Cecilia Albertini, musica e cinema nel cuore

Bionda, determinata e grintosa, Cecilia si divide tra New York e la Capitale, e soprattutto tra la passione per la musica e quella per la recitazione. L'ultimo ruolo da lei interpretato è quello di Cassandra in 'Piazza Giochi', nel suo futuro un EP e poi chissà, lei incrocia le dita.

Una cascata di capelli biondi, tanta determinazione e la passione per la musica, che nel suo cuore occupa lo stesso spazio di quella per la recitazione. L'abbiamo vista in Apnea, I mostri oggi, e a breve la vedremo anche in Piazza Giochi, accanto ad Andrea Montovoli e Luca Ward. Con Cecilia Albertini però abbiamo parlato anche delle differenze tra lei e il personaggio interpretato nel film di Marco Costa, del rapporto con i suoi compagni di set, dei nuovi progetti musicali e dei ruoli che le piacerebbe interpretare. E poi anche di New York, e del modo di concepire il lavoro negli States, così diverso rispetto a quello nostrano.

Da aprile sarai nelle sale con un ruolo in Piazza Giochi, un film che ti vedrà nel ruolo di una sedicenne, figlia di una dottoressa dalla personalità indipendente, che per cause di forza maggiore si trasferisce da suo padre. Quanto vi somigliate tu e il tuo personaggio del film, visto che anche stai vivendo un'esperienza lontano dalla tua città natale?

Cecilia Albertini sul set di Piazza Giochi
Interpretando Cassandra mi sono spesso ritrovata in circostanze a me familiari. Anche io ho vissuto per dei lunghi periodi lontana da casa; anche io ho provato l'iniziale senso di spaesamento e disorientamento tipico di tutte le persone che, per un motivo o per l'altro, devono ambientarsi in un nuovo mondo sconosciuto. Ovviamente, la differenza tra me e Cassandra è che io ho scelto spontaneamente di trasferirmi, mentre lei ci si trova involontariamente e in seguito ad una tragedia improvvisa. Io e Cassandra, però, abbiamo affrontato la situazione allo stesso modo: entrambe abbiamo avuto dei momenti di malinconia e tristezza all'inizio, ma non ci siamo lasciate sopraffare dalle debolezze e abbiamo tirato fuori il coraggio necessario per combattere e ambientarci nel nuovo mondo. Non bisogna mai soffocare le lacrime, però non bisogna nemmeno permettere che ci impediscano di essere sereni, specialmente quando si è giovani. Piangere è necessario, per la crescita di tutti noi, ma non deve essere mai un pianto disperato, bensì un pianto carico di consapevolezza e sempre pronto a trasformarsi in un sorriso pieno di speranza. Anche io sono una persona abbastanza timida, come Cassandra all'inizio del film, quando viene interrogata durante la prima imbarazzante cena di famiglia. Cassandra non si vergogna di quello che è, ma è consapevole del fatto che le persone intorno a lei sono completamente diverse, e non la comprenderanno mai. Perciò si sente intimidita, si sente inadeguata ad un mondo che si impone in tutta la sua superficialità e apparente superiorità. Cassandra sa che l'unico modo per sopravvivere è riuscire ad adeguarsi, o perlomeno, a fingere di farlo.

Nel film interpreti una ragazza che si inserisce in una nuova compagnia di amici. Tu invece come ti sei trovata a lavorare insieme agli altri interpreti del film?
Devo dire che su questo set mi sono trovata davvero bene. Innanzitutto eravamo un gruppo di persone giovanissime, a partire dal regista che ha solo 32 anni e andando avanti con tutta la troupe, sia artistica che tecnica, eravamo tutti molto giovani. Ho legato subito con tutti gli altri attori e ho conosciuto delle persone molto interessanti e con le quali mi piacerebbe lavorare ancora. Specialemente con la mia "sorellastra" Aurora (Laura Adriani) mi sono trovata molto bene e siamo diventate amiche sin dall'inizio, cosa che ci ha anche aiutate a lavorare meglio insieme. Quando abbiamo finito di girare ero davvero triste, anche perchè mi sarebbero mancati tutti gli altri. Mi sentivo come in una famiglia! Questo è un altro lato veramente bello del mio lavoro. I rapporti con le persone sul set sono spesso molto diversi da qualsiasi altro tipo di amicizia. Sono rapporti a volte più profondi, perchè non solo si convive per diverse settimane, si lavora insieme e si condividono i momenti di difficoltà, ma si ha soprattutto la costante consapevolezza di star costruendo, insieme, un'opera d'arte. Questa è la forza che tiene unite le persone su un set, e se c'è fiducia nel progetto e passione, si crea un legame magico e inimitabile con chi vive questa esperienza. Ovviamente non mancano gli screzi, rivalità e litigi, ma credo che ci sia bisogno di imparare a creare un clima di rispetto reciproco e di pace, perchè non si sta semplicemente lavorando, ma creando qualcosa che emozionerà e in un qualche modo "cambierà" tutte le persone che lo vedranno.

