MASH

1970, Commedia

Recensione MASH (1970)

Robert Altman monta una farsa strepitosa che fa leva sul diffuso sentimento di rigetto di gran parte del popolo americano nei confronti della guerra del Vietnam e sceglie di puntare il dito sul passato per andare a colpire il presente.

Come non abbiamo vinto la guerra

La guerra come nessuno l'ha mai vista. Al posto del Vietnam la Corea. Al posto di eroici combattenti un manipolo di medici sfrontati e irriverenti che si preoccupano più del sesso e degli scherzi goliardici verso i commilitoni che del nemico giallo nascosto nella giungla. Una farsa militare politicamente scorrettissima ambientata in un ospedale da campo (MASH sta infatti per Mobile Army Surgical Hospital) e popolata da personaggi meravigliosamente cinici, tra gli altri il capitano "Occhio di falco" Pierce (Donald Sutherland), "Trapper John" McIntyre (Elliot Gould), "Bollore" (Sally Kellerman) e il maggiore Frank Burns (Robert Duvall). Gli abilissimi chirurghi intervengono prontamente per salvare vite e alleviare le sofferenze delle vittime di questa sporca guerra, ma nei momenti liberi amoreggiano con le attraenti infermiere e organizzano ripetutamente burle grottesche a danno dei colleghi. Insofferenti al rigido sistema gerarchico e alla disciplina militare, i goliardici chirurghi Pierce e McIntire vengono inviati in missione in Giappone dove, pur compiendo con abilità un difficile intervento, entrano in contrasto con un superiore. Ritornati in Corea, riescono ad evitare un procedimento disciplinare sul loro comportamento facendo leva sulla passione sfrenata per lo sport del generale e scommettendo di vincere una partita di football, vittoria che otterranno prontamente, ma non senza l'impiego di loschi stratagemmi.

Tratto dal romanzo del dottor Richard Hornberger, MASH irrompe nel panorama cinematografico del 1970 come una bomba ottenendo uno strepitoso successo, ma scatenando, nello stesso tempo, roventi polemiche sul contenuto antipatriottico e antimilitarista tanto che per anni ne fu vietata la proiezione all'interno delle basi militari USA. Robert Altman monta una farsa strepitosa che fa leva sul diffuso sentimento di rigetto di gran parte del popolo americano nei confronti della guerra del Vietnam e sceglie di puntare il dito sul passato per andare a colpire il presente, ma lo fa mescolando un po' le carte con stratagemmi che non possono sfuggire a uno sguardo attento, come l'utilizzo di costumi, abiti e mezzi militari in uso nel '70 mentre l'anno in cui è ambientata la pellicola è il 1950. D'altra parte MASH è una di quelle pellicole che vanno a costituire il movimento del nuovo cinema indipendente USA favorendo lo svecchiando del tradizionale studio system hollywoodiano, e questo film in particolare si distingue per l'assai poco ortodosso metodo di produzione: Altman sceglie infatti di far vivere attori e troupe all'interno del set, un disordinato campo militare, per tutta la durata delle riprese, lasciando ampio spazio all'improvvisazione e alle gag spontanee sorte tra gli attori.

La natura episodica della pellicola (la partita a golf, il Giappone, la scommessa sul football, il falso suicidio) si sposa perfettamente con lo stile rivoluzionario di Altman (lo stratagemma dell'inquadratura fissa sull'altoparlante che trasmette musica e messaggi di servizio usata come raccordo tra i vari episodi, lo stile documentaristico delle riprese, la tipica alternanza tra primi piani e campi lunghi, il montaggio audio che si sovrappone alle scene seguenti) donando a MASH quell'aura di follia anarchica che lo contraddistingue. Nonostante il positivo giudizio attuale, il film si caratterizza per una genesi assai poco pacifica: in un primo tempo la stessa troupe e gli attori si dissociarono dal risultato ottenuto sul set, non riponendo grande fiducia nei metodi apparentemente caotici di Altman e nel contenuto potenzialmente esplosivo del film (ridicolizzazione delle forze armate, un certo maschilismo dominante) tanto che la stessa Fox, durante la postproduzione, si dimostrò apertamente insoddisfatta del lavoro. Solo l'entusiasmo della critica all'uscita del film e la pioggia di premi (tra cui un Oscar alla sceneggiatura e la Palma d'Oro a Cannes) hanno messo a tacere le voci contro elevando MASH al rango di cult e perpetrandone il successo con due serie televisive (l'omonimo telefilm durato circa undici anni e lo spin off Trapper John) a ricordare come il miglior modo per combattere gli orrori della guerra sia proprio la follia.

Recensione MASH (1970)
Valentina D'Amico
Redattore
4.0 4.0
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