La vendetta al cinema: quando il film è un piatto che va servito freddo

In occasione dell'uscita de La vendetta di un uomo tranquillo, ripercorriamo le scie di sangue e rancore dietro tantissimi film pieni di ingiustizie, rivalse e vittime pronte a farsi giustizia da sole.

Eli Roth e Brad Pitt in una scena di Inglourious Basterds

Le belle storie hanno bisogno di buoni personaggi. I bei personaggi hanno bisogno di buone motivazioni. Spesso sono proprio loro a rapire sguardo e attenzioni del pubblico, con lo spettatore che entra in totale empatia con un protagonista mosso da un fine ben preciso. E cosa c'è di più istintivo, naturale e (diciamolo) soddisfacente di una bella vendetta da orchestrare? Difficile chiedere di meglio per far sì che lo spettatore si senta più coinvolto, perché una vendetta presuppone un torto subito, una violenza fisica, una perdita, un sopruso psicologico; tutti eventi spiacevoli che ci fanno entrare nelle vene pulsanti di un racconto e soprattutto di un personaggio che si fa persona. In loro pulsa un desiderio di rivalsa inarrestabile, sullo schermo vibrano uomini e donne pronti a tutto pur di servire al nemico il più classico dei piatti freddi. Il tema delle vendetta, atavico e archetipico, scomoda l'istinto umano, e per questo dà libero sfogo a storie spesso violente e immediate nel loro sviluppo narrativo. Capeggiati da uomini e donne per cui è facile tifare, pronti a superare qualsiasi ostacolo si ponga tra loro e l'artefice delle loro pene, i film vendicativi sono trasversali ai generi e affondano le loro radici nell'horror, nel thriller, nell'action movie, nelle distopie, persino nelle commedie.

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The Fury of a Patient Man: Antonio de la Torre in una scena del film

Perché la vendetta è un sentimento così universale da non conoscere etichette. Oggi, in occasione della prossima uscita de La vendetta di un uomo tranquillo, raffinato e cupo thriller spagnolo che ha stupito la scorsa Mostra del Cinema di Venezia, ci è venuta voglia di seguire le scie di sangue e rancore dietro tantissime opere cinematografiche basate sulla vendetta. Stiamo per esplorare un panorama sconfinato, fatto di matrimoni finiti in carneficina, di infuocate anteprime cinematografiche, piogge di pallottole, piani diabolici e morti atroci. Un panorama umano miserabile, talvolta inverosimile, ma spietato nel mettere in luce un lato oscuro quanto latente del genere umano.

Spose, spade e martelli: i maestri Tarantino e Park Chan-wook

Choi Min-Sik in una scena di Old Boy

Tante volte, quando lo schermo si riempie di sangue, mutilazioni e budella, leggiamo e sentiamo l'espressione "violenza gratuita". Però, quando assistiamo a tutta questa brutalità, c'è qualcosa che ha un prezzo. Perché spesso la violenza non presuppone nemmeno una scelta, e ci viene raccontata come l'unica via per continuare a vivere, quasi come un istinto naturale insito dentro di noi, che riaffiora senza conoscere freni. Svelare questo lato umano e metterlo in scena ha un costo, è una presa di coscienza amarissima e tutt'altro che gratuita. E nessuno lo sa meglio di Park Chan-Wook e Quentin Tarantino, due veri e proprio maestri del castigo, entrambi autori di due trilogie vendicative. L'apprezzato regista sudcoreano fa della violenza la lente attraverso cui esplorare l'animo umano. Dal 2002 al 2005, Chan-wook frammenta la sua spietata analisi in tre segmenti complementari, nota come La Trilogia della Vendetta: una vendetta inevitabile di Mr. Vendetta - Sympathy for Mr. Vengeance, la vendetta con un prezzo da pagare e un colpo di scena scioccante di Old Boy e la vendetta soddisfacente di Lady Vendetta.

