Better Call Saul 3 e l’inevitabilità del male

Arriva al termine la terza stagione dello spin-off/prequel di Breaking Bad, distribuito in Italia da Netflix un giorno dopo la messa in onda americana.

Better Call Saul 3: Bob Odenkirk in una scena della premiere della nuova stagione

"Alla fine, farai male a chi ti sta attorno. È inevitabile." Inevitabile. Così è il cammino di Jimmy McGill verso il Saul Goodman che abbiamo conosciuto in Breaking Bad. Un cammino che, come la strada dell'Inferno, è lastricata di tante buone intenzioni ed altrettanta scaltra furbizia. Jimmy/Saul ormai lo conosciamo bene, sappiamo quali molle lo spingono e quale incontrollabile attitudine controlli la sua esistenza, in quale precario equilibrio tra legalità ed opportunismo si muova il novello avvocato.

Un cammino che prende sempre più forma, e precipita sempre più fuori controllo, con tre stagioni complete di Better Call Saul, appena terminata sia in USA che nel mondo, su Netflix ad un giorno di distanza. Quella che è appena terminata è una stagione 3 che ha avuto momenti altissimi e che ha mostrato chiaramente il legame con la serie da cui nasce, ma ancor più nettamente quanto forte sia la sua autonomia tematica. Una stagione, la terza, che per alcune porzioni di storia lascia, però, con un senso di incompiutezza che soltanto un'ulteriore stagione - ancora non ufficialmente ordinata da AMC - potrà risolvere, facendo sì che la visione di Vince Gilligan sia finalmente completa e la trasformazione del personaggio di Bob Odenkirk compiuta.

Leggi anche: Better Call Saul, stagione 3: Jimmy sulla strada per diventare Saul

Da cliffhanger a cliffhanger

Better Call Saul 3: Bob Odenkirk con la sua troupe nella terza stagione

Dall'intenso colpo di scena del finale della stagione 2 in avanti, il percorso di Jimmy è stato travagliato e cupo, in quella che poteva apparire come il definitivo scivolare verso Saul. Ma Better Call Saul è una serie che ama prendersi i suoi tempi e quindi questa trasformazione è rimandata, perché l'incidente accaduto a Kim e le parole del fratello Chuck hanno permesso al povero Jimmy di ripensare alle proprie priorità: addio all'accordo Sandpiper, anche se aveva tramato per alcuni episodi per spingere l'anziana Irene ad accettarlo, mettendola contro tutte le sue amiche, rovinandole la vita. Addio all'ufficio condiviso con Kim, nonostante l'impegno, ed altrettanti sotterfugi, per mantenerlo.

Better Call Saul 3: Michael McKean in una scena della premiere della nuova stagione

Addio soprattutto al fratello Chuck. Che sia simbolicamente o letteralmente, ce lo dirà la risoluzione del cliffhanger di questa stagione, che l'ha lasciato chiuso in una casa in fiamme al termine di un percorso altrettanto travagliato: Chuck partiva dalla posizione di forza del finale della scorsa stagione, ma Jimmy ha cambiato le carte in tavola con l'umiliazione pubblica al processo del magnifico quinto episodio di quest'anno. Quel processo è uno snodo chiave, sia per Jimmy che per lo stesso Chuck, che ne è uscito sconfitto ma apparentemente risoluto a guarire e lottare, lavorando giorno dopo giorno con caparbietà per superare la malattia che è convinto di avere. Fino al crollo definitivo che gli abbiamo visto vivere nel finale di stagione.

Leggi anche: Better Call Saul: tutte le citazioni di Breaking Bad

Legalità spezzata

Better Call Saul 3: Bob Odenkirk e Rhea Seehorn nella premiere della nuova stagione

Chuck è d'altra parte il simbolo dell'attitudine di Jimmy a far male a chi lo circonda, che abbiamo citato in apertura: il fratello a cui tiene e che idolatra, del quale si occupava e che per colpa sua è ora in pericolo di vita. La porzione di storia che li riguarda è giunta a compimento e manca, a nostro avviso, il crollo di un'unica, ultima colonna, perché Jimmy diventi definitivamente quello che avevamo conosciuto: perdere Kim. Ci è andato vicino negli ultimi episodi di quest'anno, ma la collega e compagna resta ancora nella sua vita ed è importante, perché rappresenta, almeno in parte, la coscienza di Jimmy, l'ancora che lo mantiene legato alla legalità impedendo che i suoi intrallazzi prendano il sopravvento. Sappiamo che in Breaking Bad Kim non è nella sua vita, quindi il momento della separazione tra i due ci dovrà essere raccontato prima o poi.

Leggi anche: 50 sfumature di (Walter) White: la teoria dei colori di Breaking Bad e Better Call Saul

La via del pollo

Better Call Saul 3: Mark Margolis nel finale di stagione

C'è un altro segmento importante di Better Call Saul che ha avuto una importante evoluzione in questa stagione: la sottotrama legata al mondo della droga, in cui ci ha condotti il Mike di Jonathan Banks, che è quella in cui sono più evidenti e chiari gli spettri della serie madre, nella quale basterà veramente poco perché il passaggio tra le due serie sia completo. D'altra parte abbiamo già incontrato Gus Fring e la catena di fast food Los Pollos Hermanos, abbiamo già avuto dimostrazione del suo potere e dell'efficacia dei suoi metodi, ed abbiamo visto come questi siano stati scelti da chi controlla il traffico come unica via per il trasporto della merce. Ed inoltro Don Hector ha subito l'attacco che, presumibilmente, lo lascerà nelle condizioni di saluto in cui lo abbiamo conosciuto. Nulla di personale, caro Hector, ma è un momento che tutti stavamo aspettando!

Leggi anche: Los Pollos Hermanos a Roma: abbiamo assaggiato il pollo di Gus Fring

Better Call Saul 3: Giancarlo Esposito e Jonathan Banks nel terzo episodio
Better Call Saul 3 e l’inevitabilità del male
Antonio Cuomo
Redattore
4.0 4.0
Better Call Saul, stagione 3: Jimmy sulla strada per diventare Saul
Better Call Saul: tutte le citazioni di Breaking Bad
Privacy Policy