Boardwalk Empire: resa dei conti finale per Nucky Thompson

Con una stagione di sole otto puntate, si conclude la serie gangster creata da Terence Winter e prodotta da Martin Scorsese. Una funerea ultima passeggiata sul Boardwalk di Atlantic City in compagnia del personaggio di Steve Buscemi che vedrà scivolare via l'epoca del Proibizionismo e l'impero criminale che vi aveva costruito.

Boardwalk Empire: resa dei conti finale per Nucky...
Boardwalk Empire - L'impero del crimine

2010 - 2014 – Drammatico
3.9 3.9

Boardwalk Empire, creato nel 2010 da Terence Winter, con la produzione esecutiva di due nomi noti agli appassionati di cinema come Martin Scorsese e Mark Wahlberg, era stato salutato inizialmente come un I Soprano di nuova generazione - visto che Winter era stato uno degli autori della cerchia di David Chase.

La realtà è stata però differente, poiché la serie, a partire dalla seconda stagione, quella in cui Nucky Thompson, impersonato da un luciferino Steve Buscemi, decide di non essere più un "gangster a metà" ma di abbracciare la sua inclinazione al crimine, inizia a mimare le parabole dei grandi antieroi criminali dell'epoca d'oro di Hollywood.
E la stagione numero cinque, che conclude Boardwalk Empire, conferma tale ipotesi.

El Dorado

Boardwalk Empire: Steve Buscemi nell'episodio Farewell Daddy Blues

Il titolo dell'episodio finale ha una carica fortemente evocativa: cos'è l'El Dorado? È la vagheggiata e mitica città dell'oro cercata da molteplici conquistadores a rischio della vita, per alcuni la rappresentazione terrena del Giardino dell'Eden. Per Enoch "Nucky" Thompson, l'El Dorado è stata forse Atlantic City, la città dove è nato, cresciuto e, successivamente, seguendo le orme del Commodoro, diventato ricco e potente? La risposta data dalla narrazione e dal protagonista stesso è negativa: Nucky confessa a Margaret che dopo aver ricevuto una mancia di un nichelino, quando da piccolo faceva il fattorino, subito dopo ha iniziato a desiderare dieci ventesimi, e poi un quarto di dollaro... ed è così che la sua vita è cambiata, trasformandosi in un'infinita corsa all'oro, per averne di più, sempre di più. Eldorado, scritto da Terence Winter insieme al fidato Howard Korder e diretto dal sempre bravo Tim Van Patten, è la tappa finale dell'agnizione di Thompson che scopre, o ammette, la verità su se stesso.

L'asfissiante odore di morte che opprime la stagione raggiunge l'apice in quest'ultimo tassello in cui Nucky, semplicemente, si rassegna all'idea di poter/dover morire: lo si poteva intuire già dal finale dell'episodio precedente Friendless Child, in cui si inginocchia di fronte alla nuova generazione criminale (Lucky Luciano, Meyer Lansky, Bugsy Siegel) che era cresciuta durante gli anni del Proibizionismo, quando lui prosperava, e che è adesso pronta a prendere il sopravvento. La sconfitta di Nucky non è però importante in quanto resa incondizionata, d'altra parte è evidente sin dall'inizio la volontà del personaggio di ritirarsi e di legalizzare i suoi traffici in vista dell'abrogazione del Volstead Act, ma perché segna il nadir della sua caduta libera, una morte metaforica, non ancora fisica.

Il gangsterismo come parabola morale

Uno dei capisaldi del gangster movie del cinema americano era il classico effetto-parabola della narrazione: il gangster proprio come una superstar viveva il rise & fall, di un momento di strapotere al quale non poteva che seguire una lenta discesa. D'altronde, quando venivano realizzati film come Scarface - Lo sfregiato o Piccolo Cesare si era a ridosso degli anni del proibizionismo (addirittura si dice che Al Capone vide e apprezzò molto il capolavoro di Howard Hawks del 1932). La conclusione violenta delle loro storie era il contrappasso morale della loro tracotanza criminale: "il crimine non paga" era il messaggio moralista che rassicurava le masse e che permetteva ai registi di raccontare determinate storie, che non avrebbero superato la tagliola di quello che sarebbe divenuto noto come codice Hays. L'affascinante fenomenologia del Male (o dei malvagi), protagonista di tanti fortunati film e serie TV degli ultimi anni, non poteva essere, all'epoca, concepita ma, in definitiva, si può affermare che Boardwalk Empire guardi proprio a quel concept, filtrato attraverso il grande cinema revisionista degli anni Settanta e quello pienamente postmoderno degli anni Novanta, che hanno impresso nuova linfa al genere.

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Boardwalk Empire: Steve Buscemi in una scena del pilot della serie HBO

Nucky Thompson dopo aver battagliato di stagione in stagione per mantenere e incrementare il proprio potere, ha iniziato la sua fase declinante. I flashback che contrappuntano gli otto episodi della season finale segnano il ritorno allo stato di innocenza del giovane Enoch, fino a un momento cardine nel quale sceglie, consapevolmente o meno, di attraversare la labile soglia che separa il Bene dal Male. Quel momento è rappresentato dalla "vendita" della tredicenne Gillian al Commodoro che, come l'orco delle favole, si vuole appropriale della verginità della ragazza spezzando l'equilibrio della condizione morale del protagonista; ma Nucky non si rivela quale eroe della storia, quanto piuttosto come aiutante dell'antagonista, e si presta a questo scambio per avere in cambio il titolo di sceriffo e l'incondizionata fiducia del padrone di Atlantic City. Più ci si avvicina a questa sequenza, più volte rimandata dal montaggio che dilata e allontana quella mano aperta in cerca di aiuto, più Nucky processa retrospettivamente la propria vita, capendo di non essere più capace di fare determinate scelte. Così, Eldorado diventa un intervallo espiatorio che porta alla chiusura del cerchio dell'esistenza di Nucky Thompson, compiendo anche l'arco narrativo della serie.

