Berlino giorno 1: dalla Cina all'Uganda

Prima giornata dell'edizione numero 60 del Festival di Berlino dedicata alla conferenza di apertura, al cinese Apart Together, primo film in concorso e a numerosi film della sezione Forum. In serata inaugurata anche la sezione Panorama

Si aprono i battenti dell'edizione 2010 del festival di Berlino con un'interessante conferenza di presentazione, in cui il presidente della regia Werner Herzog ha riassunto i temi principali del sessantenario del festival, sottolineando oltre agli elementi cinematografici, anche la varietà della giuria, composta dalla nostra Francesca Comencini, Renée Zellweger, la scrittrice somala Nuruddin Farah, l'attrice Cornelia Froboess e la cinese Yu Nan. L'apertura è stata affidata a Apart Together, di Wang Quanan, già regista dell'acclamato Il matrimonio di Tuya, vincitore qui nel 2007. Dedicato al tema scottante dei rapporti tra Cina e Taiwan, il film racconta di Lui Yansheng che dopo una vita passata a Taiwan, a seguito della morte della moglie, approfitta del permesso di ritorno in patria che il governo ha concesso agli ex combattenti, per rincontrare il suo primo amore, da cui ha avuto anche un figlio che neanche ha mai conosciuto. Il ritorno a casa di Lui funge da metafora della moderna condizione cinese e delle responsabilità politiche della rivoluzione culturale per un film che colpisce nel segno ma che non sempre riesce a mettere a fuoco gli obiettivi. (leggi la recensione del film e l'intervista al cast)

Stephen Ocen in una scena del film Imani
Ma è stata anche la giornata di apertura della sezione Forum, da sempre dedicata ai titoli più innovativi e sperimentali. La sezione è stata inaugurata dal film ugandese Imani, che a dispetto della provenienza geografica, non propriamente nota sotto il profilo cinematografico, si è dimostrato film gradevole, seppur eccessivamente derivativo di una tradizione "corale" che omaggia già dalla didascalia di apertura tratta da Magnolia di Paul Thomas Anderson. Sempre in Forum è stato presentato The Counting of the Damages di Inés de Oliveira Cézar, storia indecifrabile ambientata in una fabbrica in crisi gestionale e produttiva. Un film che purtroppo si rifiuta di parlare con il pubblico, ammantato da una solennità estenuante, non resa più agibile da una pretestuosa struttura in nove capitoli numerici.

Hidetoshi Nishijima in una scena di Kanikôsen
Ancora in Forum è passato Kanikôsen di Hiroyuki Tanaka, noto come Sabu, film nipponico dai toni completamente diversi dall'opera argentina. Tratto da un bestseller giapponese di oltre 80 anni fa, il film è una parabola politica estremamente violenta e senza redenzione alcuna. Infine ha aperto i battenti anche la sezione Panorama, con il film russo Jolly Fellows, bizzarra storia di cinque travestiti: Rosa, Lusya, Gelya, Lara and Fira che vengo intervistate da un Magazine.

Berlino giorno 1: dalla Cina all'Uganda
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