Recensione Persepolis (2007)

Il film, disegnato con uno stile minimalista ed elegante ma non per questo povero di dettagli, ha come punto di forza soprattutto una sceneggiatura divertente e di grande intelligenza ed originalità.

Crescere a Tehran

Unica opera prima in concorso quest'anno a Cannes, Persepolis di Marjane Satrapi e Vincent Paronnaud, film d'animazione di stampo tradizionale (niente 3d giusto per intenderci) e quasi totalmente in bianco e nero, ha conquistato applausi a scena aperta (e una standing ovation di circa dieci minuti) durante la prima ufficiale e il plauso quasi unanime della stampa nelle proiezioni precedenti. Marjane, illustratrice iraniana che vive e lavora a Parigi, tra il 2000 e il 2003 ha pubblicato quattro libri a fumetti intitolati appunto Persepolis che raccontano - in uno stile semplice ma estremamente espressivo che le ha permesso di conquistare un enorme successo in tutto il mondo - la sua storia dall'infanzia a Tehran alla rivoluzione islamica, dall'adolescenza trascorsa a Vienna in una scuola di lingua francese al ritorno in Iran dalla famiglia in seguito alla conclusione del conflitto con l'Iraq.

Ma non c'è solo la storia di una paese, ma anche e soprattutto i problemi di un'adolescente, e in seguito di una donna, in una società che non riesce a sentire sua e a cui non riesce a conformarsi, una giovane ribelle insomma che attraverso il punk, la presa di coscienza politica o la consapevolezza del maschilismo tipico del suo popolo continua sempre a lottare, grazie anche ad uno sporadico "appoggio" esterno, che sia esso da parte della nonna, Marx, Dio o Rocky Balboa. Il film, disegnato con uno stile minimalista ed elegante ma non per questo povero di dettagli, ha come punto di forza soprattutto una sceneggiatura divertente e di grande intelligenza ed originalità e gode tra l'altro di una notevole caratterizzazione dei personaggi, mai bidimensionali, grazie anche a voci importanti come quelle di Chiara Mastroianni o Catherine Denauve.

Pur lanciando un messaggio politico e sociale molto forte (non sono mancate infatti le polemiche e le proteste dall'Iran) sono la poesia e la sensibilità dei dialoghi (e disegni) di Marjane a regalare a questo Festival novanta minuti indimenticabili. Speriamo possa essere così anche per la giuria.

Movieplayer.it

3.0/5