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Una scena di Lady Vendetta

Passando da racconti più scarni a film più aggrovigliati, Chan-wook fa della vendetta qualcosa di intimissimo, un dovere morale che non va né discusso, né negoziato con altri. È sempre e solo una questione di azioni personali. Punto e basta. Così il suo cinema cupo e raffinato enfatizza i gesti, sospende i corpi e li rallenta, come se la violenza fosse una danza, un rituale umano che da funge da espiazione oppure ingabbia ancora di più. Dall'altra parte, invece, abbiamo chi le parole le usa eccome.

Faccia a fiaccia tra un feroce Leonardo DiCaprio e Jamie Foxx in Django Unchained

Eppure, a volte, per Quentin Tarantino l'arte oratoria non è un'alternativa a spade, coltelli e pistole, ma serve quasi da divertito antipasto, un espediente utile a far crescere la tensione dei suoi vendicatori pronti ad agire. Abbiamo viaggiato al fianco di Beatrix Kiddo in Kill Bill: Volume 1 e Kill Bill: Volume 2 , morta e rinata almeno due volte pur di vendicare un tradimento sanguinario, assistito alla sua vendetta capitolo dopo capitolo, dal primo dito mosso in ospedale sino allo splendido faccia a faccia con il mitico Bill. Poi, in Bastardi senza gloria, mentre quel bastardo di Aldo Raine marchiava la fronte di un maledetto nazista, abbiamo ammirato il coraggio di Shosanna e quel incendio sublime in cinema e storia sono diventati cenere insieme. Infine, ecco un altro orrore umano (il razzismo) punito con dinamite, cene diventati duelli e schizzi di sangue sui campi di cotone visti in Django Unchained. Grottesco e pulp per definizione, il cinema tarantiniano trova la sua apoteosi proprio nel divertimento provato davanti a quelle immagini impregnate di violenza. Un paradosso. O forse no. È quello che siamo.

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Vendetta: sostantivo, femminile, singolare

Noomi Rapace in una scena di Uomini che odiano le donne

Lee Geum-ja e Beatrix hanno segnato la via, ma la vendetta femminile ha tante altre seguaci e molti precedenti illustri. Dall'Oriente ci sono giunte le ritorsioni materne di Pietà e di Confessions, emblematiche nel mostrarci l'acume e la ricercatezza delle donne in tema di ripicca. Infatti, oltre alle vittime pronte a ripagare i loro aguzzini con la stessa moneta, ovvero la sempre fedele violenza (Uomini che odiano le donne, Hard Candy, Il buio nell'anima, il punitivo La sposa in nero), oltre alle esasperazioni di She-Devil - Lei, il diavolo e ai poteri telecinetici scagliati contro una comunità intera di Carrie - Lo sguardo di Satana, la vendetta femminile è raffinata, calcolatrice, soppesata in ogni minimo, crudele dettaglio. Senza dimenticare il grande classico I diabolici, è davvero difficile trovare un esempio più calzante e crudele de L'amore bugiardo - Gone Girl. Lo sguardo spesso disilluso e cinico di David Fincher sul mondo delle relazioni occidentali si schiude sul piano logorante e geniale di Amy, interpretata alla perfezione da una Rosamund Pike enigmatica e impenetrabile.

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L'amore bugiardo - Gone Girl: Rosamund Pike è Amy in una scena

La furia degli uomini solitari

Liam Neeson in una sequenza di Io vi troverò

Dopo aver fatto i complimenti alle signore per la loro indubbia capacità nel tessere vendette sofisticate, è giunta l'ora di rimboccarsi le maniche e adeguarsi sulla storica "semplicità" degli uomini. Insomma, prepariamoci a conoscere arsenali umani, a dire addio alla pietà e seminare il panico per le strade di qualsiasi città del mondo. Nell'affollato scenario delle vendette, la regione dei giustizieri solitari armati sino ai denti è senza dubbio quella più affollata. Si tratta di uomini feriti nell'orgoglio, vessati, feriti in un privato intoccabile. Hanno perso figli, pianto mogli, subito ingiustizie e angherie di ogni tipo. Uno dei capostipiti di questo sottogenere è senza dubbio Il giustiziere della notte, dove un insospettabile avvocato con il volto imperturbabile di Charles Bronson si riscopre abile vendicatore.