Una scena della serie HBO Boardwalk Empire

No One Goes Quietly

Le otto puntate della stagione tengono fede alla promessa della tagline, la quale non lascia adito a dubbio: nessuno se ne va in pace. È lecito aspettarsi una lunga scia di sangue che macchi il cammino dei protagonisti di Boardwalk Empire, fino all'epilogo che mette la parola "fine" alle scorribande di questi criminali degli anni 20. Sono passati sette anni dal finale della quarta stagione, nel quale le usuali relazioni gangsteristiche iniziavano a incrinarsi: Chalky White non riesce a prendersi la sua vendetta contro il dottor Narcisse, l'infallibile cecchino Richard Harrow sbaglia fatalmente il suo ultimo tiro, Eli viene esiliato a Chicago, e Nucky Thompson medita di emigrare vista la situazione troppo difficile di Atlantic City.

Boardwalk Empire: Michael K. Williams nella serie HBO

All'inizio della nuova stagione, ritroviamo tutti i personaggi delle passate stagioni, compresi coloro i quali credevamo di esserci lasciati alle spalle come Margaret o Gillian, che si presenteranno, a loro modo, il bilancio degli errori del gangster di Atlantic City; frattanto, si vede subito che White è in catene, messo ai lavori forzati, ma riesce a darsi alla fuga, Eli lavora in coppia con Van Halden/George Muller per Al Capone, Charlie Luciano aiuta Maranzano a sbarazzarsi di Joe Masseria e macchina anche alle spalle del nuovo boss. Nucky si trova insieme a Sally Wheet a L'Avana, dove vivono da anni, e stanno cercando di ottenere un accordo con il patron del rhum Bacardi. Per completare l'opera - e dopo aver subito un attentato - Thompson riparte per gli Stati Uniti dove dovrà convincere il consiglio d'amministrazione di un colosso di Boston, al cui tavolo siede anche il senatore Joseph Kennedy (che avrà un ruolo di rilievo sullo svolgimento politico-finanziario della vicenda), ma non riuscirà nell'impresa.

Boardwalk Empire: Steve Buscemi nell'episodio Erlkönig

Deve, altresì, pensare a tenere a bada i rampanti Luciano, Lansky e Siegel che vogliono dettare legge al tavolo delle grandi famiglie mafiose: in questo piano, Nucky e la sua Atlantic City sono, rispettivamente, un ostacolo e un territorio da conquistare. Senza inoltrarci nei dettagli della trama, basti sapere che, come accennato, si respira un'aria mortifera, di fine imminente: infatti, il salto temporale ci porta direttamente alla fine dell'epoca del Proibizionismo durante il quale i mobster hanno potuto gestire i traffici illegali basati sul contrabbando degli alcolici. Nucky Thompson non è altro che un figlio del suo tempo, esattamente come Al Capone, la cui vicenda scorre in parallelo e che si conclude col suo storico arresto ad opera degli agenti del fisco guidati da Eliot Ness: Winter ha l'intelligenza narrativa di mostrarci tutta la psicopatia e la violenza di Capone ma, grazie a un interprete sensibile come Stephen Graham, riesce a donargli una dimensione di umanità continuando il rapporto familiare, sublimato dalla struggente scena in cui, l'uomo, svestiti i panni di criminale e indossati quelli di padre, saluta per l'ultima volta suo figlio.

L'ultima scena della serie riprende in maniera onirica la sequenza che apre la stagione (diretto sempre da Van Patten): Enoch bambino riesce, immerso nelle acque che non toccherà per anni (fino all'incipit di Eldorado), ad afferrare finalmente l'agognato nichelino, lo stesso che non aveva preso all'inizio di Golden Days for Boys and Girls. Nucky si riappacifica con se stesso anche se, forse, è troppo tardi.

Conclusione

Per onestà intellettuale, si deve ammettere che nemmeno la quinta stagione di Boardwalk Empire è esente da difetti. Si rilevano, soprattutto andando a concludere i subplot relativi ai personaggi secondari, diverse forzature tese ad amplificare l'accerchiamento mortale intorno al personaggio principale. Le stesse motivazioni degli omicidi - se non quelli storicamente avvenuti - appaiono come mcguffin per l'adempimento di un percorso di predestinazione che non potrà che chiudersi con una lacrima di sangue. Altrettanto innegabile è, però, il fascino visivo di questa serie, e la grande abilità nel caratterizzare i personaggi da parte di un manipolo d'attori d'eccezione, guidati da Steve Buscemi che è riuscito, dopo una carriera di un quarto di secolo, ad avere un memorabile ruolo da protagonista assoluto. Boardwalk Empire aggiorna quindi i cliché del gangster movie all'epoca della serialità televisiva e lascia quasi un vuoto, considerando che, ad oggi, non c'è alcuna serie che ha come protagonisti mobster o la criminalità organizzata.

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