Recensione Maschi contro Femmine (2010)

Fausto Brizzi ha chiamato a raccolta alcuni dei suoi attori preferiti per realizzare un'opera monumentale sulla guerra dei sessi, talmente corposa da dovere essere divisa in due parti; il risultato, però, è molto deludente rispetto alle grandi aspettative dell'intera operazione e non c'è neanche l'ombra della spaventosa ricchezza di temi addotta dal regista per spiegare la motivazione della divisione in due capitoli del film.

C'eravamo tanto odiati

Gli uomini vengono da Marte, le donne da Venere. La persona che per prima teorizzò questo assunto aveva di certo il dono della sintesi, ma ci voleva un esperto come Fausto Brizzi per dare corpo a questa idea, in effetti nemmeno troppo originale, e vedere le ripercussioni di questa concezione nella vita reale. Preso il coraggio a due mani il regista di Notte prima degli esami ed Ex si è lanciato in un'impresa ardua, quella di raccontare il mondo degli uomini e delle donne dai rispettivi punti di vista, per tentare di capire cosa succeda quando questi mondi interagiscono e in certi casi si scontrano. La storia di Maschi contro Femmine parte da una cicogna che tiene in becco il frutto dell'amore tra Walter, tecnico di una squadra femminile di volley, e Monica. Quello che il volatile non sa è che da quel momento in poi la brava moglie, completamente assorbita dal nuovo ruolo di mamma, rifiuta ogni contatto sessuale col marito. E l'uomo, dilaniato dagli ormoni in subbuglio, finisce tra le braccia della sua migliore giocatrice Eva, una ragazza tremendamente innamorata. Poi ci sono Chiara e Diego, gli alpha e omega del pianerottolo italiano. Lei, infermiera bella e ironica, con il pallino dell'ecologia, mal sopporta quel vicino di casa che cambia donna ogni notte, conservando nei cassetti del comò mutande femminili di ogni nazionalità. C'è anche il dramma di Nicoletta, splendida cinquantenne tradita dal marito, che ormai sente di essere un vecchio ferro da buttare, ma sul più bello, col preventivo del chirurgo plastico già visionato e firmato, scopre l'amore di un tenero collega di lavoro. Se i genitori piangono, i figli non ridono. Andrea, primogenito di Nicoletta, si innamora perdutamente di Francesca, ignorando che l'avvenente cameriera viva una storia parallela con la migliore amica di lui, Marta.

Brizzi si è tirato su le maniche, ha chiamato a raccolta alcuni dei suoi attori preferiti (Carla Signoris, Nicolas Vaporidis, Fabio De Luigi e Giorgia Wurth), ha corteggiato due new entry di classe (Alessandro Preziosi e Paola Cortellesi), si è rivolto ad una blogstar come Pulsatilla (la scrittrice Valeria Di Napoli) per realizzare un'opera monumentale sulla guerra dei sessi, talmente corposa da dovere essere divisa in due parti. Il risultato, però, è molto deludente rispetto alle grandi aspettative dell'intera operazione. In Maschi contro Femminile l'autore capitolino compie un brusco passo indietro rispetto al precedente Ex, un film, quello del 2008, che pur nella leggerezza dei toni, aveva fatto intravedere qualcosa di diverso nel panorama italiano della commedia. Allora non si gridò al miracolo perché verso questo genere si nutre da sempre una certa diffidenza, ma in quel caso l'alternanza di momenti marcatamente ridanciani, sentimento e umorismo più fine risultò se non altro godibile. In questo film gli ingredienti sono rimasti gli stessi, con la differenza che il prodotto finale è il superficiale ritratto di uomini incapaci di amare le donne (tranne il virtuoso esempio del personaggio di Giuseppe Cederna, il "Romeo" di Carla Signoris, non a caso relegato a mo' di talpa negli archivi sotterranei di una fantomatica e rilucente azienda italiana) e di donne bidimensionali, piatte nonostante le loro curve vengano esibite a cadenze regolari. Della spaventosa ricchezza di temi addotta dal regista per spiegare la motivazione della divisione in due capitoli del film, non c'è neanche l'ombra e per giudicare meglio l'apporto "femminile" di Pulsatilla al rude terzetto di sceneggiatori Brizzi-Martani-Bruno bisognerà attendere Femmine contro Maschi, in uscita a Febbraio sotto l'egida di Medusa; un'opera in cui saranno protagoniste alcune figure già presenti in Maschi contro Femmine (i personaggi di Claudio Bisio, Luciana Littizzetto ed Emilio Solfrizzi), con l'aggiunta di Salvatore Ficarra e Valentino Picone.
Tutto è appena abbozzato, (l'uomo in crisi davanti alla donna bella e intelligente, "l'essere moglie" come condizione esistenziale degradante per il gentil sesso, l'amicizia), ma nulla prende effettivamente corpo. E dopo aver visto una lunga sequela di mariti fedifraghi colti in flagrante dalla compagna furiosa, di mariti altrettanto fedifraghi che si vantano con gli amici delle loro numerose scappatelle, di uomini che giurano solennemente di non volersi impegnare, perché il matrimonio è una prigione, viene da chiedersi cosa resti di questo film e soprattutto cosa voglia dirci Brizzi sull'argomento. La risposta (l'uomo è cacciatore e a volte ferisce la donna che ama, ma in fondo è un buono e onesto padre di famiglia destinato ad essere perdonato anche dal figlio più ribelle. Perché tanto il figlio è maschio e crescendo se ne accorgerà...) è desolante quasi quanto l'inconsistenza dei personaggi raccontati. Brizzi non è certamente il nuovo vate della commedia, ma col tempo, le indubbie capacità registiche (e coi grandi risultati al box office) è riuscito a ritagliarsi uno spazio tutto suo nel mare magnum dei film leggeri; in questo caso, però, la montagna ha partorito uno spaurito topolino.

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2.0/5