Carlo Virzì e I più grandi di tutti al Torino Film Festival

Abbiamo incontrato nel capoluogo piemontese il regista toscano che ha presentato insieme al cast il suo nuovo film, il secondo italiano in concorso di questa 29ma edizione della kermesse.

Non tradisce il suo spirito da vero livornese e da vero musicista Carlo Virzì, che torna dopo cinque anni sul grande schermo con I più grandi di tutti, una commedia spiritosa e dissacrante sull'utopico mondo del rock di nicchia, quello dei circuiti alternativi, dei club musicali e dei concerti sfrenati nelle piazzette di provincia. Al centro della storia un gruppo di disadattati, di insoddisfatti cronici, che a quindici anni dallo scioglimento del loro gruppo, i Pluto, si ritrovano grazie ad l'inaspettata e-mail di un loro grande fan che non li ha mai dimenticati. Protagonisti di questa bizzarra favola rock tutta italiana Claudia Pandolfi, Alessandro Roja, Marco Cocci e Dario Cappanera, uno dei chitarristi più in gamba del rock made in Italy già collaboratore di Francesco Renga e Vasco Rossi. Nel cast anche Corrado Fortuna nei panni del devoto ammiratore ricco sfondato che fa di tutto per organizzare la reunion, Catherine Spaak e Frankie Hi-Nrg Mc, il geniale rapper torinese di nascita che nel film veste i panni dell'assistente tuttofare chiamato a gestire il ritorno in auge dei Pluto. Una commedia rock all'italiana ambientata nella cittadina di Rosignano Solvay che cerca di affrontare, anche se di striscio, temi delicati come la disabilità, la crisi economica e del lavoro e la distanza generazionale tra i rockettari di una volta e i ragazzi di oggi, che hanno miti diversi, sogni diversi ma lo stesso grande bisogno di certezze per il futuro. Prodotto da Indiana Production, Motorino Amaranto, Rai Cinema e dalla Eagle Pictures che lo distribuirà in seicento copie a fine febbraio o agli inizi di marzo 2012, I più grandi di tutti ha portato al Torino Film Festival il cast protagonista, il regista e, in qualità di produttore, anche Paolo Virzì che ha assistito alle interviste.

I più grandi di tutti: Claudia Pandolfi con Marco Cocci in una scena del film
Come ti è venuta l'idea di fare un film sul famoso rock parrocchiale e provinciale? Forse perchè ti sei reso conto che in Italia è una presenza molto massiccia a livello musicale? Carlo Virzì: Non ho scelto un argomento a caso per questo film, ma mi sono buttato in una realtà che conosco molto bene, anche perché suonare è una delle cose che so fare meglio nella vita e la musica è una delle mie grandi passioni. Suono da quando ero ragazzino e ho fatto parte di un gruppo, gli Snaporaz, con il quale ho assaporato il gusto della famosa utopia del rock, viaggiando in lungo e in largo su un furgone per suonare nei posti più reconditi dell'Italia anche quando eravamo certi che al concerto non ci fosse nessuno. Anche noi, come i protagonisti di questo film, non eravamo delle rockstar né volevamo diventare delle star, ci limitavamo a far scappare la gente dai concerti (ride).

Perchè hai scelto di raccontare il dopo e non il durante del gruppo con questo stile un po' malinconico? Carlo Virzì: Volevo raccontare un po' tutto in questo film, sia dal punto di vista di chi fa il rock e non riesce più a comunicare con persone con cui un tempo condivideva tutto, sia dal punto di vista di chi lo ascolta e lo vive come fan scoprendo che i suoi idoli non sono affatto come se li era costruiti in mente. Magari dietro alle maschere dei Kiss ci sono quattro imbecilli o quattro ragionieri (ride). Anche nei gruppi migliori capita che si discuta e si litighi e si decida uno scioglimento doloroso, ho assistito a certe scazzottate durante alcuni concerti che voi non avete neanche idea...

