Jurassic World

2015, Avventura

Il 2015 della Universal Pictures: un'annata giurassica e furiosa, ma soprattutto da record

Quali sono stati gli ingredienti fondamentali del grandissimo successo della Universal, che quest'anno ha sorpreso tutti al box office mondiale?

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Se un anno fa ci aveste detto che il 2015 sarebbe stato l'anno della Universal, cinematograficamente parlando, avremmo faticato a crederci. E in effetti c'è ancora "l'incognita" Star Wars: Il risveglio della forza, ma ciò non toglie che la Universal, l'unica major - fino a quest'anno - a non aver mai avuto un film capace di incassare oltre un miliardo di dollari (escludendo la seconda vita di Jurassic Park in 3D), sia stato un autentico fenomeno in termini di box office (anche in Italia, con 140 milioni di euro al botteghino). E mentre aspettiamo il ritorno della galassia lontana lontana di George Lucas, ripercorriamo l'anno 2015 della Universal, cercando di capire tutti i motivi di questo successo fuori scala, senza dimenticare però i (pochi) passi falsi.

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Paul Walker in Fast & Furious 7

La forza del brand

Diciamocelo apertamente: quanti avrebbero scommesso su Jurassic World e Fast & Furious 7 come campioni d'incassi dell'estate, nell'anno in cui usciva anche Avengers: Age of Ultron? In entrambi i casi, ha giovato la decisione di puntare su ciò che funzionava nei rispettivi brand, anziché provare a fare qualcosa di nuovo nel tentativo di rinvigorire il franchise: Jurassic World è stato un autentico ritorno alle origini, un reboot/omaggio travestito da sequel che ha riportato la saga di Michael Crichton nel suo habitat naturale, ossia il parco, quel luogo affascinante e spaventoso che dal 1993 continua a stimolare l'immaginazione dei fan (basta visitare il parco divertimenti della Universal in Florida per vedere che due seguiti deludenti non hanno saputo danneggiare la materia prima a livello di popolarità).

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Fast & Furious 7 ha continuato sul percorso tracciato dai tre film precedenti, con inseguimenti, furti e partecipazioni di star d'azione come Dwayne Johnson e Jason Statham, una scelta che ha portato ad un incremento graduale degli incassi fino all'esplosione di quest'anno. Inoltre, per un tragico scherzo del destino (la morte di Paul Walker durante le riprese), la saga ha anche creato un legame emotivo più forte con i propri ammiratori, rendendo il giusto omaggio ad uno dei protagonisti storici del franchise con un finale che non può lasciare indifferenti.

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Paul Walker in Fast & Furious 7
Minions: un'immagine festosa del film animato

Per quanto concerne il terzo film della Universal ad aver superato il miliardo di dollari al box office mondiale, Minions, la cosa non ci ha sorpreso più di tanto: Cattivissimo me 2, dove i simpatici omini gialli dalla parlata indecifrabile avevano già un ruolo più sostanzioso, aveva lasciato le sale con un ricavo complessivo di 970 milioni di dollari, e la popolarità di queste strambe creature rimane, per ora, inscalfibile. Senza dimenticare un dettaglio di non poco conto riguardante la concorrenza: al momento dell'uscita del film, l'unico rivale a livello di target audience era Inside Out, una pellicola di gran lunga superiore in termini di qualità, ma anche un po' meno accessibile da parte dei più piccoli a causa della trama non proprio semplicissima. Era molto più facile sedurre le menti giovani con una gag elementare ma adorabile come i Minions che ripetono, senza motivo apparente, una delle loro parole preferite: "Banana!".

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Un disastro di ragazza: Amy Schumer e LeBron James si fissano

Infine, per chiudere il discorso sul brand, segnaliamo l'esito più che positivo di Un disastro di ragazza, la nuova commedia di Judd Apatow che, forte del successo de Le amiche della sposa con Kristen Wiig, ha puntato su un'altra star della comicità al femminile made in USA, Amy Schumer (mentre Elizabeth Banks ha confermato la popolarità di un franchise alquanto improbabile, dirigendo Pitch Perfect 2). Resta da vedere come se la caverà Le sorelle perfette, la cui uscita americana coincide con quella de Il risveglio della Forza...

