Da It al Joker, i clown al cinema: il lato oscuro del pagliaccio

In occasione dell'uscita nelle sale di It, adattamento del celebre romanzo di Stephen King, scopriamo in quali altre circostanze i clown sono stati rappresentati come figure lugubri e inquietanti sul grande schermo.

"Nessuno vuole bene ad un clown a mezzanotte"

Tim Curry sul set di It
Tim Curry sul set di It

Paura. Stato emotivo diffuso, subdolo, controverso. A volte si manifesta come timore soggettivo e personale, in altre occasioni si trasforma in un'arma su larga scala, impugnata con l'obiettivo di prevaricare e influenzare il prossimo, che sia un solo individuo o intere nazioni. Tra le maggiori qualità dell'It letterario di Stephen King vi è l'equilibrato connubio tra le singole paure insinuate nel profondo del nostro animo e il terrore generale che si palesa in maniera più estesa e che solo con il potere dell'amicizia e dell'unione i Perdenti sono in grado di sconfiggere. Nel romanzo di Stephen King, così come nella trasposizione cinematografica di Andres Muschietti, che in questi giorni sta sbancando i box-office ed è diventato l'horror con la miglior apertura nelle sale italiane, il simbolo di questo sentimento si cela attraverso le inquietanti sembianze del clown mutaforma Pennywise, interpretato perfettamente da Bill Skarsgård, dopo la performance cult di Tim Curry del 1990 nella mini-serie di Tommy Lee Wallace.

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Per capire quanto la paura sia percepita come uno strumento radicato globale che abbraccia scenari ben più reali di quelli raccontati da King e quanto Pennywise ne sia diventata una delle icone del nostro tempo, basta osservare la copertina del New Yorker del mese di ottobre, dove il presidente americano Donald Trump viene raffigurato dal disegnatore Carter Goodrich travestito da pagliaccio e definito come  "un clown pericoloso che rappresenta già un cartone animato malvagio, infantile e strano. Un incubo nazionale". E se ironicamente il cognome dell'attuale capo di Stato degli Stati Uniti d'America ricorda una delle tipologie più diffuse del pagliaccio, il Tramp (Vagabondo), da cui deriva nel suo aspetto tragicomico il celebre personaggio di Charlie Chaplin conosciuto come Charlot, il pagliaccio è da sempre una delle figure culturali più trasversali della storia, sin dal periodo successivo alla sua nascita nel mondo circense.

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Federico Fellini e Ciccio Ingrassia sul set di Amarcord
Federico Fellini e Ciccio Ingrassia sul set di Amarcord

Nell'Ottocento, grazie a Joseph Grimaldi, il clown si trasformò da simbolo esclusivamente legato al circo ad un vero e proprio personaggio da palcoscenico. Da quel momento iniziò un'evoluzione e una differenziazione del pagliaccio, sia a livello estetico, mantenendo nella maggior parte dei casi come riferimenti basici il naso tondo e rosso e la colorazione biancastra del viso, sia per quanto concerne una conformazione caratteriale più stratificata, spesso malinconica e in contrasto con il suo aspetto variopinto, sia per le sue qualità artistiche e il suo ruolo all'interno delle dinamiche politiche e sociali, soprattutto nell'Europa dell'Est. Anche in Italia, dove Federico Fellini realizzò nel 1970 il documentario per il piccolo schermo I clowns e dove Dario Fo sul palcoscenico ne interpretò spesso le derive giullaresche e istrioniche.

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It: un'inquietante immagine di Pennywise
It: un'inquietante immagine di Pennywise

La dualità del pagliaccio nasce dalla lontana tradizione circense dove al Bianco, clown austero e preciso si contrappone l'Augusto, la sua controparte confusionaria e inetta, quella che più è entrata nell'immaginario comune. Da qualche decennio, anche grazie al Pennywise di Stephen King, la letteratura e il cinema, senza dimenticare il piccolo schermo e il cinema indipendente, hanno sdoganato la figura del clown malvagio e demoniaco, alimentando quel timore ambiguo verso di esso. Già negli anni '80, l'accostamento tra clown malvagio e il mondo dell'infanzia veniva proposto in Poltergeist: demoniache presenze, dove un pagliaccio giocattolo posseduto inizia a tormentare il piccolo Robbie (Oliver Robins).  Al di là del recente It di Muschietti, negli anni il cinema ha regalato, con alterne fortune, diverse versioni di questi freaks tanto riconoscibili e affascinanti quanto spesso orribili e inquietanti, e in questo articolo ne ricordiamo alcuni.

