Boardwalk Empire - L'impero del crimine: Finale stagione 2

Due episodi ricchissimi di eventi e di elementi di raccordo che chiudono in maniera esemplare questa seconda stagione, e che culminano con un finale sconcertante, ma di notevole coerenza, che conferma la spietatezza e la grandezza dello show di Terence Winter.

Non c'è spazio per le assoluzioni, non c'è spazio per il perdono, né per la debolezza, i sentimenti e l'onestà nel mondo di alcool, denaro, sangue e piombo che, alla fine di questa seconda stagione di Boardwalk Empire - L'impero del crimine, ci ha ormai irresistibilmente avvinti. Abbiamo notato in passato su queste stesse frequenze come gli eroi di Boardwalk Empire mancassero delle qualità umane e accattivanti dei più gloriosi gangster televisivi, I Soprano in primis: ma con questo finale si rivelano personaggi titanici e affascinanti pure nel loro realismo, nella loro doppiezza e nella loro depravazione, e non si può che ammirare la lucidà d'intenti e la coerenza di Terence Winter e dei suoi co-sceneggiatori che così li hanno voluti sin dalle primissime battute della storia, ispirata, dopotutto, a fatti reali.
Ma vediamo in dettaglio questi due episodi finali. In Under God's Power She Flourishes affrontiamo le conseguenze dell'assassinio di Angela: era un matrimonio complicato, quello dei Darmody, fondato su un sentimento affettuoso ma troppo superficiale e sul dovere più che su un'autentica affinità. Ma non per questo Jimmy è meno devastato da quella morte che ha causato lui stesso, sottovalutando il brutale Manny Horvitz: e se è vero che lo show di Terence Winter non ha mai fatto grande uso dell'espediente del flashback, è proprio questo il momento giusto per ricorrervi, per scoprire qualche dettaglio in più sul passato del soave e malinconico personaggio interpretato dalla bella Aleksa Palladino e per portare alla luce le profonde e dolorose radici della rabbia, della vergogna e del senso di colpa di quello che ha le fattezze di Michael Pitt.

Così, l'immagine di Jimmy che, alla fine di Georgia Peaches, ignaro della tragica fine della madre di suo figlio, si avviava verso Princeton per vendere liquore scadente si trasforma in un viaggio nel tempo, fino ai giorni in cui era un promettente studente universitario, che accoglieva nel suo letto una dolce e giovanissima cameriera dotata di un certo talento artistico, proponendosi di presentarla alla madre, in arrivo per una visita. Il ruolo di Gillian Darmody, consigliere in gonnella e scaltra manipolatrice dell'ambizioso figliolo, è divenuto sempre più centrale con l'avanzare della narrazione, e sempre più difficili da ignorare sono diventati gli eccessi di intimità tra lei è Jimmy, tanto che ci aspettavamo di vedere prima o poi concretizzati i dubbi sulla loro relazione. E incesto c'è stato, ma nel passato, in una notte rovente, violenta e ubriaca in cui la donna ha distrutto la promettente carriera accademica del ragazzo e spezzato definitivamente la sua innocenza e la seconda chance che Nucky Thompson gli aveva regalato, inducendolo a cercare espiazione nelle trincee oltre Atlantico. Una scena disturbante ma necessaria, che ricompone tutti gli elementi del tragico destino del brillante, ma irrimediabilmente corrotto, James Darmody, e prepara la strada per lui a un claustrofobico, mostruoso incubo edipico.

Per quanto riguarda Nucky, in Under God's Power She Flourishes l'ex tesoriere di Atlantic City sembra ancora una volta vedere uno spiraglio di salvegga che finisce per sfuggirgli: questa volta è la comunità di colore a venirgli incontro, con la rivelazione di un segreto del testimone principale del processo contro di lui, il federale Nelson Van Alden, ancora più compromettente di quello della paternità illegittima della piccola Abigail: l'omicidio rituale dell'agente Sebso.
Peccato che, come detto, la scoperta dell'inattendibilità di Van Alden non basta a salvare Nucky, che rischia di vedere sul banco dei testimoni proprio la sua Margaret, annientata dai sensi di colpa a causa della malattia della figlioletta Emily e decisa a liberarsi pienamente la coscienza. Il confronto tra questi due personaggi non ha forse l'intensità di quello tra Jimmy e Gillian, ma soltanto perché quest'ultimo ha la potenza e l'ineluttabilità della tragedia classica: il momento in cui Nucky mostra a Margaret il suo volto più spaventoso è colmo di tensione rivelatrice, ma nella reazione di lei c'è una fierezza che ci fa capire che sarà per Nucky un osso anche più duro dei suoi nemici.

Nell'episodio conclusivo, To the Lost, il fatale arco narrativo di Jimmy Darmody lo porta ad abdicare il suo breve regno e a piegarsi al suo ex mentore , e Nucky è lesto e abile a sfruttare immediatamente la riconciliazione ai suoi scopi: con l'aiuto del suo letale braccio destro Richard Harrow, Jimmy costringe il neotesoriere Jim Neary a una confessione seguita da simulato suicidio che scagiona Nucky, implica Eli, e di fatto invalida l'intero caso dell'assistente procuratore Esther Randolph contro l'imperatore di Atlantic City. Ma ad arrivare in soccorso di Nucky è, per l'ennesima volta, anche Margaret, che, persuasa da un'accorata e apparentemente sincera preghiera, e toccata dalla tenerezza che Nucky dimostra vero i suoi bambini, che lo considerano a tutti gli effetti un padre, accetta di sposarlo togliendo così alla Randolph la possibilità di costringerla a una testimonianza.
Ma quella di Margaret non è una vera capitolazione: una volta ottenuto l'annullamento del processo, Nucky torna con nonchalance a mentirle, per coprire, oltre tutto, forse l'azione più orrenda da lui compiuta nella sua ormai lunga carriera di gangster. Ma il nostro ambiguo e avido eroe ha commesso un grave errore, e Margaret, che sapeva già benissimo chi ha sposato, è abbastanza temeraria e determinata da approfittarne, sferrandogli il colpo più duro, il tradimento più inatteso.
Quella di Jimmy è invece una resa assoluta e incondizionata. Abbiamo visto in passato come Richard Harrow, il commilitone sfregiato e torturato al suo fianco, era l'esternazione, la rappresentazione visibile delle ferite interiori di Jimmy: in To the Lost il tragico destino sfiorato da Richard in Gimcrack and Bunkum è di fatto abbracciato dall'amico, che lo lascia con un incoraggiamento alla guarigione e il compito di essere l'angelo custode dal volto raccapricciante al fianco di un bambino innocente e di una madre reproba per incamminarsi verso un finale agghiacciante, emozionante, coraggioso eppure perfettamente coerente.

Un inappuntabile e certosino lavoro sulla continuity e una scrittura di grande ingegno e potenza evocativa contribuisconono a chiudere in maniera pienamente soddisfacente questa seconda stagione di Boardwalk Empire: rispetto alla conclusione della prima, tuttavia, manca forse un po' di apertura al materiale narrativo della terza stagione. Ma abbiamo un matrimonio/duello, abbiamo Richard e Tommy, abbiamo Nelson Van Alden in fuga nel territorio di Al Capone, e abbiamo l'alba di un nuovo traffico, ancor più lucroso e letale di quello degli alcoolici: l'eroina. Per il resto, gli autori di questo show hanno dimostrato di meritare la nostra piena fiducia; ci rimettiamo volentieri alla loro sapiente logica, e alla loro glaciale implacabilità.

Movieplayer.it

4.0/5