Crazy for football: il calcio come terapia

Volfango De Biasi racconta in un documentario l'impresa della squadra italiana di calcio che ha partecipato alla The World Craziest Cup, i mondiali per pazienti psichiatrici, a Osaka, in Giappone, nel 2016. La pellicola, realizzata con il patrocinio della FIGC, ha anche un testimonial d'eccezione: Francesco Totti.

Crazy for Football: un momento del documentario
Crazy for Football: un momento del documentario

In Italia il calcio non è una malattia: è una vera e propria fede. Le effigi dei calciatori si trovano nei ristoranti come delle moderne pitture di santi e martiri, la partita della domenica è un rito collettivo con le sue liturgie e la mattina al bar i commenti su quel passaggio decisivo o, per chi vive a Roma, il "cucchiaio" del Capitano vengono snocciolati come delle preghiere. Oltre a costituire una passione, e per molti una vera e propria ossessione, il calcio può diventare anche una terapia: per un gruppo di ragazzi, provenienti da diversi dipartimenti di istituiti psichiatrici italiani, è diventata l'occasione per riaprirsi al mondo.

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La storia di questa squadra particolare, che è riuscita, nonostante mille difficoltà, nell'impresa di partecipare alla The World Craziest Cup, i Mondiali di calcio a cinque per squadre di pazienti psichiatrici, è diventata oggetto di un documentario, Crazy for Football, diretto da Volfango De Biasi, che già nel 2004 aveva realizzato il film Matti per il calcio, sullo stesso argomento. Questa volta il regista ha seguito passo passo gli allenamenti e il viaggio della squadra italiana, volata a Osaka, in Giappone, a febbraio 2016. Realizzato con il sostegno della Regione Lazio, con il patrocinio della FIGC e il sostegno della Fondazione Roma Lazio Film Commission, il documentario, dopo essere stato presentato in anteprima alla Festa del Cinema di Roma 2016, esce nelle sale italiane a un anno esatto di distanza dalla manifestazione sportiva.

Un film per abbattere le barriere

Crazy for Football: un'immagine del documentario
Crazy for Football: un'immagine del documentario

Nato, come ha raccontato il regista, da un giro di telefonate fatte il 31 dicembre del 2015, sulla scia dell'entusiasmo alcolico dei festeggiamenti di Capodanno, il film si è posto fin da subito l'obiettivo di raccontare una storia che fosse utile a superare i pregiudizi: "Se dovevamo assumerci l'impegno di realizzare un progetto così folle, allora avrebbe dovuto raccontare l'esperienza di tutti" ha detto, a Roma, Santo Rullo, presidente dell'Associazione italiana di psichiatria sociale e artefice dell'impresa, spiegando meglio: "Questa storia non racconta i problemi solo di chi è matto: tutti abbiamo sperimentato la voglia di isolarci in una stanza. Le persone con disturbi psichici sono belle quando sono lontane, poi invece quando si avvicinano ci fanno paura perché scopriamo che sono esattamente come noi".

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Crazy for Football: una scena tratta dal documentario
Crazy for Football: una scena tratta dal documentario

Grazie a un piccolo budget, a cui hanno contribuito anche Skydancers e Rai Cinema, e all'ingaggio di Enrico Zanchini, ex giocatore professionista, come allenatore e Vincenzo Cantatore, ex pugile, come preparatore atletico, il gruppo di pazienti ha cominciato ad allenarsi, è stato selezionato in 12 atleti convocati per il Mondiale, fino ad arrivare nel Paese del Sol Levante. Cantatore in particolare è rimasto impressionato dal percorso di questi ragazzi: "Sono l'esempio di quanto possa fare lo sport, di come riesca a cambiare e migliorare profondamente le persone. Questi ragazzi non credevano in loro stessi, avevano paura di affrontare il mondo e la vita. Adesso non si sentono più emarginati, hanno sgretolato le barriere che li dividevano dagli altri. Seguirli è stata una delle più grande emozioni della mia vita".

Il sogno dei mondiali 2018 a Roma

Crazy for Football: una scena del documentario
Crazy for Football: una scena del documentario

Oltre a raccontare l'incredibile esperienza dei giocatori, Crazy for football si pone anche un altro obiettivo, molto ambizioso: riuscire a organizzare il prossimo Mondiale, previsto per il 2018, proprio in Italia, a Roma. Un'impresa difficile, anche perché i giapponesi, organizzatori della precedente edizione, già chiedono, con anni di anticipo, le date e i luoghi delle partite. Per il regista, che ha ammesso scherzando che il documentario è "il primo film alla Ken Loach che riesco a fare", sarebbe un sogno e una soddisfazione personale. De Biasi, protagonisti e produttori stanno cercando in tutti i modi di mettere insieme il budget necessario: "Accettiamo finanziamenti da tutti: alimentari, sexy shop, chiunque voglia contribuire". Intanto la squadra ha già trovato un testimonial d'eccezione: Francesco Totti, il capitano della Roma, ha realizzato un video, condiviso su Facebook, in cui dichiara il suo sostegno a Crazy for football. Il commento più significativo sul film però è quello di uno dei protagonisti, che, durante la conferenza stampa al Festival di Roma ha detto: "Pensate che cosa mi sarei perso se mi fossi ucciso davvero".

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