Breaking Bad

2008 - 2013

50 sfumature di (Walter) White: la teoria dei colori di Breaking Bad e Better Call Saul

Tinte sgargianti, toni cupi, abiti scelti con estrema cura. Gli autori di una delle più apprezzate serie di sempre e del suo spin-off hanno destinato al colore e alla fotografia un ruolo determinante. In attesa della seconda stagione dedicata a James McGill, in arrivo il prossimo 16 febbraio su Netflix, analizziamo questa attenzione maniacale per i dettagli cromatici.

Breaking Bad

2008 - 2013 – Drammatico
4.8 4.8

Una grande lezione di televisione, ma soprattutto un esperimento di chimica talmente ben riuscito da essere entrato nelle enciclopedie del piccolo schermo. Questo è stato Breaking Bad: una storia composta da elementi instabili e mutazioni, il racconto di una trasformazione inevitabile, un processo chimico di alterazione che vede un insulso uomo medio diventare un temuto genio del crimine. Walter White evapora per solidificarsi in Heisenberg; un'alterazione di personalità scaturita non solo da un'urgenza disperata (un tumore che spinge l'uomo a cercare soldi facili per la sua famiglia) ma una scelta ben precisa che si rinnova puntata dopo puntata. Walt sceglie ogni volta un male peggiore (avvelenamenti, aggressioni, omicidi) perché finalmente gode nell'essere stimato e temuto.

Dall'altra parte, nello spin-off Better Call Saul, alla base c'è sempre un desiderio frustrato di evoluzione che, però, proprio non riesce ad avverarsi. James McGill prova con tutte le sue forze a diventare migliore, a lasciarsi alle spalle errori e sfortune, ma il cambiamento verso i meglio è un lusso che non gli viene concesso. Tanto vale imboccare la via per la mediocrità, più facile e accessibile. Tanto vale tornare nel fango e iniziare a prendere le sembianze di Saul Goodman (cognome assai bugiardo che deriva dall'assonanza con la rassicurante battuta "It's all good, man"). Nell' universo cangiante di Breaking Bad la metamorfosi sembra la principale traccia da seguire, dentro uno stato di perenne instabilità dove persino i nomi cambiano e le carte di identità si alterano di continuo. Un tema, quello della mutazione, che si lega a doppio filo con la chimica, la materia in cui eccelle Walt e assoluto marchio di fabbrica della serie, sin dalla sigla: una pioggia di formule chimiche che cade sulla tavola periodica degli elementi.

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Breaking Bad: un wallpaper per la quinta stagione

Per chi ha un po' di memoria fotografica, non sarà difficile ricordare la varietà cromatica di questa tabella, piena di colori differenti, ognuno dei quali identifica metalli di vario tipo, gas e altre sostanze. Tranquilli, non staremo qui a tediarvi con formule e reminiscenze scolastiche, ma a raccontarvi come Breaking Bad e Better Call Saul abbiano raccontato i loro mondi e i loro personaggi attraverso una scelta attenta e consapevole dei colori.

Better Call Saul: in una scena della serie

Attraverso uno studio maniacale per ogni dettaglio della messa in scena (a partire dalla regia e dalle inquadrature), Vince Gilligan ha dato vita ad un carnevale narrativo, un'esplosione di sfumature cromatiche e filtri fotografici capaci di raccontare, dentro cui si cela un preciso messaggio, sempre coerente con il carattere malleabile dei personaggi. Due serie in grado di insinuarsi dentro personalità complesse anche grazie all'immagine, in una rara simbiosi tra emozione e fotografia, forma e contenuto. Come all'interno di una tavolozza, capiremo meglio il senso della luce e il valore metaforico degli abiti. E per quanto milioni di fan abbiano dato vita ad altrettante fantasiose teorie sul tema, quello che vi diremo è stato confermato direttamente dagli autori della serie. Perché, se chiami il tuo protagonista White, la sua spalla Pinkman e parli di blue meth, ci sembra doveroso indossare una tuta gialla e tentare di capire la magica formula cromatica di due serie che hanno reso un po' più grande il piccolo schermo.

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Alterare la fotografia: cartoline da Albuquerque

Breaking Bad, prima stagione, prima puntata. C'era stato detto tutto sin dall'inizio. Walter White è nel bel mezzo di una sua lezione, ancora nei panni di un insegnante volenteroso ma poco stimato. La lezione del giorno recita: "La chimica è lo studio delle sostanze, ma io preferisco vederla come lo studio dei cambiamenti. Questa è la vita. È la costante, il ciclo: creazione e dissoluzione. È crescita, poi decadimento, poi trasformazione. Ed è affascinante". Talmente affascinante da aver reso Breaking Bad e Better Call Saul delle cartine tornasole sensibili ai cambiamenti dei loro protagonisti. Ed è proprio ripensando alla prima stagione della vita di Walt che ci accorgiamo di una profonda differenza rispetto a tutte le altre. Quella del 2008 è un esordio dove la fotografia tende ancora ad un certo realismo sia negli esterni che negli interni. L'ambientazione (pensiamo alla scena d'apertura) presenta dei colori verosimili, poco snaturati, e lo stesso vale per l'interno di casa White, dove la luce non restituisce mai un caldo calore domestico, ma si mantiene piuttosto neutra.

