Black Mirror

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Black Mirror 3x04, San Junipero: le ragioni per restare

Malinconico e dolente ma almeno altrettanto romantico, San Junipero è forse la gemma più splendente della terza stagione di Black Mirror, e anche uno dei momenti più "consolatori" (si fa per dire, naturalmente) della storia dello show, grazie alla sua celebrazione della connessione umana.

Black Mirror: l'attrice Mackenzie Davis nell'episodio San Junipero

Se non avete mai visto Black Mirror sappiate che vi state perdendo uno dei più vitali e suggestivi modelli di narrazione seriale contemporanea. Uno show multiforme e intelligente che sa leggere i nostri tempi, e mostrarci come il progresso e la tecnologia hanno cambiato le coordinate attraverso le quali navighiamo la società senza mutare le contraddizioni e le scelleratezze della nostra natura. Lo specchio nero è il monitor, il display, la TV, ma è anche il racconto stesso, riflesso sardonico e cupo, ma veritiero e illuminante, del nostro mondo.

Se non avete mai visto Black Mirror, la vostra in fondo è una scelta legittima. Dalla nostra parte dello specchio non mancano i paradossi né il dolore, e non c'è bisogno che Charlie Brooker e suoi compari ci rovescino addosso anche le loro personali angosce. Ciò non toglie che San Junipero potrebbe essere l'episodio giusto per iniziare a esplorare il loro approccio narrativo alle umane miserie, perché si tratta di un episodio che riconosce e celebra, sebbene malinconicamente, ciò che in qualche modo ci consola e redime. Anche se purtroppo a non tutti è concesso.

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In vacanza per sempre

Una tangibile, inconfondibile atmosfera anni '80 ci assorbe quando siamo catapultati senza troppi convenevoli al fianco di Yorkie, una ragazza timida e fuori moda che si protegge dagli altri con un gigantesco paio di occhiali di cui non ha nessun bisogno, ma che in realtà trasmette immediatamente il suo bisogno di contatto umano mentre vaga per le strade di una cittadina balneare chiamata San Junipero. Ci siamo passati un po' un tutti in un momento o l'altro della vita: orde di giovani che si divertono, e noi ai margini a osservare la persona che ci piace, sperando che qualcosa la induca a notarci. La nostra Yorkie è fortunata e il suo incontro con la bellissima Kelly fa scintille, anche se è lei che finisce per respingere le sue avance. Una settimana dopo, però, è di nuovo sabato sera e Yorkie e torna nello stesso locale, in cerca della ragazza dei suoi sogni.
Così ha inizio una storia d'amore in cui niente è quello che sembra, a parte l'amore.

(Attenzione, da qui in avanti gli spoiler sono copiosi e micidiali)

Dopo aver aggrottato le sopracciglia di fronte a qualche dialogo un po' criptico, scopriamo che San Junipero è un software, una realtà virtuale a cui hanno accesso per lo più anziani malati o disabili: Yorkie è una ultrasessantenne tetraplegica e in stato vegetativo da quando aveva vent'anni, mentre Kelly è un'anziana donna affetta da un tumore terminale. Ma l'aspetto più affascinante di San Junipero è il suo carattere permanente. Finché sono in vita, i pazienti possono accedere al programma per poche ore a settimana, ma al momento della morte hanno la possibilità di chiedere il trasferimento definitivo della loro coscienza a San Junipero, ottenendo così di fatto la vita eterna. Sembra una scelta semplice da fare, eppure non sarà così per Kelly e Yorkie.

Black Mirror: le attrici Mackenzie Davis e Gugu Mbatha-Raw in San Junipero

Anime gemelle ma dissonanti

Per la regia di San Junipero, Brooker richiama Owen Harris che aveva già lavorato a Torna da me, episodio della seconda stagione di Black Mirror che non a caso aveva pure al suo fulcro una relazione sentimentale. In Torna da me Harris era riuscito a ottenere performance incredibilmente commoventi e mutevoli da parte Hayley Atwell e Domhnall Gleeson, ma qui il successo è anche maggiore, nella misura in cui il materiale che hanno a disposizione Gugu Mbatha-Raw e Mackenzie Davis è ancora più difficile. Perché se Hayley e Domhnall intepretavano una coppia di coniugi ben affiatata, alle due ragazze tocca raccontarci l'innamoramento, in un contesto infinitamente più complicato ed ermetico, con tutti i limiti di una durata che non supera i 60 minuti. Eppure sono proprio loro il trionfo più autentico di San Junipero. Davis è toccante nell'incarnare la vulnerabilità, la sofferenza, la fame di una vita inespressa; Mbatha-Raw accende sullo schermo un personaggio che una vita piena l'ha avuta e la porta con sé anche nell'avatar giovanile, apparendoci come l'incredibile reincarnazione di sé stessa. La loro intesa fisica, poi, è formidabile e non abbiamo bisogno di dichiarazioni, confessioni e discussioni per credere in quel legame che si forma con naturalezza in una dimensione altra e si consolida nel tempo che serve a una lacrima per solcare una guancia.

Mondi al negativo

Il filosofo Epicuro di Samo, per indurre i suoi discepoli a non temere la morte, diceva loro che "la morte non è nulla per noi, perché quando ci siamo noi non c'è lei, e quando c'è lei non ci siamo più noi." Eppure questa saggezza non ci rasserena. Ci annichilisce proprio l'idea della dissoluzione dell'identità, perché sembra togliere ogni senso a tutto ciò che abbiamo affrontato e ottenuto in vita: le sfide, gli affetti, la conoscenza. I disastri, le avventure, le emozioni: "E tutti quei momenti andranno perduti nel tempo, come lacrime nella pioggia" (questo non è Epicuro). È a questo che San Junipero pone rimedio: la coscienza, i ricordi, l'essenza di una persona si trasformano in un'anima digitale che può proseguire all'infinito anche se nello scenario limitato della cittadina virtuale, in cui il senso di chiusura e ripetizione viene evocato, molto abilmente, attraverso la colonna sonora e attraverso l'incubo della "quagmire", della palude dove le "anime" inerti si recano nel tentativo di provare qualcosa di autentico.

Eppure, di fronte all'enormità di quella prospettiva - l'eternità accanto alla donna che ama - Kelly è restia. Perché in quel mondo che congela la coscienza, permettendoci di sopravvivere alla nostra morte, manca tutto il resto, tutto quello che ha costituito una vita vera. Le sfide, gli affetti, la conoscenza. I disastri, le avventure, le emozioni. Quando Kelly parla a Yorkie del suo passato, di sua figlia, di suo marito, parla di una pienezza di cui l'altra non può avere idea, "i sacrifici che abbiamo fatto assieme, gli anni che io ho donato a lui, gli anni che lui ha donato a me." Per Kelly restare a San Junipero lasciandosi quegli anni e quegli amori alle spalle è un tradimento insopportabile.
Un tradimento che però Brooker e Harris riescono a farci mandar giù con l'immagine buffa e prosaica eppure infinitamente romantica di due drive di memoria inseriti nel sistema uno accanto all'altro, simbolo di una connessione che in ogni sua manifestazione resta inafferrabile e preziosa. Nella palude di ignavia ed egocentrismo in cui nasciamo e moriamo soli, quei momenti di reale apertura all'altro, di affetto incondizionato, sono il paradiso, sono l'eternità. E possono ben sopravvivere al passaggio da un mondo all'altro.

They say in heaven love comes first/ We'll make heaven a place on earth

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Alessia Starace
Redattore
5.0 5.0
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