Blood Diamond - Diamanti di sangue

2006, Avventura

Recensione Blood Diamond - Diamanti di sangue (2006)

Blood Diamond è un discreto action-movie, che si concentra su scene di battaglia e di guerra, centrando però solo a metà quegli obiettivi di denuncia socio-politici che si era prefissato.

Pietro Salvatori

Cavaliere bianco, continente nero

Lodevole l'iniziativa di coniugare una denuncia socio-politica con un film che si configura come un action-movie, una storia d'intrattenimento. Inserendoci poi uno degli attori internazionalmente più conosciuti e sponsorizzabili (e magari anche in tempo per ritagliargli la parte giusta per entrare in cinquina agli Oscar), Leonardo DiCaprio, una bella e concreta lei, Jennifer Connelly, e un comprimario di tutto rispetto, Djimon Hounsou (già ottima spalla ne Il Gladiatore), si ha sulla carta un prodotto degno di attenzione.
Nasce così Blood Diamond - Diamanti di sangue, nuova fatica di Edward Zwick, frutto di una sceneggiatura nata un po' così a tavolino, negli Studios, ma integrata da un lodevole lavoro di ricerca, sotto la supervisione di Sorious Samura, documentarista che si è lungamente occupato delle brutture della guerra sierraleonese.
E' infatti nel piccolo stato della Sierra Leone, dilaniato nella metà degli anni '90 da una cruentissima guerra civile, che si incrociano le storie di tre personaggi diversi: un ex mercenario, trafficante di diamanti, un semplice pescatore, in cerca della famiglia perduta, costretto a lavorare per i ribelli, e una giovane giornalista, tanto bella quanto idealista e tenace. Tre tipi umani che di certo non mancano nell'immaginario cinematografico, ma che vengono calati in una realtà, quella del tessuto sociale di un Africa disastrata dai combattimenti, che è raro vedere nelle grandi produzioni hollywoodiane.

La pellicola poi regge gli oltre 140 minuti su cui è spalmata, non concedendo nulla o quasi al contrappunto sentimentale della vicenda (i due belli non si baciano nemmeno), e concentrandosi quasi totalmente sull'azione, sui combattimenti. Ne escono così due ore di battaglie, rappresentate al limite del realismo soft che le major consentono, e che pongono con discreta forza anzitutto il tema delle numerose guerre civili che dilaniano il continente, e in secondo luogo l'incresciosa situazione dell'importazione illegale di diamanti in Europa, il cui flusso di denaro va ad alimentare violenze e (come da titolo) sangue.
Agli amanti dell'azione senza tanti pensieri non potrà che piacere.
E' d'obbligo notare che però la pellicola mostra il fianco a più riprese. Se la regia regge sotto la mano esperta di Zwick, è la sceneggiatura a rivelarsi debole (chi vi scrive ha intuito dopo appena quaranta minuti di film la conclusione) e, in più punti, approssimativa, sbrigando sequenze e stereotipando caratteri nella tensione di far rientrare la storia in ogni suo minuto aspetto nel già lungo girato (esempio di questa fretta di montaggio è la stiracchiata appendice finale).
Ma ancora più grave, l'aspetto che il film, che condanna i facili moralismi e i luoghi comuni delle immagini che dell'Africa offrono i media, si ritrova appieno negli stereotipi buonisti con cui un certo occidente benevolo e qualunquista tende a guardare il continente nero. Gli eroi sono circoscritti al mondo dei bianchi, il nero "buono" è un'eccezione, il resto della popolazione è più o meno barbara ed efferata, o alla meglio così tonta da farsi fare una foto come evento straordinario da usare come merce di scambio.

Blood Diamond è un discreto action-movie, che si muove su nobili binari, spinto da nobili intenti, ma che centra a metà il suo obiettivo, ricadendo nel luogocomunismo e nella scontatezza (sottile, insinuante) che, almeno a parole, aveva cercato di evitare.

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