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Scommesse azzeccate

Cinquanta sfumature di grigio: un momento intimo tra Jamie Dornan e Dakota Johnson

Molti avevano sghignazzato quando la Universal acquistò i diritti cinematografici della trilogia erotica Cinquanta sfumature di grigio, tristemente nota per le sue scarsissime qualità letterarie. Ulteriori dubbi sulla componente artistica sono emersi in seguito a rivelazioni sul casting - Charlie Hunnam abbandonò il progetto un mese dopo essere stato scritturato, ufficialmente per via di altri impegni - e voci, successivamente confermate dalla regista Sam Taylor-Johnson, su disaccordi tra lei e l'autrice dei romanzi. Eppure l'appeal squisitamente trash e la scelta di puntare su una fetta denutrita del mercato, vale a dire il pubblico femminile, hanno avuto la meglio su ogni considerazione teorica in merito alla qualità dell'opera. Se a questo aggiungiamo il colpo di genio della decisione di far uscire il film nel weekend di San Valentino, dopo l'anteprima in un festival prestigioso come la Berlinale, era pressoché inevitabile che le avventure sadomaso di Christian Grey ed Anastasia Steele facessero il botto, al suono di oltre 500 milioni di dollari nel mondo intero.

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Straight Outta Compton: Neil Brown Jr., Aldis Hodge, Corey Hawkins, Jason Mitchell e O'Shea Jackson Jr. in un'immagine del film

Un altro potenziale azzardo, che poi si è rivelato molto redditizio, è stato Straight Outta Compton, biopic musicale accantonato dalla Warner per motivi economici (erano disposti a spendere solo 15 milioni di dollari, contro i 28 forniti dalla Universal). In questo caso, gli eventuali impedimenti commerciali - due ore e mezza di durata, cast sconosciuto (con l'eccezione di Paul Giamatti), soggetto "afro-americano" - sono stati compensati da una confezione impeccabile, dalla logica della controprogrammazione (questo era il periodo di Operazione U.N.C.L.E., Hitman: Agent 47 e The Transporter Legacy) e dalla scelta di non sottovalutare il pubblico di colore, una fetta non indifferente dei frequentatori delle sale americane, come può attestare un certo Tyler Perry. Risultato: 161 milioni di dollari solo al box office americano.

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Steve Jobs: il protagonista del film Michael Fassbender in una scena

E se la scelta di collocare Everest in apertura alla Mostra di Venezia non ha avuto i risultati sperati a livello critico (difficilmente ripeterà il successo agli Oscar dei predecessori Gravity e Birdman), ciò non ne ha danneggiato il potenziale finanziario, con un incasso di 202 milioni di dollari in tutto il mondo. Dovrebbe invece essere l'inverso per Steve Jobs, che fa fatica al botteghino ma potrebbe riscattarsi in sede di premi.

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Le collaborazioni giuste

Il ragazzo della porta accanto: Jennifer Lopez e Ryan Guzman in una scena
Dal 2014, la Universal ha un accordo first-look - nel senso che è la prima major a cui si rivolgono per la distribuzione di nuovi progetti - con la casa di produzione Blumhouse, specializzata nella realizzazione di film a budget estremamente ridotto (salvo eccezioni, i costi di produzione non superano la soglia dei 5 milioni di dollari). Tra questi c'è anche una pellicola di tutto rispetto come Whiplash (distribuita in America dalla Sony), ma il loro catalogo è costituito soprattutto da thriller e horror, di cui tre che hanno fruttato un po' di danaro alla Universal quest'anno: Il ragazzo della porta accanto (52 milioni di dollari), Unfriended (62,9 milioni) e The Visit (97 milioni). I due partner hanno inoltre contribuito all'uscita nelle sale di The Green Inferno, rimasto bloccato per quasi due anni, e sono riusciti a sopravvivere con dignità ad uno dei loro rarissimi flop, Jem e le Holograms (il cui weekend d'apertura è stato talmente disastroso da decretarne il ritiro dalle sale americane dopo appena quattordici giorni). L'accordo scadrà nel 2017, ma visti i risultati complessivi non è difficile immaginare un rinnovo...
The Visit: Ed Oxenbould (di spalle), Deanna Dunagan e Peter McRobbie in una scena del film
Blackhat: Chris Hemsworth in una scena del film

Rientra invece nella categoria "scelte sbagliate" la collaborazione con la Legendary Pictures, almeno per quanto concerne le produzioni originali di quest'ultima: Il settimo figlio, Blackhat e Crimson Peak sono stati delle cocenti delusioni (il film di Michael Mann, per via dei risultati americani, non è nemmeno uscito in sala in certi paesi), e alle alte sfere della Universal di sicuro non faranno piacere neanche le affermazioni di Thomas Tull, che sostiene di aver avuto un ruolo non tanto esiguo nel successo di film come Jurassic World (che era già in stato avanzato di produzione quando la Legendary c'ha messo un minimo di soldi). Decisamente più positivo l'esito dell'horror natalizio Krampus (costato 15 milioni di dollari, ha già incassato più del doppio del suo budget), ma non basterà per redimere la Legendary agli occhi del suo distributore, come già era accaduto con la Warner. Speriamo, soprattutto per loro, in un 2016 più propizio, a cominciare dall'uscita dell'atteso Warcraft - L'inizio...

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