolla che si era formata.

Sta accadendo qualcosa nel mondo delle serie TV? Forse. Non più tardi di giugno, alla Produced By Conference John Landgraf, CEO di FX, faceva notare un dato su cui è inevitabile riflettere: "per 50 anni ci sono stati tre network in USA con 60 o 70 serie attive. Con l'arrivo del quarto si è arrivati a 80. Ci sono 350 serie originali prodotte e commercializzate nel mercato televisivo americano quest'anno... e penso che questo numero salirà a 400 per il prossimo." 350 serie. E a guardarci indietro all'anno che sta finendo non ci sentiamo di sostenere che il numero possa essere molto lontano dalla realtà. E' per questo che affronteremo questa panoramica senza pretesa di completezza, cercando di identificare temi significativi e momenti di spicco, consapevoli che da ora in poi, se la suddetta bolla non dovesse esplodere, una visione completa del panorama televisivo statunitense sarà sempre più difficile. Ma prima di procedere, concedeteci di volgere per un attimo lo sguardo al nostro territorio, ad una serie che da qui ha saputo lanciare un segnale importante verso l'estero.

La doppia vita dell'Italia televisiva

Gomorra: il miracolo di Sky

Gomorra - La serie: Marco D'Amore e Salvatore Esposito in un momento della fiction Sky

C'erano stati dei primi segnali che anche in Italia si stesse creando una netta differenza tra le produzioni delle reti generaliste (Rai e Mediaset) e quelle dell'equivalente nostrano delle cable, ovvero Sky. Ci riferiamo a Romanzo criminale - La serie che qualche anno fa aveva indicato la direzione del gruppo satellitare, ora chiara, confermata ed evidente dopo l'ulteriore passo in avanti fatto lo scorso maggio, quando Gomorra - La Serie è andata in onda nel nostro paese. La produzione ispirata al bestseller di Roberto Saviano ha saputo raccontare la realtà partenopea con uno stile asciutto, deciso, di grande impatto visivo ed emotivo, con il coraggio di scelte narrative e stilistiche che avvicinano la serie Sky alle grandi produzioni d'oltreoceano. Non è un caso che la serie diretta da Stefano Sollima, Francesca Comencini e Claudio Cupellini sia stata usata per accompagnare il lancio, effettuato solo un mese prima, del nuovo canale Sky Atlantic, pensato per ospitare la grande produzione televisiva internazionale, né che lei stessa sia stata capace di vendere in oltre cinquanta paesi, facendosi portavoce di un'italianità che nel panorama televisivo mancava, sbarcando anche al festival di Toronto ed annientando una ulteriore barriera passando dal piccolo al grande schermo con la programmazione nelle sale in quattro settimane a partire dal 22 Settembre.

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L'Italia "terrestre" resta al palo?

Braccialetti Rossi: una scena della fiction

Un successo di critica che non ha scoraggiato il grande pubblico, come a volte capita, perché Gomorra è stata anche molto amata dagli spettatori, lanciando molti dei suoi protagonisti al pari del giovane cast di un altro grande successo di questa annata televisiva: Braccialetti Rossi, che è riuscita a conquistare il grande pubblico in un 2014 per lo più animato da vecchi leoni della TV, come il Terence Hill di Don Matteo che giunge alla sua nona stagione, alle nuove stagioni di produzioni già collaudate, come Un medico in famiglia, Squadra antimafia - Palermo oggi, Che Dio ci aiuti o I Cesaroni, e le immancabili biografie di personaggi storici e sacri, che quest'anno hanno spaziato da Papa Wojtyla a Francesco D'Assisi. Braccialetti rossi non ha certo la forza prorompente per il panorama italiano della serie Sky, né potrebbe dalla sua collocazione su Rai1, ma non possiamo non riconoscerle il merito di aver coinvolto un gran numero di spettatori. Qualcosa però si muove anche nel panorama TV extra-satellitare e lo indica la conferma di un fenomeno come Mario - Una serie di Maccio Capatonda che nel 2014 ha riscosso ulteriore successo con la sua seconda stagione. Un salto dal web alla TV di cui si era già fatto riferimento in passato parlando di Una mamma imperfetta di Ivan Cotroneo e che trova una ulteriore prova nei giovani protagonisti, di provenienza The Pills, che accompagnano Paolo Calabresi in Zio Gianni, nuovo esperimento di Rai2.

