Big Sky, recensione del finale midseason: tutto cambierà?

Recensione del finale midseason di Big Sky, il nono episodio che segna una svolta importante per la serie disponibile su Disney+ tramite Star.

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Big Sky: Ryan Phillippe in una scena dello Star Original

Con la recensione del finale midseason di Big Sky, il nono episodio, torniamo a parlare di una delle tre serie con cui la Disney ha lanciato a livello internazionale Star, il ramo "adulto" di Disney+ che ospita contenuti per spettatori più maturi. Tra questi c'è appunto la serie crime scritta da David E. Kelley, tornato all'ovile (due delle sue creature più amate andavano in onda negli Stati Uniti su ABC, come il nuovo show) con un prodotto di genere basilare ma efficace, che pur adattando un canovaccio elementare - un romanzo di C.J. Box - si diverte a giocare con le aspettative del pubblico. Basti pensare alla presenza di Ryan Phillippe, attore che nel primo episodio è menzionato come membro del cast fisso per poi diventare "special guest star" nelle sue apparizioni successive, tutte sotto forma di flashback poiché nel presente il suo personaggio muore appunto al termine del primo capitolo. Alla luce di eventi come questo, ci sembrava giusto tirare un po' le somme in occasione dell'arrivo del nono episodio, andato in onda in patria prima che lo show debuttasse su Star e a tutti gli effetti il finale midseason; i sette capitoli rimanenti, che saranno trasmessi su ABC a partire da settimana prossima, racconteranno una storia nuova, dal momento che Kelley è arrivato al capolinea con la materia prima letteraria.

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Big Sky: Ryan Phillippe in una foto della serie

Big Sky si è divertita a sovvertire ciò che pensiamo di sapere delle strutture narrative già nella sua prima ora: come abbiamo già detto, l'apparente protagonista maschile muore nella scena finale, e a ucciderlo è nientemeno che il presunto alleato in seno alle forze dell'ordine locali, che tramite una telefonata scopriamo essere in combutta con il villain, un camionista che sequestra e uccide giovani donne. Una svolta interessante soprattutto per godere ancora di più dinanzi alla performance di John Carroll Lynch, presenza bislacca e/o inquietante per eccellenza (basti ricordare la sua performance in Zodiac), e qui perfettamente a suo agio in un contesto simpaticamente pulp, territorio in cui lo sceneggiatore invece non si muoveva più di tanto dai tempi di Lake Placid (una volta tornato in televisione si è dato soprattutto alle variazioni sul tema della serie giuridica, situando nel medesimo universo tre show tonalmente poco compatibili come Ally McBeal, The Practice e Boston Legal). E forse lì stava la più grande contraddizione dello show, che in patria è stato sostanzialmente venduto per quello che è, un poliziesco da network senza troppe pretese, mentre a livello internazionale è stato leggermente pompato e dotato di un'aura più autoriale in quanto parte del pacchetto iniziale di Star (insieme alla commedia d'animazione Solar Opposites e il teen drama Love, Victor, nato da una costola del film Tuo, Simon).

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Big Sky: John Carroll Lynch in una scena della serie

Certo, c'è il precedente di Big Little Lies - Piccole grandi bugie, ma lì c'era una maggiore consapevolezza nell'adattare materiale con la giusta dose di elementi scabrosi, complice la partecipazione di una realtà produttiva come la HBO, libera da censure. Qui invece l'operazione, per quanto divertente, limita al minimo i giochi, rimanendo molto "terra terra" al di là dell'interpretazione di Carroll Lynch, che si muove su un piano diverso rispetto agli altri attori, a tratti troppo seriosi. Ed è per questo che in parte dispiace vederlo uscire di scena in questo nono episodio, che chiude la storyline strettamente legata al romanzo ma lascia la porta aperta per una prosecuzione del mistero (in parole povere, il cattivo principale rimane lo stesso, ma sarà al centro di un'indagine diversa negli episodi rimanenti, inventati di sana pianta da David E. Kelley). Dispiace perché, non sapendo ancora dove andranno a parare i capitoli rimanenti, dovremo forse rinunciare a colui che era il membro più carismatico del cast, nonché un villain più efficace rispetto all'antagonista vero e proprio, la cui presenza a oggi rimane priva di mordente.

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Big Sky: Katheryn Winnick in una scena della serie

D'altro canto, l'idea che Kelley possa andare avanti su una strada tutta sua, senza doversi attenere al microcosmo del romanzo originale, è intrigante, perché la possibilità di introdurre personaggi nuovi di zecca (e forse migliorare quelli esistenti) è piena di potenziale, quello di dare allo show uno stampo autoriale in più, seppure nei limiti di ciò che è accettabile su un network generalista come ABC (con rarissime eccezioni, la sua offerta non è particolarmente nota per audacia narrativa o stilistica). E in caso contrario rimane il piacere di una serie che nella sua semplicità funziona, riuscendo a mantenere sintonizzati gli spettatori fedeli (a livello di ascolti negli Stati Uniti gli episodi più visti arrivano quasi a rivaleggiare con la stagione in corso di Grey's Anatomy), forse perché di questi tempi - menzionati nello show, anche se di mascherine e distanziamenti se ne vedono pochi - qualcosa di non troppo impegnativo è l'entertainment ideale mentre si è seduti sul divano un venerdì sera. Quale delle due cose prevarrà? La risposta tra un mese e mezzo circa.

Conclusioni

Chiudiamo la recensione di Big Sky 1x09, ribadendo come il finale midseason (secondo la logica di programmazione americana) rimescoli le carte in vista di una seconda parte interamente slegata dal romanzo di base. Elementare ma divertente, grazie soprattutto a John Carroll Lynch.

Movieplayer.it
3.0/5
Voto medio
3.5/5

Perché ci piace

  • L'equilibrio tra chiusura della storyline principale e apertura di nuovi percorsi narrativi è gestito bene.
  • i potenziali nuovi snodi narrativi sono intriganti.
  • John Carroll Lynch rimane una garanzia di qualità...

Cosa non va

  • ... e per questo dispiace un po' sapere che non apparirà nei prossimi episodi.