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Capitano Spaulding (La casa dei 1000 corpi e La casa del diavolo di Rob Zombie)

Sid Haig in una scena del film La casa del diavolo
Sid Haig in una scena del film La casa del diavolo

Ispirato al Groucho Marx di Animal Crackers, il Capitano Spaulding è uno dei personaggi più amati del cinema sanguinario, oscuro ed eccessivo del regista "heavy metal" Rob Zombie, che lo inserisce nella sua opera prima del 2003, La casa dei 1000 corpi. Un esercizio di maniera citazionistico che rimanda agli slasher movies degli anni '70 tanto cari a Zombie che grazie all'eccentrica e teatrale interpretazione di un caratterista di comprovata esperienza come Sid Haig, regala un freak perverso e deviato, ossessionato dai fenomeni da baraccone sin dalla tenera età. Spaulding nel suo distributore di benzina è il creatore di un tour dell'orrore chiamato Museum of Monsters and Madmen, nel quale vengono raccontati i macabri delitti di svariati assassini, tra cui il Dottor Satan, psicopatico della zona. Seppur marginale nella prima pellicola, il Capitano Spaulding assume un ruolo molto più ampio nel film successivo, La casa del diavolo, slegato dal filone slasher ma più ironico e meno sadico del precedente. Oltre ad essere il gestore di una stazione di servizio e un folle uomo d'affari, Spaulding ha alimentato negli anni anche la professione di clown, riconducibile alle sue manie infantili, il cui look contribuisce a renderlo uno dei pagliacci cinematografici più oscuri e inquietanti degli ultimi anni

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Kent McCoy (Clown di Jon Watts)

Clown: Andy Powers in un'agghiacciante scena del film horror
Clown: Andy Powers in un'agghiacciante scena del film horror

Prima di ridare slancio a Spider-Man nel primo film sull'Uomo Ragno inserito nel Marvel Cinematic Universe, Spider-Man: Homecoming, il regista Jon Watts tre anni or sono debuttò con un lungometraggio co-prodotto da Eli Roth, Clown, dal titolo manifesto e convenzionale così come il film, essenziale e vibrante ma non in grado di arricchire particolarmente il genere horror. Il protagonista, Kent McCoy (Andy Powers), è un comune agente immobiliare e padre di famiglia che per sopperire alla mancanza improvvisa del clown incaricato di animare la festa del figlio Jack (Christian Distefano), decide d'indossare un vecchio costume e sostituirlo. Col passare delle ore la vicenda si trasforma in un incubo, quando l'uomo si accorge che l'indumento sta progressivamente aderendo alla sua pelle. L'escalation del film di Watts mostra una trasformazione estetica disturbante, quella che porta un normal man a mutarsi in un clown maligno e sfregiato, divoratore di bambini sulle orme di Pennywise, tra scene splatter in perfetto Roth-style e il ritorno ad un concetto di dualità clownesca, con il padre-pagliaccio imprigionato in un involucro malvagio.

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Joker (Batman di Tim Burton, Il cavaliere oscuro di Christopher Nolan, Suicide Squad di David Ayer)

Batman: Jack Nicholson in un'immagine promozionale del film di Tim Burton
Batman: Jack Nicholson in un'immagine promozionale del film di Tim Burton

Creato per la DC Comics nel 1940 dai fumettisti Jerry Robinson, Bob Kane e Bill Finger, il Joker è probabilmente il villain carnevalesco per eccellenza, seppur la sua estetica lo collochi come ibrido tra un clown e un giullare, tanto da renderlo più simile, in alcune sue versioni, al jolly delle carte da gioco. Folle e schizoide nemesi di Batman, il Joker è stato rappresentato al cinema in tre film legati all'Uomo Pipistrello. Nel 1989 il premio Oscar Jack Nicholson offre una performance strepitosa di un villain sfigurato dall'acido, psicotico, dandy e folkloristico, perfettamente assimilabile alla visionaria fantasia e all'universo immaginifico ideato da Tim Burton.