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Zio Gianni: un'immagine del cast sul set

Network vs Cable: la battaglia impari ed infinita

La punta di diamante HBO

Matthew McConaughey in una scena dell'episodio Form and Void di True Detective

Quello tra pay e free è un contrasto che si ripete, con proporzioni del tutto diverse, sul panorama americano. Un contrasto ancora più evidente in un 2014 che sul versante cable del campo di battaglia he messo in gioco forze di grandissimo spessore. Lo sappiamo che state già pensando a True Detective... e ovviamente anche noi! La serie di Nic Pizzolatto vanta una scrittura di altissimo livello, una regia mostruosa affidata, cosa più unica che rara, ad un unico autore, Cary Fukunaga, ed un cast di livello stellare, dal rinato Matthew McConaughey a a Woody Harrelson. Grande atmosfera, mistero, immagini di grandissimo impatto, un finale spiazzante (che abbiamo ampiamente analizzato qui) ed un paio di sequenze che difficilmente dimenticheremo: su tutte l'infinito pianosequenza che chiude il quarto episodio. Storia della televisione. E vi diamo appuntamento di qui ad un anno, all'articolo equivalente che analizzerà il 2015, per sapere se questo miracolo si sarà ripetuto ed una stagione 2 completamente diversa avrà saputo eguagliare il livello della prima.

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Gli altri gioielli cable

Fargo: Martin Freeman in una scena

Basterebbe il paragrafo precedente e la sola serie già citata per chiudere la partita ancora prima di iniziarla, invece c'è altro. Se McConaughey ed Harrelson non vi bastano, possiamo citarvi Martin Freeman e Billy Bob Thornton? Sono loro gli immensi protagonisti di Fargo, adattamento per il piccolo schermo dell'omonimo film dei Coen che ci ha sorpresi positivamente. Ammettiamo infatti di non aver riposto gran fiducia nel progetto, almeno inizialmente, ma ci siamo dovuti ricredere di fronte all'alto livello della serie FX su tutti i fronti. O forse possiamo stuzzicarvi la curiosità con Clive Owen? E' infatti lui il protagonista di The Knick, dura serie Cinemax che racconta con in modo grafico e realistico la scienza medica di inizio 900 in quel di New York, dove opera il brillante dottor Thackery. Grossi nomi a cui si affiancano serie per tutti i gusti, a dimostrazione che il panorama cable sta cambiando e si sta ampliando. Pensiamo ad una serie minore come Halt and Catch Fire, che racconta il boom informatico degli anni '80, interpretata da un affascinante Lee Pace e miracolosamente rinnovata; o al debutto via cavo, per HBO di Damon Lindelof, accompagnato da Tom Perrotta per la scrittura di The Leftovers, una serie dal ritmo anomalo e dall'atmosfera opprimente, che sa mettere in scena la sofferenza dei protagonisti con grande intensità; tra le novità più brillanti di Showtime, c'è il dramma The Affair, creato dal tandem di In Treatment Hagai Levi/ Sarah Treem e caratterizzato da un'impostazione narrativa originale e intrigante e da interpretazioni trascinanti.

E ancora ancora una serie storica come TURN, un adattamento letterario come Outlander o l'avventurosa Black Sails, entrambe della Starz, commedie come Silicon Valley o Doll & Em della solita HBO, uno spaccato sull'ambiente gay di San Francisco come Looking, o serie di nicchia ma gran qualità come Manhattan. Una macchina che ormai sa ottenere successo anche con produzioni qualitativamente inferiori come The Last Ship, ugualmente in grado di costruire un suo pubblico ed andare avanti. Insomma per gli abbonati cable americani ce n'è stato per tutti i gusti nel corso di quest'anno (e nemmeno vogliamo citare Mad Men, aspettando di parlarne in modo approfondito il prossimo anno, quando la seconda metà dell'ultima stagione sarà andata in onda).

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E i network stanno a guardare?

The Good Wife: l'attrice Julianna Margulies in una scena dell'episodio Message Discipline

