CSI: Scena del crimine

2000 - 2015

Con CSI, dieci anni sulla scena del crimine

Sono passati dieci anni dal debutto sugli schermi USA della serie che ha cambiato il modo di indagare in televisione, diventando un vero e proprio marchio.

Se è vero che in Italia ci sono 50 milioni di commissari tecnici, pronti ogni domenica a discutere le scelte degli allenatori di tutte le squadre di calcio, è altrettanto vero che tra gli spettatori televisivi di tutto il mondo esistano svariati milioni di detective di varia natura, che muoiono dalla voglia di risolvere ogni caso di omicidio che venga portato alla loro attenzione. Non è un mistero infatti che il poliziesco sia da sempre un genere molto vivo in ambito televisivo e che il piccolo schermo si è animato di serie e, soprattutto, personaggi molto amati, dall'europeo Derrick a La signora in giallo, il tenente Colombo e Kojak.
Proprio quest'anno, però, è il decimo anniversario della serie che dal suo debutto datato 6 Ottobre 2000 ha cambiato, rinnovato, attualizzato il genere, dando vita a una serie di cloni più o meno diretti che l'hanno resa un vero e proprio modello, un marchio: CSI: Scena del crimine.

William Petersen e Jorja Fox in un'immagine promozionale per la serie tv CSI: Crime Scene Investigation
Sin dai primi episodi, quella di CSI è stata una vera e propria rivoluzione: gran cura dell'aspetto visivo, con inquadrature inusuali e ricostruzioni dei delitti con soggettive delle armi che trafiggono le ferite, la giusta dose di sangue e violenza, un gran numero di gadget tecnologici (a volte ai limiti della fantascienza) usati dai protagonisti, non veri detective ma esperti della scientifica, per analizzare, studiare, ricostruire il mistero (o i misteri).
Ma Anthony E. Zuiker, il suo creatore, ha saputo condire lo show con elementi che potessero accontentare il pubblico più ampio possibile: personaggi solidi, via via sempre più caratterizzati e messi a fuoco con storie personali che potessero accennare una continuità percepibile dallo spettatore affezionato; uno o due casi da chiudere nel corso della puntata, favorendo anche lo spettatore discontinuo.
Un aspetto, quest'ultimo, che ha senza dubbio costituito una forza, sia dal punto di vista pratico, perchè ha permesso a tutti di seguire CSI senza la dedizione, anche solo intellettiva, che richiedevano altre serie più complesse (pensiamo ad X-Files che proprio in quegli anni arrivava alla sua conclusione, o Lost che sarebbe arrivato di lì a qualche anno), sia per l'aspetto psicologico rassicurante tipico del genere (tanto più necessario negli USA post 11 Settembre 2001), con il criminale assicurato alla giustizia e l'intrigo risolto.

David Caruso e Adam Rodriguez in un momento dell'episodio 'Wrecking Crew' della settima stagione di CSI Miami
La cura visiva, che rende ogni episodio quasi un piccolo film, è stata rilevante per affermare la serie nell'immaginario del pubblico e degli addetti ai lavori, permettendole di diventare il punto di partenza, l'esempio, per lo sviluppo televisivo del genere. Due spin-off, ambientati in due diverse città con diversi team di esperti della scientifica e sapientemente introdotti da altrettanti cross-over con la serie originale, un clone come NCIS - Unità anticrimine, a sua volta germinato nel più recente NCIS: Los Angeles, usando la stessa formula adottata proprio quest'anno da un altro caposaldo del procedurale televisivo, Law & Order: Los Angeles.
Se però il CSI Shot, lo stile visivo della serie, resta proprio dello show di Zuiker, la cura che trapela è stata assimilata dai suoi derivati che hanno cercato di creare un proprio espediente narrativo originale, dagli scatti che chiudono le sequenze dei due NCIS all'inserimento dei protagonisti nella ricostruzione della scena del crimine di Criminal Minds.

Quello di CSI è stato un successo inequivocabile che ha ovviamente avuto conseguenze positive e negative. Da una parte, proprio per la sua struttura autoconclusiva, ha favorito la partecipazione di molte guest star nel corso degli anni, davanti ed anche dietro la macchina da presa.

Quentin Tarantino e William Petersen sul set del doppio episodio Sepolto vivo di CSI
Ne è un chiaro esempio il lavoro fatto alla regia da Quentin Tarantino per il doppio episodio finale della stagione 5, Sepolto vivo: Volume 1, al quale il regista di Pulp Fiction ha potuto dare la propria personale impronta senza che questo si rivelasse in contrasto con l'impostazione dello show. Dall'altra l'eccesso di attenzione che ha circondato la serie ha suscitato le inevitabili proteste di gruppi di spettatori (c'è chi lamenta l'eccessiva violenza di alcune scene) o di professionisti (il classico "questo non è CSI" con cui le forze dell'ordine liquidano la semplicità con cui vengono affrontati alcuni snodi narrativi, non riscontrabili nel loro lavoro sul campo), nonchè il cosiddetto Effetto CSI che ha contribuito ad accrescere le aspettative di vittime di crimini e giurie reali, con inevitabile disillusione delle attese.

Ma la sua impostazione ed il già sottolineato successo rischiano di diventare anche dei limiti. Infatti la struttura autoconclusiva è un elemento che la mantiene riconducibile alla televisione del passato, ad una evoluzione dei personaggi più diluita nel tempo, mentre il successo che questa comporta rischia di influenzare negativamente lo sviluppo del settore, costringendo i produttori meno coraggiosi ad investire sul sicuro, sull'ennesimo procedurale piuttosto che su un soggetto più originale e rischioso.
Nell'augurare a CSI altri dieci anni di vita, fino ad eguagliare i venti dopo i quali si è chiusa Law & Order, speriamo che il suo esempio venga colto soprattutto in termini di qualità e capacità di innovare e non solo per la schematicità dei suoi episodi.

Con CSI, dieci anni sulla scena del crimine
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