Città di carta

2015, Giallo

Città di carta: alla scoperta del set del film con John Green

Incontriamo l'autore del libro su un set breve ma intenso che si è rivelato una esperienza unica anche per le sue star, Nat Wolff e Cara Delevingne.

Città di carta

2015 – Giallo
2.5 2.5

Nel 2014 il successo di Colpa delle stelle deve aver sorpreso i suoi stessi realizzatori, talmente innamorati della storia di John Green da iniziare a lavorare subito all'adattamento di un altro libro dell'autore di Indianapolis: Città di carta. È lui la stella del set sul quale siamo stati ospiti, nonostante la presenza di Nat Wolff (presto al fianco di Bryan Cranston in In Dubious Battle e di Robert De Niro ne Lo stagista inaspettato) e di Cara Delevingne (ventitreenne supemodella di Burberry, Chanel e Mango, nel cast di Suicide Squad).

Città di carta: una scena del film

Nel film sono i protagonisti di un lungo inseguimento, quello di Quentin "Q" Jacobsen alla inafferrabile Margo Roth Spiegelman. Un amore mai dichiarato il suo per la vicina di casa, la ragazza più popolare della scuola, che un giorno si intrufola nella stanza da letto di Q per coinvolgerlo in una personalissima vendetta. Subito prima di scomparire. Decisi a ritrovarla, Quentin e i suoi amici intraprendono un lungo viaggio dalla Florida a New York dalle conclusioni inaspettate...

Carolina Dreaming

Un road trip che nella realtà non è andato oltre i confini della North Carolina, dove sono stati ricreati i set di location molto diverse tra loro proprio grazie a una diversità geografica unica. E che ha permesso di tenere il budget di Città di carta sui livelli del precedente (costato 12 milioni, che però ne fruttarono oltre 300). In questo senso ha aiutato anche il ritmo, accelerato, delle riprese. Ma nei 34 giorni complessivi di set, si sono creati legami umani forti. Tutti i giovani attori parlano dell'amicizia che si è creata tra loro e dell'intenzione - più che della speranza - di continuare a tenersi in contatto nonostante le diverse carriere. Nat e John si conoscevano già, da Colpa delle stelle, ma Wolff sembra vivere davvero intensamente i suoi film, visto che dopo aver trovato un "best friend" in Green, oggi si dichiara travolto dal "ciclone" Cara Delevingne

Ciclone Cara

Cara Delevingne

"È davvero incredibile - ci racconta proprio lui, - ma forse non sono ancora pronto a parlare di questa esperienza. Mi ha mandato fuori di testa. Non l'avevo mai conosciuta prima e non mi aspettavo questa chimica con lei. Era naturale, ma insieme magnetica, come una vera star". "Una forza della natura", la definisce anche lo stesso John Green, che ammette di non seguire il mondo della moda e le sue protagoniste: "Non avevo idea di chi fosse, ho dovuto guardare su Google, ma non ho mai incontrato nessuno come lei. Ha un carisma 'di personalità', che non le viene dal ruolo insomma, e quando entra in una stanza tutti si girano verso di lei".

E poi era perfetta per il ruolo, tutti concordano sul fatto che abbia dato vita istintivamente alla Margo del libro. "Da sempre l'attenzione della gente si concentra su Cara, e da sempre tutti traggono conclusioni su chi lei sia dalle brevi interazioni che hanno - dice ancora Green. - Margo è così. È uno specchio. Tutti vedono qualcosa di loro riflesso in lei. Credo che questa sia stata l'esperienza di Cara e credo sia frustrante vivere in una scatola, così, tutto il tempo. Per questo immagino lei abbia dato tanto al personaggio. Probabilmente la conosce meglio di me".

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Un set pieno di sorprese

Li abbiamo visti muoversi sul set, nella giornata passata con loro nei corridoi della Central Cabarrus High School di Concord, località alle porte di Charlotte, come ospiti della produzione. Nella scena mostrata dal trailer, in cui Quentin, Radar (Justice Smith, che deve il nome del suo personaggio al celebre personaggio di MASH) e Ben (Austin Abrams) passeggiano davanti agli armadietti della scuola mentre Margo non li degna di uno sguardo. Come in quella nella quale Nat Wolff arriva accompagnato dalla madre, tra decine di giovani comparse, costrette a raffreddarsi in abiti primaverili, decisamente coerenti con l'ambientazione della Florida, ma molto meno adatti alle riprese nella Carolina del Nord. O ancora in una di quelle conclusive, durante il ballo di fine stagione a tema Hollywood in una palestra colorata completamente di giallo e rosso.