Come hai lavorato sulla musica del Pluto che sentiamo nel film? Carlo Virzì: E' stato bello lavorare con un gruppo di attori che sono anche dei musicisti, a parte Alessandro Roja che non sa assolutamente nulla di musica (ride). La musica del film mi ha portato via molto tempo, sono sincero, avevo bisogno di un sound che rappresentare in maniera molto naturale il gruppo di nicchia dei Pluto ma allo stesso tempo di un rock fruibile da tutti e non troppo settoriale.

I più grandi di tutti: una scena del film
Nel gruppo si citano molte band reali come i Litfiba e i Negrita, perchè proprio loro? Carlo Virzì: E' una semplice citazione dei gruppi che potevano più o meno avvicinarsi allo stile e alla musica dei Pluto, una sorta di via di mezzo tra il rock mainstream e l'underground, nell'epoca in cui è ambientato il film imperavano sulla scena l'indie rock degli Afterhours, i ritmi dei Marlene Kuntz e del Prozac+. Poi c'erano i Negrita, un gruppo che considero come una sorta di cugini dei Pluto.

Corrado, com'è nato il personaggio dell'ammiratore sfegatato? Corrado Fortuna: E' nato sia grazie dall'ispirazione fornitami da fatti realmente accaduti che dalla mia esperienza personale. Una sera di dodici anni fa andai ad un concerto degli Snaporaz e mi innamorai della loro musica, da allora sono diventato il loro fan numero zero (ride). In realtà Ludovico nel film ha condiviso una cosa importante con il gruppo e cioè il fatto di aver fermato il tempo in quegli anni di gloria, solo che lui lo ha fatto a causa dell'incidente che ha avuto e che lo ha immobilizzato su una sedia a rotelle. Credo che avesse qualcosa di profondamente irrisolto nel cuore da dover chiudere con loro oltre a volerli rivedere e conoscere da vicino.

Chi di voi ha fatto del vero rock nella sua vita oltre a Dario Cappanera che è un chitarrista di professione? Marco Cocci: Io faccio rock da circa vent'anni (come leader dei Malfunk, ndr), suono e canto da tanto tempo e quando lo fai con passione e lo senti dentro è una cosa che non riesci a toglierti di dosso. E' per questo che comprendo benissimo i personaggi di questo film. Nel momento in cui i quattro salgono di nuovo tutti insieme sul palco improvvisamente dimenticano tutto, spariscono divergenze e ripicche, e ognuno di loro torna a vedere i propri compagni come i complici di un qualcosa di grande.

I più grandi di tutti: Claudia Pandolfi in una scena del film
E questa Claudia Pandolfi bassista come è uscita fuori? Claudia Pandolfi: Penso di avere un approccio alla musica di tipo compulsivo e il basso era l'unico strumento che non avevo mai 'violentato', è stata la mia prima volta. Considero il rock come una sorta di universo parallelo alla realtà di tutti i giorni, se lo vivi non per diventare famoso ma per seguire il tuo istinto allora è la volta che non riesci più ad abbandonarlo. Ho vissuto dieci anni con un musicista (il chitarrista Roberto Angelini, ndr.). Sabrina è una scapestrata del rock nel film, sa di non essere una virtuosa, sta sul palco e si diverte ma non si sente una musicista vera. Forse è per questo che la follia di un tempo le rimane dentro nonostante adesso conduca una vita piuttosto morigerata e imborghesita ed è sempre per questo che a mio avviso scappa via alla prima occasione per rituffarsi in quella spensieratezza.

Vista la critica molto forte presente nel film, qual'è il suo rapporto con la critica musicale e con i famosi 'tuttologi' musicisti e non che frequentano i programmi tv improvvisandosi tali? Carlo Virzì: Credo che sia simbolica a questo proposito la frase di Frank Zappa che una volta disse "I critici musicali sono persone che non sanno scrivere che intervistano persone che non sanno parlare per un pubblico che non sa leggere".

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