Tutto questo viene totalmente stravolto dalla seconda stagione in poi, anche grazie all'arrivo del direttore della fotografia Michael Slovis che, assieme a Gilligan, decide di dare una forte impronta autoriale alla fotografia, caricata di un evidente significato metaforico. Così, da quel momento in poi, quelle provenienti da Albuquerque diventano cartoline alterate da filtri fotografici estremi; la città, le abitazioni e i luoghi affogano dentro colori saturi per raccontare attraverso tante patine cromatiche l'alterazione vissuta sulla pelle di Walter White.

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Breaking Bad: Aaron Paul e Bryan Cranston nell'episodio Live Free or Die
Better Call Saul: Bob Odenkirk, Vince Gilligan e Peter Gould sul set della serie

I campi lunghi e le panoramiche sui deserti del New Mexico, uno spazio sconfinato nel quale il camper di Walt e Jesse sembra un moscerino, vengono sovraccaricate da toni caldi, dominate dal giallo e dall'arancione. Un espediente in grado di sottolineare non solo il pericoloso illecito compiuto dai personaggi, ma anche l'afosa aridità del deserto, asfissiante e opprimente (come nell'episodio 4 giorni fuori). E se gli esterni bruciano nella cottura della metanfetamina, richiamando le atmosfere bollenti dei western (un genere più volte scomodato tra duelli e assalti ai treni), gli interni assumono significati contradditori. I contesti domestici, luoghi che dovrebbero essere confortevoli e rassicuranti, piombano lentamente nell'oscurità.

Breaking Bad: Anna Gunn in una scena dell'episodio Green Light

Sia la casa di Walt che quella di Jesse vengono risucchiate dalle ombre e rappresentate da una fotografia sempre più innaturale. Se l'abitazione di Walt si trasforma in un teatro di luci e di ombre (ne parleremo tra poco), i luoghi abitati da Jesse si tramutano in un circo caleidoscopico, e noi siamo costretti a guardarlo con occhi allucinati come i suoi. Ritorna il dominio del giallo, questa volta accompagnato da una forte dominanza verdognola e dal viola per i momenti legati allo sballo totalmente fuori controllo; una scelta in grado di sottolineare lo squallore e il marcio in cui vive questo ragazzo alla perenne ricerca di stabilità. Se la vita di Walt è in penombra e quella di Jesse è livida, i luoghi del male sono paradossalmente quelli meno alterati. Una delle caratteristiche della serie è quella di vestire la criminalità con abiti per niente insoliti, anzi del tutto banali e ben inseriti nella normale quotidianità delle cose. La metanfetamina si cucina nelle case, nelle roulotte, nella lavanderie. Senza dimenticare il centro nevralgico del Male: il fast food Los Pollos Hermanos. L'impero gestito da Gus è quello che appare più naturale di tutti, quasi confortevole e invitante come un posto del genere dovrebbe essere.

Ecco come nel mondo di Breaking Bad la dimensione visiva riesce a diventare narrativa, una precisa scelta autoriale (al limite dell'ossessione) che viene confermata anche dall'inizio di Better Call Saul, dove un Saul Goodman ormai ritiratosi dall'avvocatura, vive una grigia routine, lavorando in un bar del Nebraska. Il bianco e nero enfatizza la solitudine e l'alienazione del vecchio, rampante legale che, in un impeto di nostalgia, ripesca dai ricordi una vecchia VHS di un suo spot. Ed ecco, finalmente, un sottile fascio rosso che si riflette sui suoi occhiali. Un timido accenno colorato che ci porta a scoprire le origini di quest'uomo e ci conferma come in queste due serie il colore sia un invadente co-protagonista.

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Luci ed ombre

Giusto e sbagliato, bene e male. Breaking Bad vive di dicotomie, scelte decisive e punti di non ritorno. Questa eterna battaglia tra negativo e positivo si combatte anche attraverso l'illuminazione scelta dagli autori, ovvero l'ennesima sfumatura estetica che si carica di un significato altamente simbolico. Come accennato poco fa, Gilligan e Peter Gould hanno spesso chiuso i loro personaggi dentro ambienti oscuri e lugubri. In Breaking Bad il luogo prediletto è senza dubbio casa White, un luogo adombrato, un posto dove sembra non esistano luci elettriche e l'unica fonte luminosa filtra dalle finestre. Così i volti vengono tagliati a metà di continuo (cosa che succede un po' ovunque, anche nei locali), immersi in un perenne conflitto di luci e di ombre. Queste scindono i personaggi nel loro meglio e nel loro peggio, con quest'ultimo spesso vincitore. In Breaking Bad l'essere umano è affascinato e inghiottito dall'oscurità (anche quando si sforza di batterla, come fa Jesse), con i volti spesso nascosti, perché inquadrati dietro tende, grate, alterati da vetri, specchi e riflessi sugli oggetti.