Ma il meglio è stato curiosare nei set inutilizzati, mentre i nostri eroi erano impegnati davanti alla macchina da presa: quelli degli ambienti abbandonati nei quali i ragazzi in missione scovano gli indizi lasciati da Margo, e quelli corrispondenti alla stanza da letto di Quentin, dove tutto inizia. E dove abbiamo trovato qualcosa di strano. Se, infatti, l'interno del Mall era stato curato nei minimi dettagli - con guide turistiche, magliette di Orlando e persino una testa di alligatore - nella ricostruzione della camera del ragazzo è stata sicuramente una piacevole sorpresa vedere il poster di Amarcord, quanto divertente e inaspettato trovare un trofeo con un riferimento alla "Queen City" Charlotte invece che alla 'ormai' abituale Orlando. Un piccolo blooper che cercheremo sullo schermo... oltre ai vari Bill Clinton, Divergent, Covenant e Hunger Games nella libreria alla parete.

Ospite tra i suoi stessi fan

Città di carta: Nat Wolff e il regista Jake Schreier sul set del film

Tutto questo, di fatto, è la rappresentazione della fantasia di un singolo uomo, che però parla così di sé: "Non ho un ruolo nel film. Mi chiamano produttore esecutivo, ma faccio le stesse cose che avevo fatto in Colpa delle stelle - ride John Green. - Per me è molto divertente essere qui tutti i giorni: passo il tempo con gli altri, parlo del libro con loro e ci divertiamo". Ma in fondo il tono leggero dell'autore del testo originario di fatto ha contagiato tutti, visto che l'altro executive producer, Isaac Klausner, confessa che la sorpresa più grossa nel portare sullo schermo il libro è stata scoprire lo humor che conteneva.

Eppure Green non sembra avere uno splendido ricordo della sua esperienza da studente... "In Alabama, la mia era una scuola piuttosto noiosa. Ero un cattivo studente, avevo pessimi voti e uscivo con ragazzi problematici. Sono stato anche molto bullizzato fino alla High School. È stato duro essere un teenager", confessa, notando la differenza con questo strano tuffo nel passato: "oggi gli studenti sono tutti buoni con me, ma ho la stessa sensazione di quando camminavo nei corridoi sentendomi gli occhi addosso... Tutti mi giudicavano, e ora in qualche modo è lo stesso".

Protagonista vero, anche in futuro

Forse non del tutto, visto che oggi quegli studenti - 1400! impegnati nelle loro lezioni durante la lavorazione del film - lo idolatrano, e sempre con grande rispetto. "Ero un po' preoccupato da tanti teenager, soprattutto quando ne ero circondato - ammette lo scrittore, - ma non dai singoli; son sempre stati gentili e amichevoli. In fondo i miei genitori sono della North Carolina, per cui sapevo di che tipo di persone si sarebbe trattato".

Ora il film è finito, e con esso anche questa esperienza. Che come primo risultato ha prodotto quello di convincere sempre di più Green a non tentare mai la strada da regista di un suo proprio testo. "Jake Schreier lavorava 20 ore al giorno, 7 giorni a settimana, per tutto l'anno. È troppo! Io ho dei figli, e mi piace andare in vacanza... e poi non credo di avere quel tipo di immaginazione, visiva. La mia è più 'testuale', immagino le cose sulla pagina". "Ma soprattutto non mi piacciono abbastanza i film - ha concluso, - mi piace la struttura di una storia, ma quando guardo un film non mi piace pensarci, distrugge tutta la magia. A me piace perdermi nel film".

Lo aspetta quindi la sua passione, il suo principale - vero - lavoro: scrivere. Presto, probabilmente, visto che ci confida: "Mi manca scrivere. Voglio tornare a scrivere. Molti scrittori hanno problemi a riprendere dopo un grande successo, è accaduto anche a dei miei amici. Non è raro. Credo di star attraversando un processo anche io, ma per adesso non posso scriverne". Ora spera che il film riesca ad arrivare alla gente, di potersene sentire orgoglioso e che - come i suoi libri - "trovi un pubblico che ci tiene e che si appassioni alle storie che racconta". Storie di cui la gente possa innamorarsi. Come quelle dei libri "che sogna di scrivere".

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