Un po', forse, sì. D'altronde è in parte il pubblico che orienta le scelte e spettatori che continuano a guardare The Mysteries of Laura lasciano ben poche speranze di cambiamento. Ci sono, come sempre, alcune eccezioni, show che sanno coniugare appeal per il pubblico a una scrittura di notevole livello come The Good Wife, che continua a rinnovarsi con coraggio ed intelligenza ogni anno, o Hannibal, sviluppata con originalità da Bryan Fuller partendo dalle opere di Thomas Harris e capace di conquistare il pubblico con una messa in scena che oltrepassa i limiti abitualmente (auto)imposti agli show da network. C'è poi chi sa farsi largo con furbizia, ammiccando qua e là ed ottenendo risultati. E' per esempio il caso di C'era una volta, che per la sua quarta annualità è andata a scomodare il supersuccesso Frozen - Il regno di ghiaccio, o Grey's Anatomy, che riesce ancora dopo dieci anni a catalizzare attenzione e sofferenza del suo pubblico, perfettamente in grado di tirare le fila del dramma per suscitare forti reazioni emotive. Merito di Shonda Rhimes, dietro le quinte di un'altra delle novità di successo della stagione iniziate lo scorso settembre, How to Get Away with Murder (in Italia da Gennaio col titolo Le regole del delitto perfetto. Ma al loro fianco ci sono anche esperimenti di qualcosa di nuovo, almeno per il pubblico dei network, che non ottengono i risultati sperati. A quest'ultima categoria va ascritta per esempio Extant, serie non certo riuscitissima, ma che cercava uno sviluppo narrativo meno ordinario e che è riuscita a strappare il rinnovo solo in extremis, o Believe, che non è riuscita a mantenere per tutta la sua unica stagione la forza ed originalità di regia donata da Alfonso Cuaron al suo pilot, o Crisis e Crossbones.

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Chi di sit-com ferisce...

The Big Bang Theory: Una scena dell'episodio The Workplace Proximity

Uno spazietto a parte, nel raccontare il 2014 in via di chiusura, merita l'affair The Big Bang Theory: in un contesto in cui le nuove comedy stentato ad imporsi, la serie CBS riesce a confermare i suoi importanti numeri (la premiere della stagione 8 è stata vista da 18.03 milioni di spettatori, cifra di pochissimo sotto quella dello scorso anno) e per fortuna del network giustifica il grosso investimento fatto per il futuro. Non più tardi di fine luglio, infatti, tutto il cast ha rinegoziato i nuovi contratti dopo aver fatto slittare l'inizio delle riprese dei nuovi episodi. Una prova di forza vinta, alla quale la stessa CBS si è esposta rinnovando la serie per ben tre ulteriori stagioni senza avere ancora i contratti dei protagonisti nel cassetto. Una ingenuità pagata, ma non possiamo dire che Jim Parsons, Johnny Galecky e Kaley Cuoco non meritassero le cifre a cui sono arrivati, visti i risultati che ancora portano.

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Le nuove forze in gioco

House of Cards: Kevin Spacey e Robin Wright in Chapter 23

Nell'articolo omologo dello scorso anno avevamo intitolato un paragrafo Il caso Netflix e possiamo confermare quest'anno che il caso è ancora aperto, vivo, vegeto ed in via di espansione. Netflix continua infatti a raccogliere consensi grazie alle sue produzioni di punta, da House of Cards a Orange Is the New Black, ma al suo fianco si impone con prepotenza Amazon che dopo i primi pilot lanciati nel 2013 assale in 2014 con ben tre nuove ondate, a febbraio, agosto e novembre. Tra questi il nuovo lavoro del Chris Carter di X-Files, The After, Bosch dal personaggio di Michael Connelly, il mondo della musiac classica protagonista di Mozart in the Jungle e soprattutto quel Transparent che racconta la vita di una famiglia di Los Angeles e del suo padre transgender e che ha di recente ottenuto una nomination ai Golden Globes che verranno assegnati a metà gennaio. E se in futuro tra cable e network sarà una terza via ad imporsi?

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Brit Power

L'importanza del format

Intruders: John Simm e Mira Sorvino in una scena della serie

Accanto ai colossi americani, o forse dovremmo dire di fronte, c'è tutta una schiera di produzioni che del coraggio fanno la loro arma principale, accompagnato dall'agilità di formati che permettono di osare senza troppi rischi. Serie di breve durata e miniserie per poter sperimentare ed eventualmente ripetersi negli anni successivi. In un 2014 orfano di Sherlock (ahinoi, i suoi protagonisti hanno la vita fin troppo piena ultimamente), non sono mancati titoli di punta pronti a coinvolgerci sul fronte britannico. Il panorama è vasto e anche qui non pretendiamo la completezza, ma alcune serie non possono mancare in una panoramica dell'anno che sta terminando: The Missing, per esempio, drama appena concluso con James Nesbitt nei panni del padre di un ragazzo scomparso in Francia, o Intruders, inquietante thriller paranormale con John Simm e Mira Sorvino, o la rivisitazione del mito dei moschettieri di The Musketeers, appena giunto sui nostri schermi, o ancora le seconde stagioni del Peaky Blinders di Steven Knight con Cillian Murphy e Sam Neill, dell'originale zombie serie In the Flesh, e di The Fall con Gillian Anderson, e la quinta del sempre apprezzato Downton Abbey, che nello speciale natalizio ha accolto la superstar internazionale George Clooney (leggi la news). Abitudine usuale, quella degli speciali natalizi in Gran Bretagna, tanto che quest'anno ha coinvolto anche una serie che di festivo ha ben poco, come Black Mirror. E, ovviamente, Doctor Who.

