Codice criminale

2016, Drammatico

Codice Criminale: Di padre in figlio

Il primo lungometraggio di Adam Smith è una storia intensa e profonda, raccontata magistralmente da due grandi interpreti in lotta tra loro.

I valori della famiglia prima di tutto. Unione, solidarietà, inclusione. Fuori da ogni regola dettata da chi vive convenzionalmente. In Italia, specie se si è cresciuti in una famiglia tradizionale e allargata, è difficile non sentirsi inevitabilmente empatici. Famiglie all'interno delle quali "i panni sporchi si lavano in casa", che non portano i nipoti con forti ritardi in istituti adatti, che non si fidano delle istituzioni e preferiscono la "saggezza" dei più anziani. Ce ne sono ancora tante così, fin troppe. E di contro, impossibile non ravvisare nei Cutler delle similitudini con i clan di nomadi presenti nelle gradi città del nostro paese, ormai ridotti da generazioni di segregazioni e politiche approfittatrici a livelli di povertà sub-umani. Del resto i film europei sono così: leggibili su più livelli, capaci di raccontare storie complesse e articolate come lo è la vita stessa.

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Un racconto inglese

Codice criminale: Michael Fassbender e Lyndsey Marshal in un momento del film

In mano a una produzione statunitense, Trespass Against Us (che in Italia diventa un tamarrissimo Codice criminale) sarebbe stato fracassone e muscolare quanto Fast and Furious - Solo parti originali. Invece strizza l'occhio a Drive e a Come un tuono, ma con più cuore e molte più domande che gemmano nella testa dello spettatore. È un racconto inglese, come inglesi sono i protagonisti, che pure scelgono di vivere nelle roulotte, ai margini di una società ricca che li rifiuta e prova repulsione. Negli States molte persone vivono nelle roulotte, in Europa è meno "normale". I Cutler sono un clan, una famiglia allargata che vive sotto la legge del capo carismatico Colby. E il nostro protagonista, Chad, è proprio l'erede di questo impero di povertà e malvivenza. Non è andato a scuola perché Colby rifiuta che la mentalità mainstream possa dominare la mente di suo figlio, dei suoi nipoti o di qualunque membro del clan. Lo rifiuta perché in questo modo può essere lui a dominarle meglio. Ma Chad, anche se non sa leggere, anche se ha conosciuto solo questo stile di vita, capisce bene che non è l'unico possibile e desidera per i suoi bambini un futuro diverso. Forse si azzarda a immaginarlo persino migliore. E da qui prende il via una serie di riflessioni, servite allo spettatore in modo non scontato né didascalico, attraverso gli occhi di Chad, che vede suo figlio Tyson ogni giorno più affascinato dal nonno, che vive il disagio di sua moglie, che progetta una vita diversa.

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Codice criminale: Brendan Gleeson e Killian Scott in una scena del film

Uno scontro tra fuoriclasse

Codice criminale: Brendan Gleeson in una scena del film

Non sarebbe facile per lo spettatore medio provare empatia per un personaggio come chad: un malvivente che agisce ai margini della società, rubando e compiendo altri gesti criminali. Come già fu per Shame, sono la bellezza e il carisma di Michael Fassbender gli elementi rappacificatori. Un attore appena meno avvenente avrebbe suscitato repulsione, allora per la natura della dipendenza trattata, qui perché l'essere malvivente è epurato da tutto quel fascino che al momento fa trend anche in serie italiane come Gomorra - La Serie, e sarebbe inaccettabile. Invece il suo bel viso diventa la dimora di emozioni intense, non espresse, ma nemmeno celate, il suo fisico atletico ben si presta alle belle scene d'azione e di inseguimento, girate con grande gusto e mestiere, mai con l'eccesso degli action movies a stelle e strisce. Amico, complice, padre e antagonista un Brendan Gleeson ancora una volta in stato di grazia, un grande attore consolidato che chiunque avrebbe avuto un timore reverenziale ad affiancare in questo modo. Chiunque, ma non il rosso Fassy, il cui talento è ormai paragonabile solo al suo fascino.

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Codice criminale: Michael Fassbender e Lyndsey Marshal in una scena del film

È un film complesso, questo, eppure semplicissimo. Chi guarda percepisce la claustrofobia, l'irrequietezza, la voglia continuamente frustrata di cambiamento. Chad si muove tutto il tempo, ma le sue sono fughe da fermo, ingabbiato com'è nei confini di una cella che prende forma nel cortile delimitato dalle roulotte del clan. Sono tutti in prigione, e il carceriere è proprio Colby, il predicatore di libertà fittizie che poi impone il suo punto di vista e il suo stile di vita. Fino alla paradossale scelta, l'unica per essere davvero liberi. Perché Chad vuole solo essere un padre diverso per suo figlio. Padri e figli, generazioni, evoluzioni.

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