Convegno sul cinema italiano: successi, problemi, opportunità

Finalmente il cinema italiano raccoglie i frutti dell'impegno seminato negli ultimi dieci anni, ma senza smettere di soffrire per problemi, difficoltà e qualche polemica.

Maria Vittoria Galeazzi

Il festival di Venezia, in un momento di cruciale importanza se non di svolta per il cinema italiano, crea un'occasione d'incontro e scambio d'opinioni in un interessante convegno intitolato Cinema italiano: successi, problemi, opportunità, moderato da Vito Sinopoli (presidente di Editoriale Duesse). Sponsorizzato dalla rivista quindicinale Box Office, specializzata nel mercato cinematografico, l'evento ha dato modo a numerose personalità del settore di confrontarsi, raccontando la propria esperienza, esprimendo i diversi punti di vista delle professionalità interessate e valutando così in modo eterogeneo la complessità della situazione.
Una crescita ormai comprovata da dati alla mano dichiara la rinascita del cinema italiano. Un aumento notevole dell'interesse del pubblico per i film nostrani, un'affluenza in sala addirittura raddoppiata, con cifre al boxoffice del tutto inattese, e una serie di meritati successi nei festival internazionali. Il cinema italiano si sta rialzando da una crisi decennale, ma il percorso di ripresa economica e strutturale non è ancora ultimato, tutt'altro, persistono molti problemi e urgono risoluzioni in ambito legislativo e finanziario.

Antonio Autieri, direttore di Box Office, introduce alla discussione mostrando i dati che hanno caratterizzato il cinema italiano negli ultimi dieci anni. Un' ascesa delle cifre e un ammontare di successi a livello celebrativo (Oscar per La vita è bella di Benigni, Palma d'oro a Cannes per La stanza del figlio di Moretti, ecc.) hanno coinvolto film, registi, attori e professionisti del nostro paese denotando un miglioramento della qualità, da un lato, e della gestione del prodotto filmico, dall'altro. "Il taglio che si vuol dare al convegno non vuol essere trionfalistico", chiarisce Autieri sottolineando anche le molte problematiche presenti. "Il mercato italiano è molto fragile", dichiara infatti Gianni Letta, vicepresidente e amministratore delegato della Medusa. "Questo è un momento di successo ed è vero che le cifre dei nostri box office sono cresciute, ma non sono ancora paragonabili a quelle degli altri paesi europei". "C'è uno sbilanciamento tra costi e ricavi: fare film costa sempre di più e i guadagni non crescono assolutamente in proporzione".
La situazione è difficile anche a causa della pirateria, problematica che svilisce il mercato dell'homevideo e di conseguenza anche quello della vendita dei film. Le tv a pagamento e generaliste sono sempre più selettive e offrono prezzi molto bassi, perché i film arrivano loro più "sfruttati". A questo proposito è intervenuto con decisione Domenico Procacci, presidente della Fandango: "Il valore dei film continua a scendere. È difficile vendere in televisione quando a comprare c'è una persona sola", riferendosi polemico allo strapotere di Mediaset. "Anche se ce ne fossero due non sarebbe comunque un mercato. È una situazione davvero anomala".

Anche la questione dei finanziamenti accende gli animi dei produttori: "Il contributo del Ministero e della Rai sono fondamentali per poter realizzare film", testimonia Andrea Occhipinti, presidente Lucky Red, riportando il caso de Il Divo. "Sarebbe bello però se Mediaset finanziasse più film che non sono della Medusa". Storce il naso Letta, sentitosi chiamato in causa, mentre Procacci continua: "Il Ministero è una fonte insostituibile senza il quale non si può produrre". Secondo Gaetano Blandini, direttore generale cinema del MiBAC e amministratore unico Cinecittà Holding, bisogna ricordare che "lo Stato non può più avere un ruolo di sostituzione (rispetto ai finanziamenti e al mercato del cinema) ma di riordine e sostegno", il suo compito è quello di "saper intercettare meglio la qualità del nostro cinema". A questo proposito dice la sua Paolo Del Brocco, direttore generale di Rai Cinema: "È la vocazione del servizio pubblico allevare nuovi talenti, puntare sulla ricerca di giovani registi".
Occhipinti punta il dito contro la disinformazione generale rispetto a come realmente viene finanziato un film ed esorta i giornalisti ad essere più completi e precisi, lo stesso fa Procacci: "È troppo facile criticare i finanziamenti ministeriali, trovare difetti nelle loro scelte. Gli sbagli ci devono essere, io penso che la Commissione stia lavorando bene".

Partito come auto celebrativo, il convegno sembra ad un certo punto aver preso una piega pessimistica e negativa, quindi Sinopoli esorta propositivo a trovare soluzioni e nuovi obiettivi. "Dobbiamo partire dal pubblico, capire cosa vuole vedere e attrezzarci con dei piani di marketing ben strutturati", consiglia Del Brocco. "Per fidelizzare il pubblico ad un prodotto di qualità", aggiunge, "occorre ricreare un legame sinergico tra cinema e televisione". Secondo il parere di Letta, "gli spettatori sono molto meno diffidenti nei confronti del cinema italiano rispetto al passato, ma manca ancora uno star system vero e proprio che trascini l'entusiasmo della gente".
Procacci esorta invece ad "aprirsi all'estero sia per i finanziamenti che per le vendite", aggiungendo con vena polemica che "potrebbe essere una risorsa in più per sfuggire da quei due o tre finanziatori che abbiamo in Italia, da una condizione che si sta delineando come scelta a imbuto".

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