Perchè secondo te Piazza Giochi merita di essere visto, e in particolare a chi lo consigli? Piazza Giochi non è semplicemente una commedia, nè un film drammatico. E' un giusto mix di entrambe le cose, e ritengo che sia un film divertente e a tratti commovente. Trovo sia diverso dalla maggior parte dei film italiani per ragazzi, mi piacciono i personaggi quasi caricaturali che contribuiscono alla creazione di questo mondo realistico ma allo stesso tempo grottesco, credibile ma allo stesso tempo irreale, veritiero ma allo stesso tempo pop e coloratissimo. Lo consiglio a tutti, specialmente ai ragazzi giovani che hanno voglia di vedere un film divertente, leggero, ma abbastanza profondo da contenere messaggi più importanti.

In Piazza Giochi hai lavorato con Andrea Montovoli, che è stato lanciato da un contest come Ballando con le stelle, e Luca Ward, che ha fatto parte del cast dell'Isola dei Famosi, anche se è già un celebre doppiatore e attore. Pensi che partecipare ad un reality sia una tappa ormai importante, per chi vuole imporsi nel mondo delo spettacolo, oppure no? Accetteresti di partecipare ad un programma di questo tipo, se te lo proponessero?

Cecilia Albertini con Andrea Montovoli in una scena di Piazza Giochi
Non guardo mai la televisione, però so cosa sono i reality. Non ho mai visto Ballando con le stelle o L'isola dei famosi, ma so vagamente di che cosa si tratta. Credo siano entrambi un mezzo per acquisire visibilità e fama, anche se non mi è del tutto chiaro il motivo esatto che spinge le persone a partecipare a questo genere di programmi. Programmi come Grande Fratello e simili non mi divertono e non mi interessano, e secondo me non fanno altro che degradare il livello culturale generale. Non parteciperei mai a questi programmi, neanche se mi pagassero tantissimi soldi! Ormai nel mondo dello spettacolo c'è una grande confusione tra chi ha del talento e chi non sa fare niente. Gli uni vengono spesso confusi per gli altri, e viceversa. Se devo mettermi in mostra davanti alla gente preferisco farlo mostrando quello che so fare meglio, non chiacchierando del più e del meno o facendo altre cose noiose che chiunque altro saprebbe fare. Però non voglio criticare tutti quelli che vi partecipano e che usano questi programmi per andare avanti con la loro carriera. Il fine giustifica i mezzi e ognuno è libero di fare ciò che ritiene più utile e costruttivo per sè stesso.

Nel tuo spazio personale su MySpace hai scritto che hai vissuto e stai vivendo a New York. Quali opportunità ti ha dato vivere in un paese così diverso dall'Italia? E' cambiato il tuo approccio al lavoro, una volta tornata qui, oppure no?
Ho la grande opportunità di vivere e studiare negli Stati Uniti, un'esperienza che consiglio a tutti i ragazzi giovani che sentono il bisogno di viaggiare, di esplorare, di conoscere posti nuovi. Venire in America, a New York, a diciannove anni, è stata un'esperienza che ha decisamente cambiato la mia vita. Non solo ho imparato ad arrangiarmi da sola, a sentirmi un puntino minuscolo e insignificante in una folla sterminata di persone, ma ho anche potuto studiare i pregi e i difetti di questo paese che per me ha sempre rappresentato un sogno di libertà e successo. L'America ha tanto da imparare dall'Europa, ma ha anche tanto da insegnare. La dedizione al lavoro, alla professionalità e alla serietà, per esempio. In America, niente è approssimativo, niente è lasciato al caso, tutto è preciso e studiato. A differenza degli Italiani, gli Americani non amano riempirsi la bocca di parole inutili, preferiscono agire, fare, e non pontificano mai senza avere senza basi solide: prima costruiscono, e poi mostrano l'opera agli altri. Questo ho imparato dall'America, e il mio approccio al lavoro è cambiato completamente. Gli americani sono spesso degli stakanovisti. Specialmente qui a New York, vista l'enorme concorrenza, è necessario stare sempre al passo con gli altri, altrimenti si rimane indietro e si viene tagliati fuori. Nessuno si ferma ad aiutarti. All'inizio può essere molto doloroso e frustrante, ma alla lunga questa attitudine porta a grandi soddisfazioni. Ovviamente, non bisogna diventare ossessionati dal lavoro, bisogna però trovare quel giusto equilibrio in modo da riuscire a dare il meglio di sè stessi, sempre, senza però disperdersi. Qui non si perde tempo, e io detesto perdere tempo, non sopporto l'inaffidabilità e la mancanza di serietà. In questo contesto si ha la sensazione che il talento e la bravura porteranno inevitabilmente, prima o poi, al successo.