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Un nuovo Dottore

Doctor Who: Jenna Coleman e Peter Capaldi nell'episodio Deep Breath

Da poco eletto dagli Inglesi "il miglior personaggio sci-fi", Doctor Who affronta il 2014 fresco e giovane a dispetto dei cinquant'anni appena compiuti ed un nuovo volto che abbandona la gioventù delle sue ultime incarnazioni, David Tennant e Matt Smith. E' infatti Peter Capaldi la dodicesima reincarnazione del Dottore, protagonista di una stagione 8 al via a fine agosto con ancora Jenna-Louise Coleman come Companion (confermata, anche per il prossimo anno). La prima con Capaldi è stata una stagione di transizione, che ha affondato poco sul pedale della continuity per dar tempo ai due protagonisti, ed agli spettatori, di tararsi con le nuove dinamiche interpersonali. Una stagione a cui non sono mancati episodi di grande livello, quasi degli instant classic come Listen, sulla quale si pone la ciliegina di una guest star natalizia come Nick Frost nei panni di Babbo Natale in Last Christmas. Cosa volere di più? Ah, giusto, la prossima, nona, stagione al più presto!

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La TV di genere

Le grandi conferme

The Walking Dead: Andrew Lincoln in una scena della premiere della stagione 5

Ci ricolleghiamo al Dottore per proseguire il discorso sulla TV di genere, che ha altri titoli di punta che hanno confermato il loro successo nel corso del 2014: Il trono di spade e The Walking Dead su tutti. I due show HBO e AMC hanno proseguito la loro marcia in modo più o meno trionfale. Più o meno perché se la prima raccoglie consensi più compatti, la seconda sembra sempre deludere parte del suo pubblico (che resta comunque incollato allo schermo). Da lei si vorrebbe sempre qualcosa di diverso, a cominciare dagli stessi vertici della rete, che continuano a cambiare lo showrunner della serie, ruolo che al momento spetta a Scott M. Gimple. Un problema che non ha Game of Thrones, perché nel suo caso la guida dei romanzi di George R.R. Martin è più decisa e la cifra stilistica consolidata, con la sua potenza visiva, i suoi eccessi perfetti per mettere in scena gli intensi snodi narrativa dell'opera di partenza, trattata con grande rispetto dai due showrunner D.B. Weiss e David Benioff.
Il tutto animato da personaggi solidi, profondi, interpretati da un cast messo insieme con grande intelligenza e che si avvale di performance di altissimo livello, a cominciare dalla Khaleesi Emilia Clarke all'imp Peter Dinklage.

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Spazio al fantastico

Dominion: un'immagine promozionale della prima stagione

Colossi del fantastico a parte, il 2014 non si è risparmiato nell'arricchire le fila degli esponenti del genere; qualcuna l'abbiamo già citata qua e là perché utile ad accompagnare altri discorsi, altre le introdurremo ora. Helix, per esempio, thriller fantascientifico di SyFy con la produzione esecutiva di Ronald D. Moore, ma anche la recente miniserie Ascension e l'estivo Dominion della stessa rete, tutti non riuscitissimi, purtroppo. Con venature cupe anche il fantasy drama di Adam Simon e Brannon Braga Salem, che racconta il processo per stregoneria dell'omonima cittadina americana, e la coproduzione USA/UK Penny Dreadful firmata John Logan che fa riferimento nel titolo alle pubblicazioni del 19mo secolo per raccontare le origini di personaggi gotici come licantropi, Frankenstein e vampiri come il Conte Dracula. Vampiri, queste sono state figure centrali nel corso dell'anno, raccontati in modi diversi da più di una serie, a cominciare dalla crudezza da B Movie della nuova creatura di Guillermo del Toro, The Strain, alla patinata bellezza di quelli di casa CW, sia nella declinazione consolidata di The Vampire Diaries a quella nascente dello spin-off The Originals.