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Anche in seguito alla sua prematura scomparsa, nell'ultimo decennio è entrata nell'immaginario collettivo con forza la versione più anarchica, sadica e sociopatica, finanche più realistica, che Heath Ledger ha impersonificato nel secondo film della trilogia nolaniana su Bruce Wayne (Christian Bale). Meno scanzonato e di conseguenza meno clownesco della versione di Nicholson, il Joker di Heath Ledger - premiato con l'Oscar postumo per la sua interpretazione - è un vero e proprio 'agente del caos' che sfoggia un ghigno rossastro e sbavato a coprire le cicatrici, il classico trucco bianco facciale e i lunghi e untuosi capelli verdi. Recentemente Jared Leto ha proposto in Suicide Squad una versione del personaggio tatuata, priva di sfregi, dal sorriso metallico e dall'aspetto a metà tra un gangster e una rockstar, per la prima volta connesso alla squilibrata fidanzata Harley Quinn (Margot Robbie) e che probabilmente avremo modo di esplorare meglio in futuro.

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Javier, il pagliaccio triste e Sergio, il pagliaccio scemo (Ballata dell'odio e dell'amore di Álex de la Iglesia)

Una sequenza del film Balada triste de trompeta
Una sequenza del film Balada triste de trompeta

L'espressione cinematografica più netta ed esplicita della propensione alla dicotomia e alla ramificazione nell'universo buffonesco dei clown è forse quella rappresentata nell'allucinata pellicola del cineasta basco Álex de la Iglesia, Ballata dell'odio e dell'amore. Nel film la connessione della figura del clown con le dinamiche della vita politica e sociale di un Paese, in questo caso in relazione al logorante regime franchista, viene esplicitata all'interno delle vicende del pagliaccio Javier (Carlos Areces), proveniente da una dinastia di cosiddetti 'clown scemi', indicati esclusivamente per il divertimento dei bambini. Traumatizzato dall'assassinio del padre ad opera di un colonnello franchista, Javier diventa un pagliaccio triste e innamorato dell'acrobata Natalia (Carolina Bang), a sua volta compagna del violento clown Sergio (Antonio de la Torre). Il contrasto irreparabile tra due visioni differenti della professione clownesca conduce la trama verso scenari grotteschi, in mezzo ad ambientazioni oscure e circensi. Una favola dark ritmata e altisonante, nel quale la complessa e contraddittoria stratificazione del pagliaccio simboleggia le contraddizioni, tra purezza e squallore, dell'animo umano.

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Clown zombie (Benvenuti a Zombieland di Ruben Fleischer)

Il clown zombie di Zombieland
Il clown zombie di Zombieland

In una delle horror comedy più interessanti e brillanti degli ultimi anni, opera prima di Ruben Fleischer, futuro regista di 30 Minutes or Less e Gangster Squad. Purtroppo distribuita solo nella versione home-video in Italia, nel film compare una versione zombiesca di un pagliaccio assassino, dall'aspetto convenzionale ma dal grugno terrificante e intriso di sangue. Un clown minaccioso che si contrappone ferocemente ai protagonisti di questo road movie infestato da morti viventi causati dal virus della 'mucca pazza', nel quale un ragazzo, Columbus, vaga alla ricerca dei propri genitori. Convincente mix tra parodia e splatter, non esente da difetti ma pieno zeppo di sequenze degne di nota, Benvenuti a Zombieland è impreziosito da una tracklist sontuosa che spazia dai Metallica ai Van Halen fino a Mozart. Cast con Woody Harrelson affiancato da giovani star in ascesa come Jesse Eisenberg, Emma Stone e Abigail Breslin.