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Coerente con questa impostazione della luce, Better Call Saul esaspera ancora di più la presenza di luoghi scissi tra luce ed ombre. Su tutti, ricordiamo il parcheggio dello studio legale HH&M, dove Saul spesso si confessa con l'amica Kim e soprattutto la casa di suo fratello Chuck, afflitto dalla fobia dei campi elettromagnetici.

Un'abitazione illuminata solo da qualche lanterna , uno spazio dove due fratelli cercano di volersi bene e fuoriuscire dai propri pozzi personali, con scarsi risultati. Ma la massima trasformazione della persona nella sua nemesi (l'ombra), la riscontriamo quando i registi abusano della silhouette. La luce colpisce i personaggi di fianco o di spalle, semmai sul ciglio di una porta o davanti alla saracinesca di un garage; e di Walt, Jesse, Saul, Hank e Skyler ci restano soltanto le ombre. Individui che si dissolvono. Persone che evaporano. Come dici, Walt? Ah sì, hai ragione. È la chimica.

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Indossare la metafora

Breaking Bad: Bryan Cranston nell'episodio Fifty-One

Ripartiamo dall'inizio, da quel paio di pantaloni beige lanciato in aria, ripreso lentamente mentre cade per poi essere investito da un camper. Un altro indizio sull'importanza dell'oggetto in questione? Forse sì. È ormai risaputo che in Breaking Bad ogni personaggio sia stato vestito appositamente per raccontarci qualcosa della sua personalità e, naturalmente, della sua evoluzione. Parlando di abiti, Vince Gilligan ha parlato espressamente di color timing, ovvero di scelte cromatiche fortemente influenzate dagli eventi e dai tanti scossoni emotivi presenti nello show. Come fossero serpenti alle prese con la muta, tutti i personaggi della serie cambiano pelle, raccontando attraverso gli abiti il loro stato d'animo. Walt, vestito di verde e marrone (associazione cromatica spenta e priva di carattere) per tutta la prima stagione e per metà della seconda, si scurisce sempre di più, trovando la sua "divisa" nel nero e nel bordeaux di Heisenberg.

Lo stesso Walt cercherà più volte di ridefinire il colore della sua normale vita borghese (passerà per il celeste e il giallo), ma finirà inesorabilmente per ripiombare nel nero. Sorte simile a quella vissuta da sua moglie Skyler, inizialmente vestita di un candido e angelico celeste, che prova per ben tre stagioni a combattere il male (prima al suo fianco e poi accolto dentro di sé) passando per il verde acqua e il blu, per poi arrendersi a due stagioni finali di indumenti spenti. E mentre Hank rende più denso l'arancione iniziale, vestendo di marrone e Marie trasmette il suo essere svampita, svagata e disattenta con ripetitivi abiti viola sempre uguali, Jesse è forse il personaggio più ondivago. Il ragazzo, in perenne ricerca di un'approvazione paterna mai avuta e di riscatto, ha un'evoluzione ciclica ripresa anche dal colore del suo look. Entusiasmo, speranza, delusione e disperazione si alternano e si rincorrono come fanno il giallo, il rosso, il grigio e il nero dei suoi larghi panni.

In Better Call Saul, invece, c'è un codice cromatico diverso (confermato direttamente da Peter Gould via Twitter), molto meno affidato ai singoli personaggi, ma inserito sotto forma di regola di fondo da seguire. Si tratta di un codice morale (stiamo pur sempre parlando di un avvocato) molto semplice: il colori caldi sono associati al crimine, mentre i freddi alla giustizia. Anche lo stesso personaggio, a seconda del colore indossato, può rappresentare il bene o il male, seguendo un principio allargato anche agli oggetti di scena e, ancora una volta, alla fotografia. Non abbiamo solo criminali con vistose camice rosse e poliziotti con abiti blu, ma elastici per capelli, tende, cartelloni pubblicitari e persino una tonalità di transizione (sospesa tra il giallo e l'arancione) che rappresenta una dimensione intermedia, di indecisione e di scelta morale. E infine tutto è racchiuso in un piccolo oggetto capace di rappresentare un intero personaggio: la scatola dei fiammiferi di James McGill, dove un elegante blu istituzionale, cela dei cerini destinati a produrre fuoco.

Blu e rosso nello stesso posto, il bene e il male che diventano tascabili. Due colori scomodati persino dalla canzone che chiude la prima stagione dello spin-off. Mentre il nostro avvocato deluso si allontana in auto, ecco irrompere le note rock di Smoke on the Water dei Deep Purple. E che cos'è il viola (purple) se non l'incontro tra il rosso e il blu? Anche questo è James: un uomo ancora a metà strada. Non più il Jimmy di una volta, non ancora il Saul che sta per diventare.

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