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Dalla carta allo schermo

The Flash: Grant Gustin nel pilot della comic series

Restiamo in casa CW per evidenziare un altro filone che si è consolidato nel corso del 2014, quello delle serie di origine fumettistica. Alla già apprezzata Arrow, infatti, si affianca un altro eroe di casa DC, The Flash, dimostrando che i rivali della Marvel stanno riuscendo a creare qualcosa di più sensato e corposo sul piccolo schermo che sul grande. Logica vorrebbe che ri-partissero da qui per costruire il loro Cinematic Universe, ma le voci che girano fanno pensare che l'intenzione non sia questa. Ne è conferma già Gotham, in onda su Fox, che parte da un giovane commissario Gordon (Ben McKenzie) per raccontare le origini di personaggi, positivi e non, del mondo di Batman. Ugualmente autonoma la serie ispirata ad Hellblazer, Constantine, di casa alla NBC, che poso a poco sta dimostrando di valere qualcosa in più delle prime impressioni. Intanto sul fronte televisivo la Marvel procede un passo per volta, consolidando Agents of S.H.I.E.L.D. con collegamenti più o meno marcati con il versante cinematografico del Marvel Cinematic Universe e preparandosi al lancio di una seconda serie che andrà ad aggiungere un altro importante tassello al loro progetto sempre più integrato e complesso: Agent Carter, che vedremo da gennaio.

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Chi muore, di morte naturale e non, e chi non vuole farlo

I finali dell'anno

How I Met Your Mother: Josh Radnor e Cristin Milioti nel finale di serie

Come ogni anno, immancabile lo spazio in memoria, in questo caso dedicato alle serie che ci lasciano, che non ritroveremo il prossimo anno. Tra gli addii del 2014, ci sentiamo di metterne in evidenza due in particolare, quello di How I Met Your Mother, che ha finito per deludere gran parte del suo pubblico (tanto da costringere gli autori ad annunciare subito un finale alternativo presente nella versione homevideo), e True Blood, arrivata alla fine dopo sette stagioni ed in fase calante almeno da due. Ha deluso tanti anche l'ultima stagione di una serie come Sons of Anarchy, che invece aveva sempre convinto il suo pubblico fino allo scorso anno, mentre potremmo considerare quasi inosservato il finale di Californication, trascinata per troppi anni oltre il suo iniziale interesse. Sono terminate anche serie di grande spessore come Boardwalk Empire - L'impero del crimine e The Newsroom, ed altre che hanno appassionato un piccolo ma appassionato gruppo di spettatori, come Wilfred, Psych o Warehouse 13. E ci fa sorridere che la nuova Dallas sia terminata solo quest'anno e non due anni fa, subito dopo il suo lancio.

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I fallimenti

Gracepoint: una scena con Anna Gunn e David Tennant

Ci sono poi quelle che sono decedute poco dopo la nascita, serie che forse sarebbe stato meglio non far nascere. I cosiddetti fallimenti. Su tutti ci sentiamo di mettere Gracepoint, un'operazione sbagliata nella sua ideazione: perché rifare una serie già in lingua inglese come Broadchurch spostandola in USA ma senza cambiare una virgola nell'ambientazione e nei personaggi, persino nelle inquadrature e nei dialoghi? Ha fallito anche il ritorno in scena di Josh Holloway in Intelligence, così come le recenti Manhattan Love Story e la versione USA di Braccialetti rossi, Red Band Society, che non andrà oltre l'ordine iniziale di tredici episodi. Fallimenti estivi per Robert Rodriguez ed il suo Matador, scritto da Roberto Orci e mandato in onda dalla rete El Rey, e l'attesa reunion di Tori Spelling e Jennie Garth dopo Beverly Hills, 90210, Mystery Girls, sit-com di ABC Family cancellata dopo dieci episodi. Brutte notizie anche per le nuove comedy autunnali, che stentano ad affermarsi al cospetto delle blasonate rivali: ne fa subito le spese Selfie, lo show con protagonista la Karen Gillan ex Doctor Who, tolta dai palinsesti ABC già a novembre.

The Walking Series

24: Live Another Day, Kiefer Sutherland e Mary Lynn Rajskub in un'immagine

C'è poi chi di morire non vuol proprio saperne. Già lo scorso anno era stata riesumata la salma di Arrested Development ed il 5 Maggio 2014 la stessa sorte è toccata a 24, per un Day 9 dal titolo Live Another Day dal formato anomalo per la serie, solo dodici episodi contro gli abituali 24, che per il momento sembrerebbe restare isolato. Quella dei ripescaggi è ormai diventata un'abitudine e nel 2016 torneremo anche a Twin Peaks, mentre nel 2015 toccherà anche a Community rinascere su Yahoo! dopo la cancellazione da parte di NBC. Un po' come The Killing, già salvata due volte e che anche ora che sembra definitivamente chiusa ci sentiamo di inserire in questo paragrafo piuttosto che in quello dei finali. Perché, diciamocelo, ancora non ci vogliamo credere sul serio.

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