Babbo Bastardo

2003, Commedia

Recensione Babbo Bastardo (2003)

Babbo bastardo non è solo un insolito film di Natale, ma soprattutto è una commedia divertentissima proprio per la sua maleducazione e la sua irriverenza.

Federico Gironi

Cattivo davvero

Il Babbo bastardo del titolo di questo film - per una volta ottimo adattamento italiano del titolo originale, Bad Santa - è Willie T. Stokes, un relitto umano alcolizzato e sessuomane che lavora come Babbo Natale nei grandi magazzini durante il periodo che precede le feste. Per Willie questa mal sopportata occupazione è in realtà solo una copertura per poter studiare dall'interno e poi derubare i centri commerciali dove lavora, il tutto in collaborazione col suo socio Willie, un nano che funge da elfo nella messa in scena natalizia. Durante un "lavoro" a Phoenix la vita di Willie viene però complicata e messa sottosopra dall'incontro con una bella barista con un debole per i "Babbo Natale" e soprattutto con un ingenuo e strambo bambino di otto anni.

Diretto da un regista anomalo, caustico e coraggioso come Terry Zwigoff (autore di due splendidi film come Crumb, documentario sul fumettista Roger Crumb e sulla sua famiglia, e Ghost World, deliziosa, perfida, agrodolce commedia interpretata da Scarlett Johansson, Thora Birch e Steve Buscemi), Babbo bastardo è uno dei film più genuinamente divertenti, cattivi e irriverenti visti al cinema di recente. Zwigoff ed un ottimo Billy Bob Thornton si divertono a sovvertire tutti i luoghi comuni del buonismo natalizio (cinematografico e non) attraverso un personaggio realmente nichilista, cinico - a tratti ai limiti dello sgradevole - e piazzando la storia in nel caldo dell'Arizona, privando quindi il Natale anche della abituale cornice climatica e ambientale. Si rimane positivamente scossi e divertiti dalla dissonanza tra l'abito di Babbo Natale ed un personaggio dal linguaggio infarcito di ingiurie e parolacce, incurante di tutto e di tutti, concentrato solo sulle sue bottiglie e sulle sue esigenze più bassamente primitive.

Ma attenzione: se da un lato - come abbiamo sottolineato - la cattiveria del film è genuina e non conciliata, dall'altro grazie all'uso di questa particolarissima chiave narrativa il film risulta essere molto più costruttivo di tanti zuccherosi prodotti visti al cinema di recente: e per questo la parabola esistenziale di Willie e un finale si avvicina a quello che può essere considerato "lieto" (ma che pacificatore e rassicurante non è) assumono una valenza ed una qualità molto maggiore di quella della maggior parte dei film natalizi propostici di recente, buoni solo per amplificare l'aspetto più plastificato, consumistico e programmaticamente buonista della festività.

Babbo bastardo non è quindi solo un insolito film di Natale, ma soprattutto è una commedia divertentissima proprio per la sua maleducazione e la sua irriverenza, che dice molto di più sull'andare contro la dilagante ansia del politically correct di un qualsiasi film dei sopravvalutati e ben più concilianti, costruiti e alla fine consolatori fratelli Farrelly.

Recensione Babbo Bastardo (2003)
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