Sei una ragazza molto giovane e per il momento ti occupi sia di musica che di recitazione. Se un giorno dovessi intraprendere una scelta definitiva, pensi che ti piacerebbe continuare a cantare o fare cinema?
Amo la musica e la recitazione allo stesso modo, non potrei vivere senza nessuna delle due cose. Se però dovessi scegliere definitivamente una strada professionale, forse sceglierei la recitazione. Di questi tempi, fare musica e riuscire ad avere successo, è molto difficile. Non esistono più i talent scout, nessuno vuole rischiare di puntare su artisti nuovi e sconosciuti, a meno che non siano usciti da uno di quei programmi in televisione. Cantare e suonare davanti ad un pubblico mi regala una gioia infinita, e non mi interessa se davanti a me ci sono due oppure cinquanta persone, non mi interessa se avrò successo oppure no, io le mie canzoni le scrivo prima di tutto per me stessa, quando poi sento gli altri che ne canticchiano le parole a memoria sono ancora più contenta, anche se inizialmente non era davvero quello il mio scopo. Il mio scopo iniziale, mentre scrivo, è di creare una melodia e delle parole che innanzitutto piacciano a me. E sono sicura che a me piace davvero tanto, prima o poi piaceranno anche agli altri.
Ultimamente mi sono dedicata di più alla recitazione, per farmi le mie prime esperienze. Per farlo, sono stata costretta a trascurare un po' la musica, in alcuni momenti. Quando per un periodo di tempo non canto abbastanza me ne accorgo subito, perchè durante la notte sogno di cantare. E' il mio campanello d'allarme che mi fa capire che è ora di dedicarmi alla musica. So che prima o poi dovrò fare una scelta, e concentrarmi su una delle due strade. Forse questa scelta l'ho già fatta, forse no... Ma tradire una delle due cose mi sembra un po' come tradire un fidanzato con un altro...

Hai qualche progetto cinematografico o musicale attualmente in cantiere?
Sì, tra poco uscirà il mio ep (Cinque brani da me scritti e cantati) su internet, e sarà possibile scaricare le canzoni su iTunes e su altri siti, oltre che sul mio MySpace. Per ora continuo a scrivere e a cantare, qui a New York ho trovato delle persone con cui suonare e spero di potermi esibire a breve. Continuo a studiare recitazione e non dico niente riguardo ai progetti futuri perchè potrebbe esserci qualcosa, ma faccio la scaramantica, che è sempre meglio.

Avendo a disposizione una bacchetta magica che ti permetta di ottenere i ruoli che desideri, quali personaggi sceglieresti di interpretare?

La bella Cecilia Albertini, cantante e attrice
Mi piacciono i ruoli drammatici e malinconici, più che altro. Ma non le vittime senza speranza, bensì i personaggi che si trovano a che fare con situazioni drammatiche ma hanno la forza di reagire. MI piacciono anche i ruoli allegri e da commedia, ma non li trovo tanto interessanti e mi viene più difficile interpretarli. Non mi piacciono i personaggi con una sola dimensione, mi piacciono quelli bi-dimensionali, che sono in grado di far trapelare un lato del loro carattere completamente diverso, se non opposto, da quello mostrato. Le persone reali non sono mai solo una cosa. Mi piace moltissimo il ruolo di Natalie Portman in Closer, oppure quello di Alison Lohman in White Oleander - Oleandro bianco. Mi divertirei molto anche a interpretare ruoli esplosivi come quello di Penelope Cruz in Vicky Cristina Barcelona oppure perennemente malinconici e disadattati come il personaggio di Laura nello Zoo di vetro di Tennessee Williams.

Cecilia Albertini, musica e cinema nel cuore
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