Black Mirror

2011 - ....

Black Mirror 3x05, Gli uomini e il fuoco (Men Against Fire): L’inferno grigio dei soldatini

Sospeso tra distopia bellica e riflessioni filosofiche, il quinto episodio della terza stagione rievoca anche la grande letteratura senza rinunciare all'estetica del videogame.

Stripe sogna vecchi amori (o possibili amanti). Occhi innamorati, sguardi seducenti e sorrisi ne allietano il sonno, mentre le sue dita immaginano di sfiorare il corpo di una bella donna. Poi, però, arriva il momento di svegliarsi, e la vita non ha niente a che fare con quella bella visione onirica. Là fuori c'è una guerra da combattere. Conosciamo il giovane soldato Stripe all'alba della sua prima caccia, impegnato a combattere i Parassiti assieme ad un corpo militare addestrato per eliminare tutti questi esseri immondi. Nel sangue degli infetti, infatti, scorre un morbo in grado di annientare l'umanità, ma soprattutto di espandersi a macchia d'olio anche attraverso contatti più superficiali.

Black Mirror: una foto della puntata Men Against Fire

Per questo quando la dispensa di un villaggio viene presa d'assalto, gli abitanti si rifiutano di toccare il cibo rimasto, timorosi di un contagio fatale. Da questo momento parte una meticolosa e implacabile caccia, dove i soldati rincorrono i mostri, mossi da un cieco senso del dovere, immersi nello stagnante grigiore di una periferia senza tempo e senza spazio. Nonostante l'assenza di qualsiasi coordinata, questo Gli uomini e il fuoco ci prende per mano per condurci in una dolorosa verità, scovata nelle falle di un Sistema capace di alimentare di continuo odio e conflitti.

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Sogna, spara, ripeti

Black Mirror: una foto dell'episodio Men Against Fire

Finora Black Mirror ha messo in scena distopie disarmate, ovvero inquietanti sistemi sociali dove la violenza era per lo più psicologica, sadicamente sottintesa, suggerita con subdola abilità. Abbiamo affrontato il peggior voyerismo, assistito ad asfissianti reality, praticato giochi horror, ci siamo resi conto che i social network possono persino diventare persone ossessionate da fama e popolarità. Bene, questa volta si fa male sul serio, ci si sporca le mani, si impugnano fucili per andare davvero in guerra. Ne Gli uomini e il fuoco la violenza è qualcosa di tangibile, oltre che un esplicito richiamo ai tanti capisaldi della letteratura distopica.

Anche grazie ad una fotografia più sporca e ad un'ambientazione più fangosa, la serie si allontana (per poi tornarci ogni tanto) dai suoi tipici scenari asettici citando le atmosfere belliche immaginate George Orwell e Ray Bradbury. I due maestri del sospetto distopico hanno fatto del conflitto il sottofondo dei loro racconti e qui, così come nella guerra di 1984 e nella realtà regolata da poliziotti-pompieri di Fahrenheit 451, le cose non cambiano. Il richiamo al fuoco esplicitato dal titolo e confermato dai lanciafiamme usati contro i Parassiti non solo ribadiscono la matrice bradburyiana, ma confermano che anche in Black Mirror il nemico da incenerire è un concetto fondamentale per creare unione tra la gente. Come se la prospettiva di un avversario comune sia cemento sociale, utile ad aggregare branchi di lupi. O forse greggi di pecore.

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Squarciare il velo

Black Mirror: un'immagine dell'episodio Men Against Fire

Parlare dell'atavico attraverso il tecnologico. Maneggiare gli archetipi maneggiando il digitale. Black Mirror ha il grande merito di unire l'antico al futuristico, spacciandolo per attuale. Una capacità confermata da un episodio che richiama la mitologia greca (il mito del fuoco legato a Prometeo) e cita la filosofia, senza rinunciare ad una messa in scena di forte impronta videoludica. Sappiamo bene quanto Charlie Brooker ami alterare retine e sfruttare pupille, ma questa volta il senso della vista assume un ruolo dominante e particolarmente significativo, legato a doppio filo con una tradizione filosofica che ha sempre fatto della percezione visiva qualcosa di fondamentale per l'essere umano.

Dal Mito della Caverna di Platone al Velo di Maya di Schopenhauer, la filosofia ci ha tenuto a separare la realtà dalla percezione della realtà, l'esperienza effettiva da quella avvertita come tale, e in Gli uomini e il fuoco questa differenza sostanziale coincide con un fondamentale e doloroso plot twist. Quando scopriamo che i soldati non sono che soldatini, pedine telecomandate da un'azienda che gioca con i loro sensi, con quello che vedono, sentono e soprattutto desiderano, ecco riemergere con prepotenza la tipica violenza cerebrale della serie. Rieccoci alle prese con qualcosa di intangibile e per questo ancora più inquietante.

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Lupi per agnelli

Black Mirror: gli attori Michael Kelly e Malachi Kirby in Men Against Fire

Eppure, nonostante la potenzialità narrativa di questa svolta, la puntata non sconvolge, proprio perché gestita con dei tempi troppo incerti (ora frenetici, ora dilatati) e dei personaggi incapaci di farci empatizzare con il loro vissuto. Se la scelta di rappresentare gli interventi militari come dei videogame è interessante (riprese in soggettiva, pianificazione simulata, riprese aeree tramite droni), il cuore del nostro soldato manipolato non ci appartiene mai davvero. Non tifiamo per lui, non temiamo a lui, non soffriamo con lui. Ma il dubbio che sia un effetto voluto (una specie di malsana assuefazione che la serie impone allo spettatore ) rimane con la sua buona dose di fastidio.

Coerente con stati d'animo come la disperazione e la solitudine, anche Il fuoco e gli uomini ripropone l'ormai consolidata struttura ad imbuto, con il protagonista sempre più stretto verso l'inevitabile baratro, sempre più calato in golose sabbie mobili. A destare attenzione è, però, il tema della costruzione dell'odio, assolutamente attuale, politico e metaforico allo stesso tempo. Black Mirror ci parla del nemico come un bisogno, un concetto storico per sentirci unici, alterando la rappresentazione (e la narrazione) dei rivali per travestirli da mostri e confermare la nostra visione del mondo, farci sempre sentire dalla parte dei buoni. Ed ecco tra filosofia del vero e lo squarcio del velo, questa serie ci appare sempre come la risposta più sgradevole a delle domande che dovremmo porci più spesso.

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Giuseppe Grossi
Redattore
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