Basic Instinct 2

2006, Erotico

Recensione Basic Instinct 2 (2006)

Film che sublima la categoria del brutto per assurgere ad uno status del tutto autonomo, Basic Instinct 2 rappresenta, all'inverso per la Stone, quello che il ritratto rappresentava per Dorian Gray.

Federico Gironi

Catherine Stone/Sharon Tramell

A quattordici anni dal primo film diretto da Paul Verhoeven, torna Basic Instinct, torna Catherine Tramell, torna una Sharon Stone vogliosa di scandalizzare e di affermale la sua sessualità di quasi cinquantenne.
Lasciati gli States per Londra (solo avanti nel film sapremo che le motivazioni sono da ricercarsi nei problemi giudiziari della scrittrice-mantide), la Tramell si trova di nuovo nei guai con la legge per via della sua brama di emozioni forti, che si traduce nel legame indissolubile tra sesso & morte. Solo che, invece di penetrare nelle ossessioni del poliziotto che nel primo film indagava su di lei (e farsi penetrare da lui), la sfacciata Catherine penetra (e si fa penetrare) dallo psichiatra che era stato incaricato di fare una perizia sul suo stato mentale. Fin dal loro primo incontro, lei giocherà con lui come il gatto col topo, ne diventerà l'ossessione, rovinerà la sua vita e se lo scoperà per riaffermare il suo predominio fisico e intellettuale, per poi sbarazzarsene.

Quello che abbiamo appena sintetizzato è Basic Instinct 2. O forse non lo è. Non lo è perché tra erotismo da tabloid, intrighi fintamente ingarbugliati e interpretazioni lesse, è la Stone nel bene e nel male l'unica anima, contraddittoria, del film. Di più, Sharon Stone è il film. Pur firmato da Michael Caton Jones> - in questo caso regista inesistente, evanescente, pura proiezione delle volontà dell'attrice che dichiaratamente o meno è l'unico vero deus-ex-machina del film - Basic Instinct 2 è puro sharonstonismo, pellicola-manifesto attraverso la quale l'attrice riafferma - anzi, impone - la sua immagine pubblica, la sua icona.

Catherine Tramell, nella sua sfacciata ostentazione d'intelligenza superiore, nella messa in mostra del suo corpo, nella sua provocatoria voracità e disinibizione sessuale rappresenta la Sharon Stone che la stessa Stone (da anni ma nell'ultimo periodo ancora di più) ha deciso di comunicare alle platee di tutto il mondo: la Stone membro del Club Mensa, la Stone emblema di bellezza a 50 anni, la Stone donna forte che ha sempre messo in ombra i suoi partner maschili e che si fa promotrice dell'indipendenza e dell'emancipazione femminile. Tanto più che in alcune scene l'attrice ha richiesto una controfigura per il corpo, contraddicendo le dichiarazioni a sostegno del sentirsi belle anche a cinquant'anni: a ulteriore testimonianza di come il suo interesse non fosse nella proposizione di una verità oggettiva su di lei, ma solo nella rappresentazione di un'immagine - di un'icona, per l'appunto - ben precisa.

Film che sublima la categoria del brutto per assurgere ad uno status del tutto autonomo, Basic Instinct 2 rappresenta, all'inverso per la Stone, quello che il ritratto rappresentava per Dorian Gray: l'attrice americana ha cristallizzato nell'eternità fisica e concettuale dell'immagine filmica quel che è e vuole continuare ad essere. La sua persona potrà declinare, cambiare, invecchiare, rinnegare, ma l'icona che la Stone ha costruito di sé stessa rimarrà lì, immutata, immutabile, imperitura. E - da quanto ci risulta - a nessuno è mai importato se il ritratto di Dorian Gray fosse un quadro bello o brutto.

Recensione Basic Instinct 2 (2006)
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