Profondo blu

2003, Documentario

Recensione Profondo blu (2003)

Un viaggio entusiasmante in cui al sublime naturale si uniscono la sapienza di una tradizione documentaristica antica e uno sforzo produttivo fuori dal comune.

Alessandro Guerra

Com'è profondo il mare

Girato dalla BBC National History Unit, pluripremiata factory di documentari di enorme successo internazionale, Profondo Blu ci accompagna alla riscoperta delle meraviglie del mare. Un viaggio entusiasmante in cui al sublime naturale si uniscono la sapienza di una tradizione documentaristica antica e uno sforzo produttivo fuori dal comune (cinque milioni di dollari il budget del lungometraggio, quindici per la serie tv collegata, settemila ore di pellicola, duecento locations visitate in cinque anni di riprese).

Rivedere sul grande schermo le immagini per certi versi consuete di un delfino che salta tra le onde o di uno squalo che attacca un branco di piccoli pesci è un'esperienza appagante. Assistere a una colossale mangianza di decine di orche, centinaia di delfini e migliaia di albatros che assaltano contemporaneamente un immensa moltitudine di sardine è qualcosa di indimenticabile. Eserciti di granchi soldato che si affollano sulla spiaggia, coppie di orsi polari a caccia di foche sulla banchisa, crudeli orche marine che si spingono fin sul bagnasciuga per predare i cuccioli di leone marino, le meravigliose creature degli abissi più profondi, prive di scheletro, luminescenti e traslucide. Uno spettacolo affascinante per simmetrie, varietà e bizzarria, un mondo che non conosce altra legge se non quella crudele della sopravvivenza e che pure si manifesta in forme di insuperata poesia.

Come Microcosmos e Il popolo migratore avevano fatto prima, ottenendo un insperato successo al box office, Profondo Blu cavalca la voglia di natura e contemplazione puntando tutto sulla novità della proposta in sala e sull'assoluta qualità del girato.
La drammatizzazione è quasi del tutto assente, o strettamente limitata nel tempo a singole sequenze, la tentazione di antropomorfizzare i comportamenti e le emozioni degli animali evitata con cura. Ciò non vuol dire che la mano dei realizzatori non sia sempre ben visibile, specie nelle azzeccatissime scelte di montaggio, forse poco "oneste" nel costruire una continuity narrativa anche dove le distanze la renderebbero implausibile, ma di grande effetto e di sicura presa emotiva.

Il commento musicale originale di George Fenton (ben cinque nominations all'oscar nel suo palmarès) è suggestivo anche se, alla lunga, risulta abbastanza ingombrante. Apprezzabile, invece, la scelta di limitare al minimo il parlato lasciando campo libero alla forza naturale delle immagini.
Profondo blu sarà presentato al pubblico in digitale nelle sale attrezzate per la proiezione mediante tale tecnologia.

Recensione Profondo blu (2003)
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