John Wick: Keanu Reeves in una scena del film

Dopo di lui l'elenco dei carnefici è stato composto da uomini comuni, ma anche da chi pistole e fucili li maneggiava per mestiere. Denzel Washington ha cercato bambine rapite in Man on fire - Il fuoco della vendetta ed è tornato in azione con The Equalizer - Il vendicatore, Mel Gibson è tornato arma letale prima nel bellissimo Payback - La rivincita di Porter e poi nel più canonico Fuori controllo, Liam Neeson ha terrorizzato il mondo con una cornetta del telefono nella saga di Taken, aperta con Io vi troverò, Gerard Butler ha scatenato il suo personale inferno in Giustizia privata e Keanu Reeves, con John Wick, è tornato a far piovere cadaveri quasi come ai tempi di Matrix. E non ditegli mai che il suo era solo un cane.

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La carta brucia: i cinecomic

Una splendida immagine di Brandon Lee ne Il Corvo

Uno scudo per difendere, un'armatura per volare, un martello degno di epiche gesta, una rabbia indomabile pronta a scatenarsi. Qualcuno parla come un vecchio dizionario degli anni Quaranta, alcuni utilizzano termini aulici, altri hanno sempre la battuta pronta. Nonostante tutto, i nostri cari Avengers sono eroi complementari, un gruppo che ha imparato a trovare la propria forza nello scontro tra caratteri ed ego ingombranti. Nonostante le loro storie non ci sembrino scomodare le più classiche vendette, non dobbiamo mai dimenticarci che i Vendicatori sono stati assemblati da quell'abile burattinaio di Nick Fury proprio per rispondere alle minacce che avrebbero colpito la Terra. Non a caso una delle frasi più emblematiche di The Avengers, pronunciate guarda caso da Tony Stark, recita: "Forse non salveremo la terra, ma sicuramente la vendicheremo!". Per trovare il rancore vero, ancora una volta proveniente da dolori e traumi personali, meglio rivolgersi dalle parti de Il corvo, un cult dotato di un romanticismo poetico nonostante le atmosfere nerissime. I palati meno fini e gli stomaci più coraggiosi avranno bene in mente anche due passi falsi clamorosi come Spawn e The Punisher, con il buon Frank Castle che ha trovato un'incarnazione un più dignitosa grazie a Punisher - Zona di guerra. Discorso a parte per la spietata distopia V per Vendetta, dove il sentimento di rivalsa ha delle motivazioni sociali, politiche, persino esistenziali, e intende sovvertire un sistema intero.

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Intimamente amara

Memento: Guy Pearce

In mezzo a tutta questa furia vendicativa, abbiamo cercato di mettere un po' le cose in ordine, creando varie categorie in cui inserire tantissimi film. Quest'ultimo paragrafo lo vogliamo dedicare alle vendette raccontate da un cinema più intimista, spesso sorprendente e spiazzante, rivolto a padri, ragazzi, mariti in perenne ricerca di verità. Ricordiamo la vendetta "impossibile" di Sleepers, perché un'adolescenza rubata non si può riscattare più, la ricerca disperata e paziente di Mystic River che scava nel dolore con il tatto di un grande autore come Clint Eastwood, lo spiazzante Mario Monicelli che dipinse Alberto Sordi di colori inediti grazie all'amaro Un borghese piccolo piccolo, le schegge di memoria e sensi di colpa dello splendido Memento e, infine, il lungo cammino, pieno di gelo, ferite e rancore galoppante apprezzato in Revenant - Redivivo. D'altronde, quando durante l'ultima Notte degli Oscar abbiamo assistito alla clamorosa gaffe finale, abbiamo subito pensato ad uno scherzo di Leonardo DiCaprio. O meglio, dopo tante nomination andate a vuoto, alla sua atroce vendetta nei confronti dell'Academy.

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