Sabotaggio

1936, Thriller

Recensione Sabotaggio (1936)

C'è un sabotatore d'impianti elettrici che rende più buie del solito le notti londinesi, la polizia lo bracca ma i disagi continuano e si teme un terribile attentato...

Barbara Liguori

C'è una spia nascosta nel cinema!

Un inaspettato blackout sorprende Londra; l'improvviso avvenimento non scatena il panico tra la gente, ma subito la polizia intuisce che c'è sotto qualcosa infatti il guasto alla centrale elettrica si rivela un sabotaggio a base di sabbia introdotta nell'impianto.
Prende avvio la ricerca del colpevole, tutti gli indizi portano ad un insospettabile gestore di cinema: il signor Verloc.

Sabotaggio è una libera trasposizione de L'agente segreto di Joseph Conrad, e non va confuso con I sabotatori, che è sempre un film di Alfred Hitchcock ma viene girato nel 1942 ad Hollywood, mentre questa pellicola appartiene al cosiddetto periodo inglese (1936-1939) quando il Maestro lavorava negli studi di Londra.
La storia è molto ben congegnata, i personaggi sono ambigui e tenebrosi quanto basta per rendere l'atmosfera del film amara e imprevedibile. Sicuramente Oskar Homolka è l'attore che meglio si cala nel ruolo assegnatogli dal regista, interpretando un cattivo che si mimetizza fra la folla, fingendosi un cittadino qualunque, rispettabile e flemmatico, uno che potrebbe essere il tuo vicino di casa e di cui non sospetteresti mai niente di strano... per queste sue caratteristiche ogni suo gesto, anche il più insignificante, crea nell'animo dello spettatore, una tensione continua.
Gli altri interpreti principali risultano meno efficaci e poco credibili.

Per il ruolo del detective Ted, Hitchcock aveva scelto il già collaudato Robert Donat (Il club dei trentanove), purtroppo l'attore non era disponibile e quindi venne sostituito da John Loder. Hitch non nascose mai la propria insoddisfazione nei riguardi della recitazione sia di Loder che di Sylvia Sidney, due interpreti -a detta del regista-"inadatti" a sostenere le parti proposte.
Sabotage non riscosse molto successo né di critica né di pubblico, quest'ultimo rimase sconvolto dalla morte inaspettata e crudele del giovane Stevie. A questo proposito Hitch, nella celebre intervista concessa a Francois Truffaut, dichiarò: "Ho commesso un grave errore: il ragazzino che porta la bomba. Quando un personaggio porta in giro una bomba senza saperlo, come fosse un pacco qualsiasi, si crea nel pubblico una forte suspense. Lungo la strada il personaggio del ragazzo è diventato veramente troppo simpatico al pubblico, il quale, a sua volta, non mi ha mai perdonato di averlo fatto morire.".

Tralasciando le autocritiche del grande maestro, questo film rimane un'importante lezione di cinema.
Alcuni passaggi come quello in cui Stevie, senza saperlo, trasporta l'ordigno e si attarda per strada o quello in cui durante la cena con Verloc, Sylvia, lo uccide all'improvviso, sono scene ricche di tensione, quasi prive di dialoghi ed assolutamente perfette ed efficaci per creare uno stato d'ansia crescente che è difficile scrollarsi di dosso dopo aver visionato questo film.
Un'ultima curiosità: nell'intervista con Truffaut, Hitch accennò proprio a questa pellicola per spiegare la distinzione tra suspense e sorpresa e infatti affermò: "La differenza tra "suspense" e "sorpresa" è molto semplice. (...) Noi stiamo parlando; c'è forse una bomba sotto questo tavolo e la nostra conversazione è molto normale, non accade niente di speciale e tutto ad un tratto... boom! Esplode la bomba. Il pubblico è sorpreso, ma prima che lo diventi gli è stata mostrata una scena assolutamente normale, priva d'interesse. Ora veniamo alla suspense. La bomba è sotto il tavolo e il pubblico lo sa (...) sa che l'ordigno esploderà all'una e sa che è l'una meno un quarto (...); la stessa conversazione insignificante diventa tutta ad un tratto molto interessante perchè il pubblico partecipa alla scena. (...) Nel primo caso abbiamo offerto al pubblico 15 secondi di sorpresa... Nel secondo caso gli offriamo 15 minuti di suspense! Una scena di suspense, tuttavia, ha di solito un esito positivo per l'eroe: la bomba non esplode oppure lui si salva. Lo spettatore vive un'eccitante tensione nell'intima fiducia che tutto si concluderà bene: ed è proprio questo che non succede in Sabotaggio".

Recensione Sabotaggio (1936)
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